Un malore improvviso dopo un'escursione oltre i 5.000 metri, come quello che di recente ha coinvolto Chiara Ferragni, riporta l'attenzione su un disturbo tutt'altro che raro tra chi affronta un trekking o una vacanza in alta quota: il mal di montagna, o mal d'altitudine.
Da quale altitudine può comparire
Il mal di montagna può manifestarsi generalmente a partire dai 2.000-2.500 metri, quando la pressione atmosferica scende e l'organismo fatica a procurarsi ossigeno a sufficienza. Non esiste una soglia identica per tutti: la suscettibilità individuale conta, ma il fattore più determinante resta la velocità con cui si sale.
Anche una buona preparazione fisica non protegge in modo automatico: il disturbo può colpire pure chi è giovane e allenato, come dimostra il caso della stessa Ferragni, che non aveva avvertito nulla durante la salita.
I sintomi da riconoscere
La forma più diffusa è il mal di montagna acuto (Acute Mountain Sickness, AMS), che compare in genere entro 24 ore dal raggiungimento della quota critica. Il primo campanello d'allarme è quasi sempre il mal di testa, spesso accompagnato da nausea, vertigini, stanchezza e difficoltà a dormire.
Sono proprio i sintomi respiratori e la sensazione di non riuscire a respirare bene, riferiti anche dall'influencer, tra i segnali che non andrebbero sottovalutati, soprattutto quando compaiono a distanza di ore dallo sforzo, come accaduto una volta rientrata in albergo.
Quando il quadro peggiora possono presentarsi complicazioni più serie: l'edema cerebrale d'alta quota, raro sotto i 3.500 metri, e l'edema polmonare d'alta quota, che può manifestarsi già oltre i 2.500-3.000 metri con tosse, affanno marcato e, nei casi più avanzati, colorazione bluastra di labbra o unghie. Sono condizioni meno frequenti dell'AMS ma potenzialmente pericolose, per cui richiedono attenzione medica tempestiva.
Perché succede
Salendo di quota, la pressione atmosferica diminuisce e con essa la quantità di ossigeno disponibile a ogni respiro. Il corpo prova a compensare aumentando frequenza respiratoria e battito cardiaco, ma se l'ascesa è troppo rapida non ha il tempo di acclimatarsi. È questo lo squilibrio alla base del mal di montagna, indipendentemente dalla forma fisica di chi lo sperimenta.
Come prevenirlo
La principale misura di prevenzione resta la salita graduale. Superati i 2.500-3.000 metri, gli esperti raccomandano di non aumentare la quota di pernottamento più di 300-500 metri al giorno, inserendo giornate di acclimatamento nei percorsi più impegnativi. Nelle prime ore in quota è utile evitare sforzi intensi, riposare e mantenersi ben idratati.
Chi soffre di patologie cardiache, respiratorie o circolatorie, o ha già avuto episodi di mal di montagna in passato, dovrebbe parlarne con il proprio medico prima di programmare un viaggio ad alta quota.
Cosa fare in caso di sintomi
Alla comparsa dei primi disturbi è importante interrompere la salita e concedere all'organismo il tempo di adattarsi: fermarsi, riposare, bere e monitorare l'andamento dei sintomi nelle ore successive, ricorrendo se necessario a un analgesico o, dove disponibile, alla somministrazione di ossigeno.
Se i sintomi non migliorano o peggiorano, la discesa verso quote più basse resta la misura più efficace. Confusione, difficoltà a camminare, respiro affannoso a riposo o colorazione bluastra della pelle sono invece segnali che richiedono un intervento medico urgente.
Fonti
Humanitas – Mal di montagna