Congelò tessuto a 10 anni: 16 anni dopo produce spermatozoi

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
Seguici su Google Discover Aggiungici alle Fonti Preferite di Google

Data articolo – 22 Luglio, 2026

Una ricercatrice in camice bianco osserva un campione al microscopio in un laboratorio

Aveva 10 anni quando i medici decisero di congelare parte del suo tessuto testicolare prima di una terapia che avrebbe potuto compromettere in modo permanente la fertilità. All’epoca non produceva ancora spermatozoi, come accade normalmente prima della pubertà, e quindi non era possibile usare la strada più tradizionale della crioconservazione del seme.

Sedici anni dopo, quel tessuto è stato reimpiantato. E, per la prima volta nell’uomo, ha mostrato segnali di ripresa della spermatogenesi, cioè il processo che porta alla formazione degli spermatozoi. In uno dei campioni esaminati i ricercatori hanno individuato anche un singolo spermatozoo maturo.

Il caso è stato presentato al congresso londinese dell’ESHRE, la Società europea di riproduzione umana ed embriologia, ed è stato descritto in un preprint pubblicato su medRxiv, quindi non ancora sottoposto a revisione scientifica completa. È un dettaglio importante: il risultato apre una strada, ma non consente ancora di parlare di tecnica pronta per l’uso clinico ordinario.

Perché prima della pubertà non si può congelare il seme

Quando un ragazzo ha già raggiunto la pubertà e deve sottoporsi a chemioterapia, radioterapia o altre terapie potenzialmente dannose per la fertilità, può essere proposto il congelamento degli spermatozoi. Nei bambini prepuberi, però, questa opzione non esiste: la produzione di spermatozoi inizia mediamente intorno ai 13 anni.

Per i più piccoli, l’unica possibilità teorica è prelevare e conservare tessuto testicolare immaturo, che contiene cellule staminali in grado, almeno in prospettiva, di dare origine agli spermatozoi in età adulta.


Potrebbe interessarti anche:


È una procedura ancora sperimentale. Le famiglie che accettano questo percorso lo fanno senza garanzie, confidando nei progressi della medicina riproduttiva. Proprio per questo il caso belga è considerato così rilevante: dimostra che il tessuto può sopravvivere a una lunga crioconservazione e, dopo il reimpianto, può tornare a funzionare almeno in parte.

Il caso seguito a Bruxelles

Nel 2008, all’Ospedale Universitario di Bruxelles, i medici hanno asportato un testicolo a un bambino di 10 anni prima che fosse sottoposto a chemioterapia in preparazione a un trapianto di cellule staminali per curare l’anemia falciforme.

Il tessuto è stato diviso in piccoli frammenti e congelato. Sedici anni più tardi, ormai adulto, il paziente è tornato in ospedale con il desiderio di provare ad avere un figlio biologico. Prima di procedere, i medici lo hanno monitorato per circa due anni, per confermare l’assenza di una produzione autonoma di spermatozoi normali.

A quel punto sono stati reimpiantati 11 frammenti di tessuto testicolare, alcuni all’interno del testicolo rimasto e altri sotto la pelle dello scroto. Dopo circa un anno, gli innesti sono stati prelevati ed esaminati.

Cosa hanno trovato i ricercatori

L’esame dei tessuti ha mostrato la presenza di cellule staminali produttrici di spermatozoi e segni di una produzione attiva in diversi innesti. Il dato più importante è stato il ritrovamento di uno spermatozoo maturo in un campione.

La scoperta non equivale ancora a una gravidanza ottenuta con questa tecnica. I ricercatori hanno conservato il resto del materiale nella speranza di individuare altri spermatozoi utilizzabili per una procedura di fecondazione in vitro.

Il passaggio successivo sarà capire se gli spermatozoi ottenuti da quel tessuto siano in grado di fecondare un ovocita e portare allo sviluppo di un embrione sano. È qui che si gioca la differenza tra un successo biologico e una reale possibilità riproduttiva.

Perché è considerato un proof of concept

Gli esperti descrivono il risultato come un proof of concept, cioè una prima dimostrazione concreta che l’idea può funzionare. Finora, la ripresa della produzione di spermatozoi dopo trapianto di tessuto testicolare immaturo era stata dimostrata soprattutto in studi preclinici, compresi quelli su primati non umani.

Il fatto che ora sia stato osservato un risultato simile in un paziente umano cambia il peso della procedura, almeno sul piano scientifico. Non la rende automaticamente disponibile, ma mostra che non era solo un’ipotesi teorica.

Il limite principale resta evidente: si tratta di un solo paziente. Non sappiamo ancora quanto la tecnica sia riproducibile, quali siano le condizioni migliori per il trapianto, quanto tempo debba restare in sede il tessuto e se la stimolazione ormonale possa aumentare le probabilità di ottenere spermatozoi maturi.

Una speranza per chi ha congelato tessuto da bambino

Dal 2002 al 2022, più di 3.000 ragazzi in 16 centri tra Europa, Australia e Stati Uniti hanno congelato campioni di tessuto testicolare con la speranza di preservare una futura possibilità di diventare padri.

Molti di loro erano bambini o adolescenti sottoposti a terapie gonadotossiche, cioè capaci di danneggiare testicoli e fertilità. Il problema è che, fino a oggi, conservare quel tessuto significava puntare su una promessa scientifica ancora non realizzata nell’uomo.

Questo caso non risolve tutto, ma rende quella promessa più concreta. Suggerisce che il tessuto crioconservato per molti anni può mantenere cellule ancora vitali e capaci di riavviare, almeno localmente, il processo di produzione degli spermatozoi.

L’approccio alternativo studiato negli Stati Uniti

Accanto al trapianto di frammenti di tessuto, negli Stati Uniti si sta studiando un’altra strada. Invece di innestare il tessuto, alcuni ricercatori stanno sperimentando l’iniezione di una sospensione di cellule testicolari direttamente nei tubuli seminiferi, le strutture in cui normalmente avviene la produzione degli spermatozoi.

Questo approccio ha già dato risultati in modelli animali, come topi e primati non umani. In un paziente umano sono stati trovati precursori degli spermatozoi nell’eiaculato, ma non ancora spermatozoi maturi.

Anche in questo caso la cautela è necessaria. L’assenza di spermatozoi maturi non significa per forza fallimento: potrebbe semplicemente servire più tempo perché le cellule attecchiscano, si organizzino e ripopolino il testicolo.

Il risultato ottenuto a Bruxelles mostra che una parte del percorso è possibile: il tessuto può sopravvivere per 16 anni, può essere reimpiantato e può mostrare una ripresa della spermatogenesi. Ora bisogna capire se questo potrà tradursi in gravidanze, nascite sane e procedure abbastanza affidabili da essere offerte con maggiore sicurezza.

Fonti:

medRxiv - First successful transplant of human immature testicular tissue after gonadotoxic therapy during childhood: complete spermatogenesis in intra-testicular grafts

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
Contenuti correlati