Disegnare insieme avvicina le persone? Cosa dice lo studio

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 28 Agosto, 2026

una signora anziana e un bambino disegnano insieme

La solitudine non coincide sempre con l’assenza fisica di persone intorno. Può comparire anche quando i contatti ci sono, ma non vengono percepiti come abbastanza profondi, utili o significativi. È per questo che negli ultimi anni il tema è entrato sempre più spesso nel dibattito sulla salute pubblica: non riguarda soltanto l’umore, ma anche il benessere generale, il funzionamento cognitivo e la qualità delle relazioni nel tempo.

Da qui nasce l’interesse per i programmi sociali che mettono in contatto persone di età diverse. Non semplici attività ricreative, ma occasioni ripetute in cui giovani e anziani possono condividere un compito, conoscersi con gradualità e costruire un minimo di familiarità. 

Lo studio pubblicato su PLOS Biology si inserisce proprio in questa linea di ricerca, provando a osservare non solo cosa riferiscono i partecipanti, ma anche cosa accade sul piano fisiologico quando due persone collaborano.

Lo studio: 61 coppie e sei incontri creativi

I ricercatori hanno coinvolto 122 partecipanti residenti a Zurigo, in Svizzera. Di questi, 31 erano adulti più anziani, dai 69 anni in su, e 91 erano giovani adulti, tra i 18 e i 35 anni. I partecipanti sono stati organizzati in due gruppi: 31 coppie intergenerazionali, formate da una persona giovane e una più anziana, e 30 coppie della stessa generazione, composte da due giovani adulti. Tutte le coppie, all’inizio, erano formate da persone che non si conoscevano.

Il programma prevedeva sei sessioni, a circa una settimana di distanza l’una dall’altra. In ogni incontro i partecipanti compilavano questionari sulla solitudine, sull’atteggiamento verso le altre generazioni e, alla fine, sul senso di vicinanza percepito verso il proprio partner. Durante la parte centrale dell’esperimento, invece, disegnavano con pastelli a olio: prima ognuno da solo, separato dall’altro da un divisorio, poi insieme, sullo stesso foglio. Durante il disegno non potevano parlare.

Cosa significa “sincronizzazione” tra due cervelli

La parte più particolare dello studio riguarda la misurazione della cosiddetta sincronia neurale interpersonale, cioè il grado con cui l’attività cerebrale di due persone mostra andamenti coordinati nel tempo mentre interagiscono. Per farlo, i ricercatori hanno usato la fNIRS, una tecnica non invasiva che registra cambiamenti nell’ossigenazione del sangue in alcune aree del cervello.

Le regioni osservate erano legate a processi sociali come l’attenzione condivisa, l’integrazione delle informazioni sull’altro e la capacità di coordinarsi in un compito comune. In termini semplici, lo studio non “leggeva i pensieri” dei partecipanti, ma cercava di capire se, durante una collaborazione concreta, l’attività cerebrale delle due persone diventasse più simile o più coordinata rispetto a quando disegnavano separatamente.

Il risultato principale è chiaro: sia nelle coppie intergenerazionali sia in quelle della stessa generazione, la sincronia neurale era maggiore quando i partecipanti disegnavano insieme rispetto a quando disegnavano da soli. Questo dato si inserisce in una serie di studi precedenti secondo cui la collaborazione tende ad accompagnarsi a una maggiore coordinazione tra alcune aree cerebrali coinvolte nelle interazioni sociali.

Solitudine e vicinanza: piccoli cambiamenti, ma costanti

Nel corso delle sei sessioni, i partecipanti hanno riportato anche un cambiamento soggettivo. I livelli di solitudine, già in partenza medio-bassi, sono diminuiti leggermente in entrambi i gruppi. La riduzione stimata è stata di circa l’1% per sessione. Allo stesso tempo, il senso di vicinanza sociale verso il partner è aumentato di circa il 4% per sessione.

Sono numeri piccoli, e vanno letti con cautela. Lo studio non dimostra che disegnare insieme sia una terapia contro la solitudine, né che bastino sei incontri creativi per risolvere un problema complesso. Però suggerisce che la ripetizione del contatto, quando è organizzata attorno a un’attività condivisa e non forzata, può accompagnare una crescita graduale del senso di familiarità.

Un aspetto interessante riguarda le coppie intergenerazionali: nel complesso hanno riferito maggiore vicinanza sociale rispetto alle coppie composte da giovani della stessa generazione. Secondo gli autori, questo potrebbe avere a che fare con il superamento di una distanza percepita o di alcuni stereotipi legati all’età. È una possibilità, non una certezza, ma indica una direzione utile per studi futuri.

Generazioni diverse, cervelli con traiettorie diverse

Il dato più curioso riguarda l’andamento della sincronia nel tempo. I ricercatori si aspettavano che la sincronia aumentasse con la familiarità in entrambi i gruppi. Invece è emerso un quadro più sfumato: mentre nelle coppie della stessa generazione la sincronia tendeva ad aumentare attraverso le sessioni, nelle coppie intergenerazionali alcune forme di sincronia diminuivano quando i partecipanti disegnavano insieme.

Questo non significa che le coppie intergenerazionali “funzionassero peggio”. Anzi, sul piano soggettivo aumentava comunque la vicinanza sociale. Una possibile interpretazione è che, con il passare degli incontri, le persone di generazioni diverse avessero meno bisogno di monitorarsi costantemente per coordinarsi. In altre parole, una minore sincronia in alcune aree potrebbe riflettere una collaborazione diventata più fluida, non necessariamente meno intensa.

Gli autori restano prudenti: si tratta di un’interpretazione esplorativa. La sincronia tra cervelli non è una misura semplice da leggere, e non sempre “più sincronia” significa relazione migliore. Dipende dal compito, dal livello di familiarità, dal tipo di interazione e dal contesto.

Perché l’arte può aiutare a creare legami

La scelta del disegno non è casuale. Le attività creative permettono di collaborare senza dover necessariamente parlare molto, competere o seguire un copione rigido. Un foglio condiviso, un set di colori, un compito aperto: sono elementi semplici, ma abbastanza flessibili da lasciare spazio all’iniziativa dell’altro.

Nel caso di persone di età diverse, questo può essere particolarmente utile. L’interazione non ruota attorno alla differenza generazionale, ma a qualcosa da costruire insieme. Il giovane e l’anziano non sono messi uno davanti all’altro come categorie sociali, ma come due persone impegnate nello stesso gesto. È una differenza sottile, ma importante, perché sposta l’attenzione dal “chi siamo” al “cosa facciamo insieme”.

Cosa possiamo davvero concludere

Lo studio suggerisce che le attività collaborative e ripetute possono favorire piccoli cambiamenti nel modo in cui le persone si sentono connesse agli altri. In entrambe le tipologie di coppie, la solitudine è diminuita leggermente e la vicinanza sociale è aumentata. Inoltre, durante il disegno condiviso, l’attività cerebrale delle due persone mostrava una maggiore sincronizzazione rispetto al disegno individuale.

Il messaggio, però, non va semplificato troppo. Non si può dire che “disegnare insieme riduce la solitudine” in modo automatico, né che la sincronia cerebrale sia una prova diretta di amicizia, empatia o benessere. Lo studio mostra un’associazione interessante tra interazione sociale, creatività, vicinanza percepita e attività cerebrale, ma non trasforma un laboratorio in una prescrizione valida per tutti.

I limiti dello studio

Gli stessi autori sottolineano alcuni limiti. Il campione era formato da persone residenti a Zurigo, senza disturbi neurologici o psicologici noti, e quindi i risultati non possono essere estesi automaticamente a tutta la popolazione. Inoltre, mancava un gruppo composto da due adulti anziani della stessa generazione: questo rende più difficile capire se alcune differenze dipendano davvero dall’incontro tra generazioni diverse o, almeno in parte, dall’età dei partecipanti.

Un altro limite riguarda il tipo di attività. Le sessioni assomigliavano a un programma artistico comunitario, ma non erano identiche a un vero contesto sociale di gruppo: ogni coppia lavorava separatamente dalle altre, con partner assegnati in base alla disponibilità. Studi futuri potrebbero osservare gruppi più ampi, più liberi e più simili alle attività che si svolgono nei centri sociali, nelle scuole, nelle associazioni o nelle strutture per anziani.

La conclusione più equilibrata è questa: le relazioni si costruiscono anche attraverso piccoli gesti ripetuti. Disegnare insieme non basta da solo a risolvere la solitudine, ma può diventare una delle tante forme attraverso cui le persone imparano a riconoscersi, coordinarsi e sentirsi un po’ meno distanti.

Fonti

PLOS Biology - Social interactions between people of same and different generations shape longitudinal changes in interpersonal neural synchrony, loneliness, and social connection

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