Mezz’ora di sonno in più o in meno da una notte all’altra: cosa succede al cuore quando gli orari non sono regolari

Emanuela Spotorno |  Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva
A cura di Emanuela Spotorno
Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva
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Data articolo – 05 Novembre, 2026

uomo che dorme sul divano

Si raccomanda agli adulti di dormire in media dalle sette alle nove ore a notte. Ma il cuore potrebbe “leggere” anche un altro dato, finora meno considerato: l’orario in cui ci si addormenta e ci si sveglia, giorno dopo giorno. 

È l’ipotesi che emerge da un’analisi su oltre un milione di notti, presentata agli Scientific Sessions 2026 dell’American Heart Association (Chicago, 6-9 novembre).

Come è stato condotto lo studio

Il gruppo guidato da Nguyen Minh Tuan Viet (Harvard Medical School e Boston Children’s Hospital) ha analizzato i dati di 10.362 adulti del programma “All of Us” dei National Institutes of Health statunitensi. 

L’età media era di 53 anni, circa il 69% erano donne e nessuno aveva malattie cardiache o metaboliche all’inizio. Un dispositivo indossabile ha registrato il sonno per circa sei mesi. I partecipanti sono poi stati seguiti per una mediana di 3,7 anni.

I risultati principali

Dall’analisi dei dati registrati dai dispositivi indossabili sono emerse tre associazioni principali, che riguardano gli orari del sonno, la sua durata e la struttura dei cicli notturni.

Le percentuali indicano variazioni del rischio relativo, non la probabilità assoluta di sviluppare una malattia, e descrivono associazioni statistiche, non rapporti di causa-effetto.

  • orari variabili: le oscillazioni dell’orario del sonno da una notte all’altra sono state associate a un rischio più alto del 20-23% di eventi cardiovascolari gravi, tra cui infarto, ictus e scompenso cardiaco.
  • durata variabile: a ogni aumento di 29 minuti nella variabilità della durata del sonno è corrisposto un rischio maggiore del 24% per l’insieme degli esiti. Per le malattie del muscolo cardiaco l’aumento è stato del 29%, per lo scompenso del 20%.
  • cicli di sonno: un numero più alto di cicli completi per notte è stato associato a un rischio inferiore del 28% di aritmia atriale. Un ciclo insolitamente lungo è stato legato a un rischio più alto del 55% di infarto o ictus.

I 29 minuti sono un’unità di misura statistica, non una soglia oltre la quale il rischio “scatta”.

Perché il cuore dovrebbe accorgersene

Il sistema cardiovascolare segue ritmi circadiani di circa 24 ore, che regolano frequenza cardiaca, pressione arteriosa, metabolismo e ormoni come il cortisolo. Lo ricorda la dichiarazione scientifica dell’American Heart Association del 2025 sulla salute circadiana.

Orari irregolari potrebbero disallineare questi meccanismi. Gli autori di altri studi chiamano in causa anche infiammazione, risposta immunitaria e orari dei pasti. Sono ipotesi: servono ancora ricerche per stabilire un rapporto di causa-effetto.

Non è un’ipotesi isolata

Il legame tra orari del sonno irregolari e salute del cuore era già emerso in altri lavori. Nel 2020 il Journal of the American College of Cardiology ha pubblicato lo studio MESA, condotto su quasi 2.000 adulti senza malattie cardiovascolari e seguiti per circa cinque anni. Chi si addormentava a orari molto diversi da una sera all’altra, con una variabilità superiore a un’ora e mezza, aveva un rischio circa doppio di eventi cardiovascolari rispetto a chi manteneva scarti contenuti, entro la mezz’ora.

Risultati nella stessa direzione sono arrivati nel 2024 dal Journal of Epidemiology & Community Health, con un’analisi su oltre 72.000 adulti britannici seguiti per otto anni. Chi aveva un sonno irregolare ha mostrato un rischio più alto del 26% di infarto, ictus, scompenso o morte per cause cardiovascolari. 

Dormire il numero di ore raccomandato ha attenuato il rischio per chi era solo moderatamente irregolare, ma non per chi lo era in modo marcato. Per gli autori, la regolarità potrebbe quindi contare più della sola durata del sonno.

I limiti da tenere presenti

Quello di Viet è un abstract presentato a un congresso: non è stato ancora sottoposto a revisione paritaria e i risultati sono considerati preliminari. È uno studio osservazionale, quindi non dimostra un rapporto di causa-effetto, e le fasi del sonno sono state misurate con dispositivi indossabili e non in laboratorio.

 Marie-Pierre St-Onge, della Columbia University, intervenuta come esperta dell’AHA ma non coinvolta nello studio, ha invitato alla cautela. Mancano ancora dati per affermare che la regolarità abbia un effetto causale e indipendente sul rischio cardiovascolare. Secondo l’esperta, durata e regolarità spesso interagiscono, e orari stabili possono aiutare anche a dormire il tempo necessario.

Cosa si può fare in concreto

Gli autori indicano come obiettivo pratico orari di coricarsi e di sveglia il più possibile costanti, e Viet cita il weekend tra le cause più comuni di irregolarità. Non sempre è facile, per esempio per chi lavora a turni: lo stesso ricercatore ricorda che la qualità del sonno non sempre si può controllare, mentre la regolarità è un aspetto su cui alcune persone possono intervenire. 

In caso di difficoltà persistenti ad addormentarsi o di sintomi come palpitazioni, conviene parlarne con il medico.

Fonti

  • American Hearth Association - Is a consistent sleep schedule important to heart health?
  • PubMed - Sleep Irregularity and Risk of Cardiovascular Events: The Multi-Ethnic Study of Atherosclerosis
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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