Cloro in piscina: cosa controllare per evitare rischi

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 21 Luglio, 2026

Una piscina

L’estate porta migliaia di persone in piscina, soprattutto famiglie con bambini. È uno dei luoghi più frequentati quando fa caldo, ma proprio per questo la gestione dell’acqua deve essere continua, precisa e controllata. Il caso avvenuto in un centro sportivo di Mentana, vicino Roma, ha riaperto il tema della sicurezza chimica negli impianti natatori.

Secondo le cronache, otto bagnanti sono rimasti intossicati dopo esalazioni di cloro provenienti dalla piscina. Tra loro c’erano bambini e ragazzi fino a 15 anni. Un bambino di 5 anni è stato trasportato in ospedale in codice rosso, mentre altre persone sono state portate in pronto soccorso in codice giallo. Sul posto sono intervenuti Vigili del Fuoco, sanitari e forze dell’ordine.

L’episodio non significa che il cloro sia di per sé un pericolo da evitare. Al contrario, nelle piscine il cloro è uno degli strumenti principali per mantenere l’acqua disinfettata e ridurre il rischio di infezioni. Il problema nasce quando i parametri non sono controllati correttamente, quando si verificano errori di dosaggio o quando nell’acqua e nell’aria si accumulano sostanze irritanti.

Perché il cloro è indispensabile

Il cloro viene usato perché aiuta a eliminare molti microrganismi che possono contaminare l’acqua: batteri, virus e altri agenti potenzialmente dannosi. In una piscina frequentata da molte persone, la disinfezione è una condizione essenziale per la sicurezza.

Il punto è l’equilibrio. Troppo poco cloro può rendere l’acqua non adeguatamente protetta dal punto di vista microbiologico. Troppo cloro, o una gestione scorretta dei prodotti chimici, può invece aumentare il rischio di irritazioni e problemi respiratori.


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Per questo le piscine devono rispettare controlli regolari su parametri come cloro libero, cloro combinato e pH. Non basta versare prodotti nell’acqua: bisogna misurare, registrare, correggere e intervenire quando i valori si avvicinano ai limiti o li superano.

Cloro libero, cloro combinato e pH: cosa significano

Il cloro libero è la quota di cloro disponibile per disinfettare l’acqua. È quello che serve davvero a neutralizzare i microrganismi. Il cloro combinato, invece, si forma quando il cloro reagisce con sostanze organiche portate dai bagnanti, come sudore, residui di pelle, cosmetici o urina.

Quando il cloro combinato aumenta, possono formarsi clorammine, sostanze irritanti che spesso vengono percepite come il classico “odore forte di cloro”. In realtà, quell’odore non indica sempre una piscina ben disinfettata. Può segnalare proprio il contrario: una gestione non ottimale dell’acqua e dell’aria, soprattutto negli impianti chiusi.

Il pH è altrettanto importante. Se è fuori intervallo, il cloro può funzionare peggio e l’acqua può diventare più irritante per occhi, pelle e vie respiratorie. Una piscina sicura non dipende quindi da un singolo numero, ma dall’equilibrio tra più parametri.

Quali sono i limiti di riferimento

In Italia, per le piscine a uso natatorio, il riferimento tecnico indicato dall’Accordo Stato-Regioni prevede valori precisi per l’acqua in vasca. Tra i parametri principali ci sono il cloro libero attivo, il cloro combinato e il pH.

I valori generalmente richiamati sono: cloro libero attivo tra 0,7 e 1,5 mg/L, cloro combinato non superiore a 0,40 mg/L e pH compreso tra 6,5 e 7,5.

Questi numeri servono a mantenere l’acqua disinfettata, ma anche a evitare eccessi o squilibri. Un impianto ben gestito deve controllare i valori più volte, soprattutto nei momenti di maggiore affluenza, quando il carico di bagnanti cambia rapidamente la qualità dell’acqua.

Perché le centraline sono importanti

Nelle piscine moderne il controllo dei parametri può essere affidato anche a centraline automatiche, sensori e sistemi di dosaggio. Questi strumenti misurano valori come pH e cloro e regolano l’immissione dei prodotti chimici in modo più preciso.

La tecnologia però non elimina la responsabilità umana. Le centraline devono essere tarate, controllate e mantenute. Un sensore non adeguato o non verificato può restituire valori non affidabili. Un errore di dosaggio, un guasto o una manutenzione carente possono trasformare un sistema di sicurezza in un punto debole.

Proprio per questo il dibattito sulle nuove regole per le piscine insiste sulla necessità di sensori più adeguati e controlli più uniformi. L’obiettivo è ridurre il margine di errore e garantire una sorveglianza più stabile, soprattutto negli impianti aperti al pubblico e frequentati da bambini.

Cosa può succedere in caso di esposizione

L’esposizione a cloro o a composti irritanti come le clorammine può provocare sintomi diversi a seconda della quantità, della durata e della via di contatto. I disturbi più frequenti riguardano occhi, pelle e vie respiratorie.

Possono comparire bruciore agli occhi, irritazione cutanea, tosse, senso di costrizione al petto, difficoltà respiratoria, nausea, mal di gola o wheezing, cioè respiro sibilante. Nei casi più seri, soprattutto quando l’esposizione avviene per inalazione di vapori concentrati, può essere necessario l’intervento medico urgente.

I bambini possono essere più vulnerabili perché respirano più rapidamente, hanno vie aeree più piccole e possono restare in acqua anche quando avvertono fastidi iniziali. Per questo è importante non sottovalutare tosse improvvisa, occhi molto irritati, difficoltà a respirare o malessere comparso durante o subito dopo il bagno.

Cosa possono fare i bagnanti

La sicurezza dipende soprattutto dai gestori, ma anche i comportamenti dei bagnanti hanno un peso. Fare la doccia prima di entrare in acqua riduce la quantità di sudore, creme, sporco e residui organici che reagiscono con il cloro. Evitare di urinare in piscina è una regola elementare, ma fondamentale per limitare la formazione di clorammine.

Un odore chimico molto forte, bruciore agli occhi appena si entra nell’area piscina, tosse diffusa tra i bagnanti o irritazione respiratoria sono segnali da non ignorare. In questi casi è prudente uscire dall’acqua, allontanarsi dall’area e avvisare il personale.

Per i bambini, la regola deve essere ancora più semplice: se iniziano a tossire, respirano male, si lamentano di bruciore intenso o appaiono confusi e spossati, bisogna interrompere subito il bagno e chiedere assistenza.

Una questione di manutenzione, non di paura

Gli incidenti come quello di Mentana mostrano perché i controlli non possano essere considerati una formalità. In una piscina pubblica la qualità dell’acqua cambia durante la giornata: più persone entrano, più aumenta il carico organico, più diventa necessario verificare e correggere.

Una piscina sicura non è quella che “sa di cloro”. È quella in cui il cloro è presente nella quantità giusta, il pH è sotto controllo e l’aria non provoca irritazione. 

Fonti:

CDC - Chlorine

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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