Ogni anno in Italia circa 230 mila persone muoiono per infarto, scompenso cardiaco e ictus. Nonostante il numero complessivo sia in diminuzione grazie a farmaci sempre più efficaci e mirati, le patologie cardiovascolari continuano a rappresentare la principale causa di morte nel Paese e possono manifestarsi anche prima dei 70 anni. Una parte importante di questi eventi, tuttavia, non è inevitabile. In occasione della Giornata Mondiale del Cuore del 29 settembre, i cardiologi tornano a sottolineare quanto il rischio possa essere modificato attraverso comportamenti quotidiani e attraverso il controllo precoce di parametri come pressione arteriosa, colesterolo e glicemia.
Secondo la HCF Fondazione Anmco per il Tuo Cuore ETS, circa l’80% degli eventi cardiaci potrebbe essere evitato modificando i principali fattori di rischio. Il messaggio non riguarda quindi soltanto chi ha già ricevuto una diagnosi cardiovascolare, ma anche le persone apparentemente sane che nel corso degli anni possono accumulare più condizioni sfavorevoli senza rendersene conto.
Smettere di fumare è il primo passo per proteggere il cuore
La prima indicazione dei cardiologi riguarda il tabacco. Le sigarette e gli altri prodotti a base di tabacco favoriscono l’aterosclerosi e, secondo i dati riportati dalla Fondazione Anmco, possono quadruplicare il rischio di infarto.
Il beneficio della cessazione può iniziare relativamente presto. Già dopo un anno dall’abbandono del fumo, il rischio di eventi cardiovascolari può ridursi della metà. È uno dei motivi per cui lo stop alle sigarette viene indicato come uno degli interventi più efficaci tra quelli modificabili direttamente dal singolo individuo.
L’effetto del fumo sul sistema cardiovascolare non va considerato isolatamente. Pressione alta, colesterolo, alterazioni della glicemia, sedentarietà e peso corporeo possono infatti sommarsi tra loro. La presenza contemporanea di diversi fattori di rischio aumenta il problema e rende ancora più importante intervenire prima che compaia una malattia manifesta.
Almeno 150 minuti di attività fisica alla settimana
Il secondo punto riguarda il movimento. I cardiologi raccomandano un’attività fisica regolare per almeno 150 minuti alla settimana, distribuita con continuità.
Muoversi aiuta a ridurre la pressione arteriosa, aumenta il cosiddetto colesterolo “buono”, migliora la sensibilità all’insulina e contribuisce a mantenere sotto controllo il peso corporeo. Non è quindi necessario pensare all’attività fisica esclusivamente in termini di consumo calorico: l’esercizio agisce contemporaneamente su numerosi meccanismi collegati alla salute cardiovascolare.
La regolarità è uno degli aspetti centrali. L’obiettivo è inserire il movimento nella routine piuttosto che affidarsi a periodi brevi di attività intensa alternati a lunghe fasi di sedentarietà.
Dieta mediterranea e meno di 5 grammi di sale al giorno
Anche l’alimentazione rientra tra le principali strategie preventive. L’indicazione richiamata dai cardiologi è quella di seguire una dieta mediterranea, limitando contemporaneamente il consumo di sale. La quantità indicata è inferiore a 5 grammi al giorno.
Ridurre il sale è particolarmente importante per il controllo della pressione arteriosa, uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare. Allo stesso tempo, il modello mediterraneo permette di inserire l’alimentazione all’interno di un approccio complessivo alla prevenzione, insieme all’attività fisica e all’abolizione del tabacco.
Potrebbe interessarti anche:
L’obiettivo non è quindi concentrarsi su un singolo alimento considerato “protettivo”, ma lavorare sull’insieme delle abitudini che, mantenute per anni, possono contribuire a spostare il rischio cardiovascolare in una direzione più favorevole.
Pressione, colesterolo e glicemia: i valori da controllare
Una parte importante della prevenzione passa da fattori che possono rimanere silenziosi per molto tempo.
I cardiologi ricordano l’importanza di controllare periodicamente pressione arteriosa, colesterolo LDL e glicemia. Come riferimento generale, nel documento vengono indicati una pressione di 120/80 mmHg o inferiore e una glicemia al di sotto dei 100 mg/dL. Per il colesterolo LDL vengono citati valori di 116 mg/dL o meno, pur ricordando che gli obiettivi devono essere definiti in base al profilo cardiovascolare della singola persona e possono essere differenti nei pazienti con precedenti problemi cardiaci.
Anche la circonferenza della vita viene indicata tra i parametri da tenere sotto osservazione: non dovrebbe superare 102 centimetri negli uomini e 88 centimetri nelle donne.
Il punto è individuare precocemente chi presenta un rischio elevato. Pressione e colesterolo alti possono infatti non provocare sintomi evidenti per anni, mentre continuano a influenzare la salute delle arterie.
Screening e controlli prima che compaiano i sintomi
Accanto alle abitudini quotidiane, i cardiologi richiamano l’importanza degli screening di base. Tra gli accertamenti citati ci sono elettrocardiogramma a riposo, misurazioni periodiche della pressione e analisi del sangue complete.
Quando necessario, il medico può valutare approfondimenti come ecocardiogramma color-Doppler, test da sforzo o ecocolordoppler dei tronchi sovraortici. Non si tratta di esami da eseguire indistintamente su tutte le persone, ma di strumenti che possono essere utilizzati sulla base del rischio individuale e della valutazione clinica.
Secondo Massimo Grimaldi, presidente Anmco, una delle sfide principali è proprio riuscire a identificare precocemente le persone ad alto rischio e prenderle in carico prima che si verifichi un evento cardiovascolare.
Controlli gratuiti in oltre 150 ospedali italiani
In occasione della Giornata Mondiale del Cuore, la prevenzione passa anche attraverso iniziative sul territorio. Dal 28 settembre al 4 ottobre 2026, Fondazione Onda promuove la (H) Open Week sulle malattie cardiovascolari, con particolare attenzione alle cardiomiopatie.
In oltre 150 ospedali italiani appartenenti al network Bollino Rosa vengono proposti colloqui, visite e controlli gratuiti con l’obiettivo di favorire la diagnosi precoce e aumentare la consapevolezza sul rischio cardiovascolare.
Le cardiomiopatie, al centro dell’edizione 2026, possono infatti rimanere senza sintomi per anni, avere in alcuni casi un'origine familiare e richiedere una diagnosi tempestiva e una presa in carico specialistica.
A questa iniziativa si aggiunge “Cuore in Farmacia – Prevenzione cardiovascolare e screening al femminile”, campagna promossa da Cittadinanzattiva e Federfarma e rivolta alle donne tra i 40 e i 60 anni. Sono circa 500 le farmacie aderenti, dove il percorso può comprendere un questionario sul rischio cardiovascolare, misurazione della pressione, peso, altezza e circonferenza vita. Nelle strutture dotate di servizi di telemedicina può essere previsto anche un elettrocardiogramma gratuito con tele-refertazione specialistica.
Quattro italiani su 10 hanno almeno tre fattori di rischio
Il problema della prevenzione diventa particolarmente rilevante quando più fattori si accumulano nella stessa persona. Secondo i dati riportati in occasione della Giornata Mondiale del Cuore, quattro italiani su dieci presentano almeno tre fattori di rischio cardiovascolare.
È proprio questa somma a rendere meno utile concentrarsi su un singolo numero. Una persona può avere un valore solo moderatamente alterato di colesterolo, essere leggermente sovrappeso e fumare: presi separatamente, i singoli elementi possono sembrare poco preoccupanti, ma insieme modificano il profilo complessivo.
La prevenzione cardiovascolare punta quindi sempre più verso un approccio personalizzato, che tenga conto contemporaneamente di stile di vita, esami del sangue, pressione arteriosa, storia familiare e condizioni già presenti.
Le malattie cardiovascolari continuano a pesare molto sulla mortalità italiana, ma una parte considerevole del rischio si costruisce nel corso degli anni. È proprio per questo che smettere di fumare, muoversi, mangiare in modo equilibrato e controllare periodicamente i principali indicatori cardiovascolari resta uno degli strumenti più concreti per intervenire prima che infarto, ictus o scompenso diventino il primo segnale evidente di un problema.
Fonti:
- Istituto Superiore di Sanità - Cuore: Il 41% degli italiani tra 18 e 69 anni ha almeno tre fattori di rischio
- Cittadinanzattiva - Cuore in farmacia: prevenzione cardiovascolare e screening al femminile