Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica npj Science of Food ha analizzato il rilascio di microplastiche e sostanze chimiche dalle bustine di tè in plastica. Nelle infusioni esaminate sono state rilevate fino a 2.498 particelle per tazza, insieme a bisfenolo A (BPA) e ftalati.
I risultati riaprono la questione della sicurezza dei materiali a contatto con gli alimenti, ma non dimostrano che bere tè preparato con queste bustine provochi danni alla salute.
Microplastiche nel tè, che cosa ha rilevato la ricerca
La bustina immersa nell'acqua bollente è un gesto abituale, spesso ripetuto più volte durante la giornata. Eppure, il materiale che contiene le foglie può diventare a sua volta una fonte di sostanze che finiscono nell'infusione.
A esaminare il fenomeno è uno studio firmato dai ricercatori della Recep Tayyip Erdoğan University in Turchia: il lavoro, intitolato Microplastic release from plastic tea bags versus bulk tea and migration of bisphenol A and plasticizer esters, ha confrontato campioni di tè confezionato in bustine con campioni di tè sfuso.
Il risultato più immediato riguarda le particelle plastiche: nelle infusioni preparate con bustine polimeriche i ricercatori hanno misurato da 555 a 2.498 particelle per tazza. Nel tè sfuso, invece, la quantità stimata è risultata molto inferiore, tra 0,3 e 2,4 particelle per porzione da 2 grammi di foglie.
La differenza è notevole, ma richiede una precisazione: il confronto non equivale a una prova perfettamente sovrapponibile, perché i campioni di tè sfuso sono stati analizzati con una procedura diversa rispetto alle infusioni delle bustine. Inoltre, la ricerca ha identificato le particelle superiori a 100 micrometri, senza quantificare quelle più piccole.
Come sono stati condotti i test e quali sostanze sono state trovate
Per simulare la preparazione domestica, i ricercatori hanno utilizzato acqua a circa 95 °C, lasciando le bustine in infusione per tre minuti. Le particelle sono state caratterizzate mediante spettroscopia infrarossa ATR-FTIR, una tecnica che permette di riconoscere la composizione dei materiali attraverso la loro risposta alla luce infrarossa. Per misurare le sostanze chimiche migrate nell'acqua, è stata utilizzata la gascromatografia accoppiata alla spettrometria di massa.
Non si tratta, quindi, soltanto di frammenti plastici visibili o di residui lasciati sulla superficie della bustina. L'indagine ha preso in considerazione anche composti che possono migrare dal materiale all'alimento durante il contatto con il calore.
Tra quelli rilevati figurano:
- bisfenolo A (BPA): una sostanza impiegata nella produzione di alcuni materiali plastici e resine, oggetto di particolare attenzione per i suoi possibili effetti sul sistema endocrino;
- ftalati ed esteri plastificanti (PAE): composti utilizzati per conferire flessibilità e altre proprietà ai materiali polimerici;
- fibre di poliammide: il principale tipo di particella identificato nei residui più grandi provenienti dalle bustine analizzate.
Un altro risultato riguarda proprio il bisfenolo A: secondo le stime degli autori, l'assunzione associata al consumo di tè preparato con le bustine esaminate poteva raggiungere il 21,7% della dose giornaliera tollerabile indicata dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Il valore variava tra il 4,55% e il 21,7%, a seconda dei campioni.
Questo dato merita attenzione, ma non significa che una tazza di tè superi automaticamente i limiti di sicurezza. Indica piuttosto quanto il contributo di una singola fonte possa incidere sull'esposizione complessiva a una sostanza che può arrivare anche da altri alimenti e materiali.
La ricerca ha, inoltre, calcolato un indice cumulativo di rischio, l'Hazard Index: si tratta di un indicatore che confronta l'esposizione stimata con i valori di riferimento tossicologici, un po' come un bilancio delle diverse sostanze considerate. In questo caso, l'indice è rimasto inferiore a 1, soglia oltre la quale il modello segnala una possibile criticità.
Bisfenolo A e microplastiche: che cosa significa per la salute
Il punto è distinguere la presenza di contaminanti dalla dimostrazione di un effetto sull'organismo. Individuare microplastiche, BPA e ftalati in una bevanda non permette, da solo, di stabilire quale conseguenza possano avere sul consumatore.
Il bisfenolo A è stato oggetto di una rivalutazione da parte dell'EFSA nel 2023. L'Autorità ha abbassato la dose giornaliera tollerabile a 0,2 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno, un valore 20.000 volte inferiore rispetto alla precedente soglia. La decisione si basa sulle nuove evidenze scientifiche, in particolare sugli effetti osservati sul sistema immunitario.
Nel 2024 la Commissione europea ha, inoltre, adottato il divieto di utilizzo del BPA nei materiali a contatto con gli alimenti, con alcune eccezioni e periodi transitori per specifiche applicazioni. La misura conferma l'attenzione delle istituzioni europee verso l'esposizione alimentare, ma non significa che tutti i prodotti contenenti materiali polimerici siano automaticamente pericolosi.
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Per le microplastiche, invece, il quadro scientifico resta meno definito. Le dimensioni delle particelle, la composizione, la quantità ingerita e la capacità di attraversare le barriere biologiche sono variabili che rendono complessa la valutazione del rischio.
I dubbi degli esperti e i limiti delle evidenze
Va detto che non tutte le ricerche sulle bustine di tè hanno prodotto risultati sovrapponibili. Nel 2019 uno studio pubblicato su Environmental Science & Technology aveva stimato il rilascio di miliardi di micro e nanoparticelle da una singola bustina di plastica. Quel dato, molto più elevato, era stato successivamente oggetto di una discussione scientifica sulla metodologia utilizzata.
Il BfR, l'Istituto federale tedesco per la valutazione del rischio, aveva contestato alcuni aspetti di quella ricerca e condotto verifiche proprie. Secondo l'istituto, una parte delle particelle osservate poteva essere già presente sulla superficie delle bustine e venire semplicemente lavata via dall'acqua calda, anziché formarsi durante l'infusione.
Il BfR ha anche precisato che, sulla base delle conoscenze disponibili, non ci sono prove di effetti dannosi delle microplastiche sulla salute umana alle quantità considerate, pur riconoscendo che i dati non consentono ancora una valutazione completa.
Questa posizione riguarda studi precedenti e non costituisce una confutazione diretta della ricerca del 2026. Resta però un elemento utile per evitare interpretazioni affrettate.
Anche il nuovo lavoro presenta limiti: i test sono stati condotti in condizioni controllate, su campioni specifici e senza misurare direttamente gli effetti del consumo sulle persone. Inoltre, i risultati ottenuti non possono essere estesi automaticamente a tutte le bustine commercializzate in Italia o in Europa.
Come ridurre l'esposizione senza rinunciare al tè
Per chi desidera limitare il contatto con questi materiali, una possibilità è scegliere il tè sfuso e prepararlo con un infusore in acciaio inox o in ceramica. È una precauzione semplice, che riduce il ricorso alle bustine polimeriche, senza richiedere cambiamenti radicali nelle abitudini quotidiane.
Un'altra indicazione è controllare la composizione delle bustine: non tutte sono realizzate con gli stessi materiali e la dicitura generica “biodegradabile” non garantisce necessariamente l'assenza di componenti plastici.
La ricerca apre, dunque, una questione che riguarda soprattutto la produzione e il controllo dei materiali destinati al contatto alimentare. Per stabilire quanto queste sostanze incidano realmente sulla salute serviranno studi più ampi, analisi comparabili e dati sull'esposizione nel lungo periodo.
Fonti:
- npj Science of Food – Microplastic release from plastic tea bags versus bulk tea and migration of bisphenol A and plasticizer esters
- Bfr – BfR assesses study on tea bags and microplastic particles
- Efsa – Re-evaluation of the risks to public health related to the presence of bisphenol A (BPA) in foodstuffs
- European Commission – Commission adopts ban of Bisphenol A in food contact materials
- ACS Publications – Plastic Teabags Release Billions of Microparticles and Nanoparticles into Tea