La Candida auris è tornata al centro dell’attenzione negli Stati Uniti, dove nel 2026 è stata segnalata in 23 stati. Secondo i dati riportati da NBC/Nexstar, il Texas risulta lo stato con il maggior numero di casi noti, oltre 700 a metà luglio, seguito dal Michigan con 503 casi.
Non si tratta di un’infezione che colpisce indistintamente la popolazione generale. Il punto critico è un altro: Candida auris riesce a diffondersi con particolare facilità nelle strutture sanitarie, dove si trovano pazienti già debilitati, ricoverati a lungo o sottoposti a trattamenti complessi. In questi contesti può diventare un problema serio, perché alcune sue varianti resistono a più farmaci antifungini e possono essere difficili da trattare.
Il CDC, l’agenzia statunitense per il controllo e la prevenzione delle malattie, considera Candida auris un patogeno emergente da monitorare con attenzione. Negli Stati Uniti è stata segnalata per la prima volta nel 2016 e da allora i casi clinici sono aumentati anno dopo anno. Nel 2024, i casi clinici comunicati al CDC sono stati 6.304.
Che cos’è Candida auris
Candida auris è un lievito, cioè un fungo microscopico. Il nome può ricordare altre specie di Candida più note, ma questa ha caratteristiche particolari: può causare infezioni invasive, può essere resistente agli antifungini e può persistere nell’ambiente sanitario più a lungo di quanto ci si aspetterebbe da molti altri microrganismi.
Oggi viene indicata anche con il nome Candidozyma auris, dopo una riclassificazione tassonomica, ma nella comunicazione sanitaria resta molto diffuso il nome Candida auris. Può colonizzare una persona senza dare sintomi, oppure causare infezioni vere e proprie. La differenza è importante: essere colonizzati significa avere il fungo sulla pelle o in altre sedi del corpo senza una malattia attiva. Essere infetti, invece, significa che il fungo sta provocando un problema clinico.
Il CDC sottolinea che solo le infezioni cliniche vanno trattate. La colonizzazione, pur non richiedendo antifungini, resta rilevante per il controllo della trasmissione, perché una persona colonizzata può comunque contribuire alla diffusione del fungo in ospedale o in una struttura assistenziale.
Perché viene definita un “superbug”
Il termine “superbug” viene usato quando un microrganismo riesce a resistere ai farmaci normalmente impiegati per combatterlo. Nel caso di Candida auris, il problema riguarda gli antifungini. Molti ceppi sono resistenti ad almeno una classe di farmaci; alcuni possono essere resistenti a più classi; più raramente, esistono ceppi resistenti alle tre principali categorie di antifungini disponibili.
Questo non significa che ogni infezione da Candida auris sia intrattabile. Il CDC indica le echinocandine come trattamento iniziale preferito nella maggior parte delle infezioni cliniche negli adulti. Tuttavia, la presenza di ceppi resistenti rende indispensabile eseguire test di sensibilità antifungina e, nei casi complessi, coinvolgere specialisti in malattie infettive.
Il problema della resistenza non riguarda soltanto il singolo paziente. Se un ceppo resistente si diffonde in una struttura sanitaria, diventa più difficile controllare l’outbreak, proteggere i pazienti fragili e scegliere terapie efficaci quando compaiono infezioni invasive.
Chi rischia davvero
Per una persona sana, il rischio di ammalarsi gravemente per Candida auris è considerato basso. Il fungo diventa molto più pericoloso in pazienti con condizioni di base severe, ricoveri prolungati, sistema immunitario compromesso o necessità di dispositivi medici invasivi.
Tra i dispositivi che aumentano la vulnerabilità rientrano cateteri venosi, cateteri urinari, tubi per la respirazione, sonde per l’alimentazione e linee endovenose. Sono strumenti spesso necessari nelle cure intensive o nei percorsi ospedalieri complessi, ma possono creare vie di ingresso per microrganismi che normalmente resterebbero sulla pelle o nell’ambiente.
Una revisione citata nel testo NBC/Nexstar, relativa ai casi tra 2022 e 2024, indica che circa l’88% dei casi clinici riguardava persone con più di 45 anni. La maggioranza dei pazienti era composta da uomini e molti si trovavano in contesti di assistenza acuta. È un profilo coerente con il modo in cui il fungo si comporta: non come una minaccia tipica della vita quotidiana, ma come un rischio sanitario concentrato in ambienti dove i pazienti sono già vulnerabili.
Come si trasmette nelle strutture sanitarie
Uno degli aspetti più difficili da gestire è la capacità di Candida auris di sopravvivere sulle superfici. Il fungo può restare su letti, sponde, maniglie, strumenti, dispositivi medici e oggetti condivisi. Da lì può passare da un paziente all’altro, soprattutto quando le misure di igiene, isolamento e disinfezione non sono sufficientemente rigorose.
La trasmissione può avvenire attraverso il contatto con superfici contaminate o con persone colonizzate o infette. Anche chi non ha sintomi può contribuire alla diffusione, proprio perché la colonizzazione può durare a lungo e non sempre viene riconosciuta subito.
Per questo il controllo non dipende solo dalla terapia. Dipende dalla diagnosi rapida, dallo screening dei pazienti a rischio, dall’igiene delle mani, dalla pulizia ambientale, dall’uso corretto dei dispositivi di protezione e dalla comunicazione tra strutture quando un paziente colonizzato o infetto viene trasferito.
Perché è difficile da identificare
Candida auris può essere confusa con altri lieviti se il laboratorio usa metodi tradizionali non aggiornati. Questo è un problema pratico importante, perché una diagnosi sbagliata può ritardare le misure di controllo e la scelta del trattamento più adatto.
Il CDC indica che per identificarla correttamente possono essere necessari metodi come la spettrometria di massa o il sequenziamento. In presenza di infezioni fungine difficili da classificare, oppure quando compare un aumento insolito di Candida in una struttura sanitaria, i laboratori devono considerare la possibilità di Candida auris.
Il riconoscimento precoce è uno dei punti decisivi. Non serve solo a curare meglio il paziente, ma anche a evitare che il fungo si diffonda silenziosamente tra reparti, stanze e strutture diverse.
Quanto è pericolosa
Il dato sulla mortalità va spiegato con cautela. In passato il CDC ha stimato che, sulla base di un numero limitato di pazienti, tra il 30% e il 60% delle persone con infezioni da Candida auris sia deceduto. Ma molti di questi pazienti avevano già malattie gravi che aumentavano il rischio di morte.
Questo significa che non è sempre possibile stabilire quanto il fungo abbia contribuito direttamente al decesso. In alcuni casi può essere stato un fattore decisivo; in altri può essersi aggiunto a un quadro clinico già compromesso.
La sostanza, però, resta seria: quando Candida auris entra nel sangue o provoca infezioni invasive in pazienti fragili, il trattamento può essere complesso e l’esito incerto. Per questo viene considerata una minaccia soprattutto ospedaliera, non un semplice fungo da pelle o una Candida comune.
Perché i casi continuano a crescere
La crescita dei casi negli Stati Uniti dipende da più fattori. Da un lato, la sorveglianza è migliorata: più laboratori la cercano, più casi vengono riconosciuti. Dall’altro, il fungo ha dimostrato una notevole capacità di persistere e diffondersi negli ambienti sanitari.
Le strutture con pazienti cronici, lungodegenti, ventilati o sottoposti a cure complesse sono particolarmente delicate. Qui convivono molti elementi favorevoli alla trasmissione: degenze lunghe, dispositivi invasivi, uso frequente di antibiotici e antifungini, fragilità clinica e passaggi tra ospedali, riabilitazioni e residenze sanitarie.
Il CDC segnala che i casi clinici continuano ad aumentare ogni anno, anche se il ritmo di crescita ha rallentato dopo il 2022. Questo non elimina il problema, ma indica che le misure di controllo possono avere un effetto quando vengono applicate presto e con continuità.
Cosa devono sapere pazienti e familiari
Per chi assiste un familiare ricoverato, la cosa più utile non è allarmarsi, ma capire quali domande fare. Se una persona ha avuto una precedente colonizzazione o infezione da Candida auris, è importante comunicarlo ai sanitari in ogni nuovo ricovero o trasferimento.
Nelle strutture sanitarie, i familiari devono rispettare le indicazioni su igiene delle mani, dispositivi di protezione e accesso alle stanze. Non sono formalità: servono a proteggere pazienti che possono essere molto più vulnerabili di quanto appaiano.
Per la popolazione generale, invece, il messaggio va ridimensionato. Candida auris non si diffonde come un raffreddore nella vita quotidiana, non rappresenta un rischio importante per visitatori sani e non richiede test di massa fuori dai contesti indicati dalle autorità sanitarie.
Fonti
CDC - Clinical Overview of Candida auris