Correre troppo invecchia le cellule? Lo studio shock sulle ultramaratone

Arianna Bordi | Autrice e divulgatrice con un focus su salute femminile, psicologia e salute del cervello
A cura di Arianna Bordi
Autrice e divulgatrice con un focus su salute femminile, psicologia e salute del cervello

Data articolo – 19 Febbraio, 2026

Gruppo di corridori urbani che corrono per strada a New York, serie concettuale su sport e fitness

Uno studio rivela che la corsa ultra-endurance accelera l'invecchiamento dei globuli rossi attraverso meccanismi infiammatori e ossidativi, non solo per il trauma meccanico dei passi.

Il problema di fondo: i globuli rossi sono cellule indifese

I globuli rossi sono tra le cellule più esposte e più vulnerabili dell'organismo: non hanno nucleo né organelli, non possono sintetizzare nuove proteine, non possono riparare i danni con gli stessi strumenti delle altre cellule.

Dunque, quando si rompono o si danneggiano l'unica via d'uscita è essere eliminati dalla milza.


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Per decenni si è pensato che durante la corsa prolungata i GR si danneggiassero principalmente per trauma meccanico, ossia per i passi che schiacciano i capillari dei piedi, il cosiddetto foot-strike hemolysis, descritto per la prima volta nel 1881, ma questo nuovo studio ridisegna il quadro in modo radicale.

Il disegno dello studio: due gare, un'analisi senza precedenti

I ricercatori hanno reclutato 23 podisti d'élite impegnati in due gare di trail running radicalmente diverse, monitorando due gruppi di atleti (età media 36 anni) impegnati in corse su terreni montuosi:

  • gruppo A: 11 corridori su una distanza di 40 km;
  • gruppo B: 12 corridori impegnati in una ultramaratona da 170 km.

I campioni di sangue sono stati prelevati prima e subito dopo ogni gara e su ciascun campione è stata applicata un'analisi multi-omica integrata: metabolomica, lipidomica, proteomica e metallòmica, sia sul plasma sia direttamente sui globuli rossi isolati.


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In parallelo sono state misurate le proprietà reologiche del sangue, cioè la capacità dei GR di deformarsi e scorrere nei capillari più stretti.

Il risultato è uno dei dataset più completi mai prodotti sulla biologia dei GR durante l'esercizio fisico estremo.

I risultati: sangue "vecchio" e stress estremo

Mentre in entrambe le gare i globuli rossi hanno mostrato danni causati dalle specie reattive dell'ossigeno (molecole prodotte sotto sforzo), nei corridori della 170 km i segni di "invecchiamento" cellulare erano drasticamente superiori.

Vediamo in che modo:

  • danni strutturali: dopo l'ultramaratona, i globuli rossi perdono la loro tipica forma a disco per diventare sferici. Questa mutazione impedisce loro di fluire nei piccoli vasi sanguigni, portandoli a essere intrappolati e distrutti nella milza;
  • calo numerico: solo gli ultramaratoneti hanno registrato una riduzione del 10% dei globuli rossi totali a fine gara;
  • un paragone shock: il sangue post-ultramaratona è stato descritto come simile a quello di una persona che ha appena subìto un grave trauma fisico, ad esempio un incidente stradale.

Cause e conseguenze dello sforzo fisico dell’ultramaratona

Secondo il ricercatore Travis Nemkov, il fenomeno è dovuto alla combinazione di infiammazione sistemica e allo stress meccanico del sangue che viene pompato con estrema forza nei vasi durante lo sforzo prolungato.

Ecco le conseguenze:

  • anemia e difese immunitarie: lo sforzo fisico estremo era già noto per causare una temporanea soppressione del sistema immunitario e stati anemici;

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  • resistenza fisica: sebbene si registri un calo del 10% dei globuli rossi negli ultramaratoneti, questa variazione è considerata troppo lieve per causare anemia clinica; il corpo sembra infatti in grado di recuperare rapidamente;
  • incognite future: gli scienziati devono ancora stabilire se questo stress cellulare sia un segnale adattivo per rendere l'atleta più resiliente o se, al contrario, possa danneggiare le prestazioni a lungo termine.

Limiti e prospettive della ricerca

Lo studio è trasversale e acuto: fotografa il momento immediatamente dopo la gara, senza follow-up.

Non è noto quanto tempo impieghino queste alterazioni a risolversi, né come si accumulino nel tempo in atleti che ripetono queste prove più volte l'anno.

Gli autori sottolineano la necessità di studi longitudinali e di approcci personalizzati, dato che fattori come sesso, età, BMI e predisposizione genetica modulano in modo rilevante la risposta individuale.

Fonti:

Blood: Red Cells & Iron - Long-Distance Trail Running Induces Inflammatory-Associated Protein, Lipid, and Purine Oxidation in Red Blood Cells

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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