Perdita di olfatto: può predire la salute del cuore? La sorprendente scoperta

Alessandra Familari | Autrice e divulgatrice informazione sanitaria
A cura di Alessandra Familari
Autrice e divulgatrice informazione sanitaria

Data articolo – 18 Febbraio, 2026

Una donna annusa i fiori di campo.

E se la perdita di olfatto non riguardasse solo la qualità della vita o il piacere del cibo ma anche il cuore?

Secondo un nuovo studio statunitense potrebbe, infatti, esserci un legame non indifferente con la salute cardiovascolare.

Una ricerca dell’Università del Michigan, pubblicata su JAMA Otolaryngology - Head & Neck Surgery ha idagato questo legame, giungendo a conclusioni innovative e interessanti. Vediamo quali e come influenzeranno la metodologia di diagnosi.

Perdita di olfatto e salute del cuore: lo studio

La ricerca suggerisce che l’anosmia (nonché la mancanza della capacità olfattiva) negli adulti sopra i 70 anni sia associata a un aumento significativo del rischio di ictus e malattie coronariche.


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Lo studio ha coinvolto 5.142 adulti over 70, seguiti per un periodo di nove anni. All’inizio dell’osservazione, i partecipanti sono stati sottoposti a un test dell’olfatto per valutare eventuali deficit.

Nel corso del follow-up, i ricercatori hanno monitorato l’insorgenza di eventi cardiovascolari maggiori, come:

  • ictus;
  • angina;
  • ischemia;
  • altri eventi coronarici rilevanti.

I risultati hanno evidenziato che i soggetti con perdita totale dell’olfatto presentavano un rischio di eventi cardiovascolari circa doppio rispetto a chi conservava una funzione olfattiva normale. Il dato è risultato particolarmente significativo nei primi quattro anni successivi al test.

È importante sottolineare che lo studio dimostra un’associazione, non un rapporto diretto di causa-effetto. Tuttavia, il segnale è sufficientemente rilevante da aprire nuove prospettive nella prevenzione cardiovascolare.

Perché la perdita di olfatto può predire la salute de cuore?

Fino a oggi, i disturbi dell’olfatto erano stati collegati prettamente a patologie neurodegenerative, come Alzheimer e Parkinson

Il nuovo dato emerso ha ampliato lo scenario: la perdita dell’olfatto potrebbe riflettere uno stato di infiammazione sistemica o di neuroinfiammazione che oltre al il sistema nervoso coinvolge i vasi sanguigni.


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L’ipotesi biologica avanzata dai ricercatori è che l’anosmia possa rappresentare:

  • un segnale precoce di alterazioni vascolari cerebrali;
  • la conseguenza di processi infiammatori cronici;
  • un indicatore di fragilità del sistema nervoso centrale con ripercussioni sul sistema cardiovascolare.

L’infiammazione cronica è infatti uno dei principali meccanismi alla base dell’aterosclerosi e del danno endoteliale, condizioni che predispongono a ictus e infarto.

Perdita di olfatto: un possibile strumento di screening?

Uno degli aspetti più interessanti riguarda proprio quella che é l’applicabilità clinica. Il test dell’olfatto si presenta come semplice, rapido ed economico. 

Se ulteriori studi saranno in grado di confermare questi risultati, potrebbe diventare uno strumento utile per identificare precocemente soggetti anziani a maggior rischio cardiovascolare.

In presenza di anosmia, il medico potrebbe valutare con maggiore attenzione altri fattori di rischio.

Vediamo quali:

  • ipertensione;
  • diabete;
  • dislipidemia;
  • abitudine al fumo;
  • sedentarietà.

Integrare il dato olfattivo in una valutazione globale potrebbe rafforzare le strategie di prevenzione primaria.

Perdita di olfatto come sentinella del cuore: cosa significa davvero?

Non tutti coloro che perdono l’olfatto svilupperanno un evento cardiovascolare. La perdita temporanea legata a infezioni virali o a condizioni transitorie non equivale necessariamente a un rischio aumentato. 

Tuttavia, una perdita persistente e non spiegata, soprattutto negli over 70, merita attenzione clinica.

L’olfatto, dunque, non rappresenta un mero senso secondario.

Può fornire informazioni preziose sullo stato generale di salute, inclusa quella cardiovascolare. Riconoscere precocemente segnali apparentemente “minori” potrebbe determinare la differenza nel campo della prevenzione di eventi gravi come l’ictus.

Saranno necessarie ulteriori ricerche per chiarire i meccanismi biologici sottostanti e definire in modo limpido quale sia il ruolo dell’anosmia nei percorsi di screening. 

Intanto, il mantenimento di uno stile di vita sano e attivo incarna la strategia attualmente più efficace per proteggere cuore e cervello.


Fonti:

Ansa - L'olfatto come 'sentinella' della salute del cuore - La sua scomparsa, definita anosmia, può anticipare il rischio di malattie cardiovascolari


 

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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