Demenza: anche una semplice infezione aumenta il rischio? Il segnale che molti ignorano

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Alessandra Familari
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Data articolo – 02 Aprile, 2026

Un uomo con demenza ha una semplice infezione e tossisce.

Una semplice infezione è in grado di aumentare il rischio di demenza? Alcune infezioni batteriche, anche molto diffuse, potrebbero avere, secondo la scienza, un ruolo nel declino cognitivo

A suggerirlo è un ampio studio internazionale a cura dell'Università di Helsinki che apre nuove prospettive sulla prevenzione della demenza, soprattutto in età avanzata.

Ma di quali infezioni si tratta? E cosa significa davvero?

Infezioni e demenza: cosa ha scoperto davvero lo studio

La ricerca, condotta dall’Università di Helsinki e pubblicata su PLOS Medicine, ha analizzato i dati sanitari di oltre 62.000 persone con diagnosi di demenza e più di 300.000 soggetti di controllo, monitorati per un lungo periodo.

L’obiettivo era quello  di chiarire un dubbio che fino ad ora era rimasto aperto: le infezioni sono solo una conseguenza della fragilità generale oppure possono rappresentare un fattore di rischio autonomo?

I risultati indicano una direzione precisa. Dopo aver corretto i dati per variabili come istruzione, lavoro, stato civile e altre patologie, è stato osservato che alcune infezioni batteriche gravi, tali da richiedere ricovero, sono associate a un aumento significativo del rischio di sviluppare demenza negli anni successivi.

In particolare, sono state individuate 29 condizioni cliniche collegate a un incremento del rischio di almeno il 20%. Tra queste, oltre alle patologie cardiovascolari e neurologiche già note, emergono con forza anche le infezioni batteriche.

Demenza: qual è il ruolo delle infezioni comuni

Tra i dati più sorprendenti dello studio c’è il peso di infezioni considerate comuni, come la cistite. Insieme ad altre infezioni batteriche non specificate, queste condizioni hanno mostrato una delle associazioni più forti con il rischio di demenza.

Quindi, il legame mantiene il suo essere significativo anche escludendo il contributo di altre malattie. Dunque, le infezioni non sono solo un segnale di fragilità preesistente, ma potrebbero contribuire in modo diretto al processo di declino cognitivo.

La ricerca, infatti, evidenzia che solo una piccola quota del rischio aggiuntivo osservato può essere spiegata da condizioni pregresse. Questo rafforza l’ipotesi che le infezioni rappresentino un fattore indipendente.

Infiammazione sistemica: il possibile meccanismo biologico

Ma in che modo un’infezione può influire sul cervello? La spiegazione più accreditata riguarda la risposta infiammatoria dell’organismo.


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Quando il corpo combatte un’infezione, attiva un processo infiammatorio che può coinvolgere diversi sistemi. Se questo stato si prolunga o è particolarmente intenso, può avere effetti anche a livello cerebrale.

In particolare, l’infiammazione sistemica potrebbe:

  • danneggiare i vasi sanguigni del cervello; 
  • favorire microlesioni o microsanguinamenti; 
  • alterare la barriera ematoencefalica, permettendo a sostanze tossiche di raggiungere il tessuto nervoso; 
  • contribuire a processi neurodegenerativi nel tempo. 

Questo insieme di effetti, anche se non immediatamente visibili, potrebbe accelerare il declino cognitivo, soprattutto nei soggetti più vulnerabili.

Un segnale ancora più forte nella demenza precoce

Un ulteriore elemento emerso dallo studio riguarda la demenza a esordio precoce, cioè prima dei 65 anni.

In questi casi, l’associazione tra infezioni e rischio di demenza appare ancora più marcata e coinvolge diversi tipi di infezioni, tra cui quelle respiratorie e persino condizioni come le carie dentali.

Questo dato suggerisce che il ruolo dell’infiammazione potrebbe essere particolarmente rilevante nelle fasi iniziali dei processi neurodegenerativi.

Demenza: cosa cambia questa scoperta per la prevenzione

È importante chiarire che lo studio non dimostra un rapporto diretto di causa-effetto. Tuttavia, i risultati indicano una direzione concreta per la prevenzione.

Gestire in modo adeguato le infezioni, soprattutto nelle persone anziane, potrebbe avere benefici che vanno oltre la risoluzione dell’episodio acuto.

In quest’ottica, diventa fondamentale:

  • non sottovalutare infezioni apparentemente comuni; 
  • intervenire tempestivamente con diagnosi e trattamento adeguati; 
  • ridurre il rischio di complicanze e ricoveri; 
  • monitorare con attenzione i pazienti più fragili. 

Il testo afferma che le infezioni "aumentano il rischio", suggerendo un nesso causale. Lo studio è di tipo osservazionale e retrospettivo. Sebbene gli autori abbiano cercato di isolare il fattore "infezione", non si può escludere completamente il fenomeno della causalità inversa.

Ovvero: la demenza in fase prodromica (iniziale e non ancora diagnosticata) altera il sistema immunitario o i comportamenti igienici, rendendo il soggetto più suscettibile alle infezioni

In ogni caso, l'infezione potrebbe essere un marker precoce di neurodegenerazione piuttosto che la sua causa.

La demenza incarna una delle principali sfide sanitarie a livello globale. Pertanto, anche fattori finora considerati secondari, come le infezioni batteriche, potrebbero rivelarsi determinanti.


Fonti:

Focus - Le infezioni batteriche gravi potrebbero aumentare il rischio di demenza

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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