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Perché la diagnosi di autismo cambia dopo i 18 anni?

Ultimo aggiornamento – 14 aprile, 2020

Autismo: cosa Accade dopo i 18 Anni

Quello del compimento della maggiore età per le persone affette da disturbo dello spettro autistico e per le loro famiglie può rappresentare un momento assai cruciale.

Fino ai 18 anni, le ASL – o chi di competenza – garantiscono infatti percorsi educativi e riabilitativi svolti da operatori qualificati, per dare loro una maggiore autonomia possibile. Con il passaggio all’età adulta, però, le cose cambiano. La scuola, infatti, tende via via a concludere la sua funzione. Al contempo, sembrano essere scarsi – a livello quantitativo – i progetti sociali e sanitari che possano dare un adeguato sostegno ai bisogni di sviluppo e di benessere dei giovani che soffrono di autismo.

Perché accade questo? Perché la Legge italiana non contempla il caso di persone autistiche adulte. Cerchiamo di capirne di più. 

Autismo dopo i 18 anni: cambia la diagnosi

Se si soffre di autismo, quando si diventa maggiorenni la diagnosi cambia e, di conseguenza, vengono a mancare percorsi e assistenza specifici. Insomma, l’autismo esiste solo come disturbo dell’età evolutiva.

Con i 18 anni, si passa generalmente nel terreno della schizofrenia e delle malattie mentali. Questo perché l’invalidità civile viene valutata in base a delle tabelle ormai desuete, ma tuttora vigenti, che non comprendono la voce “autismo”. Le commissioni, dunque, adottano un criterio analogo che, però, non porta a una valutazione corretta del disturbo.

Insomma, malgrado il progresso nella scienza, la diagnosi e gli interventi precoci, l’autismo rimane tipicamente una patologia che non regredisce. I bambini autistici, da grandi, non diventano persone con patologie diverse (psicosi, disturbi di personalità, ritardi mentali). Di certo, dunque, la diagnosi non sfuma arrivati alle soglie dell’età adulta.

Ovviamente, non si vuole negare che, per chi soffre di autismo, non vi siano margini di miglioramento, e un incremento positivo delle condizioni di vita. Sono molti gli studi e le esperienze che sostengono che, in contesti adatti, anche dopo l’età evolutiva possono esservi miglioramenti significativi in quelle aree che per le persone con disturbo dello spettro autistico risultano essere molto critiche: comunicazione, socialità e tolleranza ai cambiamenti.

Ma, come lamentano associazioni e famiglie, il problema riguarda la presa a carico degli adulti autistici: una volta concluso il ciclo scolastico, chi si prenderà cura di loro? Chi penserà a percorsi specifici che possano assicurare miglioramenti, se la diagnosi muta?

La Legge 104: la certezza del sussidio

Vi è però una certezza. Con l’introduzione dalla Legge n. 114/2014, infatti, il minorenne titolare dell’indennità di accompagnamento previsto dalla famosa Legge 104 non è più tenuto a presentare la domanda all’INPS per il rinnovo del sussidio, anche al compimento della maggiore età.

Nessuna norma prevede la necessità di presentare una nuova domanda di handicap all’INES al compimento del diciottesimo anno di età – ha dichiarato in più occasioni il Coordinatore generale di Medicina legale dell’INPS, Massimo Piccioni Anche nel caso in cui, nell’originario verbale, fosse stata indicata una visita di revisione in coincidenza con il compimento della maggiore età, con la Legge 114/2014, i verbali recanti data di revisione successiva a quella di entrata in vigore del citato provvedimento conservano piena validità fino alla conclusione del relativo iter di verifica”.

Insomma, grazie a questa piccola ma attesa riforma, alla maggiore età le prestazioni economiche che spettano agli invalidi maggiorenni continueranno a essere offerte senza ulteriori accertamenti sanitari e senza bisogno di presentare una nuova domanda che, si sa, risulta essere molto complicato.


In collaborazione con “Un Cuore per l’Autismo O.N.L.U.S.“. 


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