Le creme solari sono considerate uno degli strumenti più accessibili ed efficaci per ridurre i rischi legati all’esposizione ai raggi ultravioletti. Il tema è particolarmente rilevante perché i tassi di cancro della pelle sono in aumento a livello globale, e la prevenzione passa anche da abitudini quotidiane semplici, come l’uso corretto della protezione solare.
Eppure, proprio su questo argomento, i social network stanno diventando un terreno complicato. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista PLOS Digital Health ha osservato come su TikTok, una delle piattaforme più usate al mondo e molto frequentata dai giovani, i contenuti disinformativi sulle creme solari riescano ad attirare un’attenzione sproporzionata rispetto alla loro presenza numerica.
La ricerca è stata condotta da Alessandro Marcon dell’Università di Alberta, in Canada, e si inserisce in un dibattito ormai sempre più acceso: quello sulla diffusione di informazioni sanitarie scorrette in ambienti digitali dove il successo di un contenuto dipende spesso dalla sua capacità di colpire, sorprendere o dividere.
Lo studio su 971 video TikTok
Per capire come viene raccontata la protezione solare sulla piattaforma, i ricercatori hanno analizzato 971 tra i video più visualizzati su TikTok. La selezione è stata effettuata usando i cinque hashtag più popolari legati all’argomento: #sunscreen, #sunscreenviral, #spf, #sunscreenreview e #sunprotection.
L’obiettivo era capire quali messaggi riuscissero a ottenere più coinvolgimento. In questo caso, il coinvolgimento è stato misurato attraverso like, condivisioni e commenti, cioè gli indicatori che determinano quanto un video riesca a circolare e a restare visibile sulla piattaforma.
Il risultato principale è netto: i contenuti critici verso le creme solari sono una minoranza, ma ricevono mediamente più interazioni rispetto ai video non disinformativi. In altre parole, non sono i più numerosi, ma riescono a occupare uno spazio più rumoroso nella conversazione.
Pochi video critici, ma molto più coinvolgenti
Secondo lo studio, solo il 6% dei video analizzati conteneva critiche verso i solari. Tra questi, l’1,5% includeva affermazioni secondo cui le creme solari sarebbero dannose, mentre l’1,2% sosteneva che possano ostacolare benefici per la salute collegati all’esposizione al sole, come l’assorbimento della vitamina D.
Sono percentuali basse, ma il loro effetto comunicativo appare più ampio. I video incentrati su messaggi critici o contrari all’uso delle creme solari hanno generato, in media, un coinvolgimento significativamente maggiore rispetto agli altri contenuti. Secondo i ricercatori, questo può dipendere dal forte potenziale dei messaggi controcorrente e provocatori, che spesso riescono a stimolare reazioni più intense da parte del pubblico.
È un meccanismo già osservato in altri ambiti della comunicazione sanitaria. I contenuti che mettono in dubbio una raccomandazione consolidata possono apparire più “interessanti” o più facili da commentare, soprattutto quando si presentano come rivelazioni alternative o come critiche a pratiche considerate comuni.
Le false convinzioni più ricorrenti
Tra le idee problematiche segnalate nello studio ci sono affermazioni secondo cui la protezione solare sarebbe tossica, cancerogena o inutile perché impedirebbe al corpo di ricevere benefici dall’esposizione al sole. Sono messaggi che preoccupano le organizzazioni sanitarie pubbliche, perché possono influenzare le abitudini di prevenzione, soprattutto tra utenti giovani o meno informati.
Il punto non è negare che il sole abbia anche effetti biologici utili, come il ruolo nella sintesi della vitamina D. Il problema nasce quando questa informazione viene usata per suggerire che la protezione solare sia superflua o dannosa in sé.
Gli autori sottolineano che la disinformazione sulle creme solari potrebbe attirare un’attenzione sproporzionata proprio perché trova risonanza in specifici segmenti di pubblico. Non serve che sia maggioritaria per avere un impatto: basta che venga condivisa, commentata e spinta dagli algoritmi verso nuovi utenti.
TikTok parla più di estetica che di prevenzione
Un altro dato emerso dallo studio riguarda il modo in cui le creme solari vengono raccontate. I contenuti analizzati su TikTok risultavano fortemente concentrati sui benefici estetici della protezione solare, mentre solo il 6% dei video menzionava esplicitamente la riduzione del rischio di cancro.
Questo elemento è significativo. Sulle piattaforme social, la protezione solare viene spesso inserita nel linguaggio della skincare, della bellezza e della cura dell’aspetto della pelle. È un approccio che può anche aiutare a diffondere l’abitudine all’uso quotidiano del prodotto, ma rischia di lasciare in secondo piano il motivo sanitario più importante: la prevenzione dei danni da raggi UV.
Quando il discorso resta quasi tutto sul piano estetico, la protezione solare può essere percepita come un prodotto cosmetico tra tanti, più che come uno strumento di salute pubblica. Questo può rendere più facile la diffusione di contenuti che la presentano come opzionale, sospetta o evitabile.
Perché la disinformazione sanitaria sui social pesa di più
La forza di TikTok sta nella rapidità con cui i contenuti vengono consumati e diffusi. Un video breve, costruito bene e capace di generare reazioni, può raggiungere molte persone in poco tempo. Nel caso della salute, però, questa dinamica può diventare problematica quando a circolare sono messaggi incompleti o sbagliati.
La disinformazione sulle creme solari non produce necessariamente un effetto immediato e visibile. Il rischio è più sottile: una persona può iniziare a usare meno protezione, applicarla in modo discontinuo, scegliere di esporsi senza adeguate precauzioni o sviluppare una sfiducia generale verso le raccomandazioni sanitarie.
Lo studio non dice che TikTok sia dominato da contenuti falsi sulle creme solari. Al contrario, mostra che i video critici sono una minoranza. Ma proprio questa minoranza riesce a ottenere una quota di attenzione molto alta, e questo è il punto che preoccupa i ricercatori.
Una questione di prevenzione e comunicazione
La ricerca indica la necessità di migliorare il modo in cui si comunica la prevenzione solare sui social. Non basta correggere le informazioni false dopo che si sono diffuse. Serve anche rendere i messaggi corretti più chiari, accessibili e adatti ai linguaggi delle piattaforme frequentate dai più giovani.
Le creme solari restano uno strumento importante di prevenzione, soprattutto in un contesto in cui il cancro della pelle è in aumento a livello globale. Ma perché questo messaggio arrivi davvero, deve competere con contenuti più provocatori, più semplici da condividere e spesso più capaci di generare discussione.
Fonti
ANSA - Creme solari, i contenuti disinformativi su TikTok sono quelli più virali