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Dolore cronico

Maria Brigida Deleonardis | Blogger

Ultimo aggiornamento – 11 Aprile, 2011

Quando si parla di dolore cronico si pensa inevitabilmente al dolore provocato dal cancro. In realtà sono moltissimi i pazienti affetti da dolore cronico non tumorale. La Fondazione Procacci da anni si batte per prevenire e curare il dolore cronico in ambito medico e in quello socio-assistenziale

Quali sono le principali patologie che danno dolore cronico (eccezion fatta per quello oncologico)?
Recenti indagini ci indicano che un italiano su quattro, vale a dire circa 13 milioni di persone, è affetto da dolore cronico, e quasi 5 milioni di italiani soffrono di dolori osteo-articolari, di dolore continuo o almeno più volte ogni settimana della loro vita. L’importanza crescente di questo problema è legata a una molteplicità di fattori fra cui il progressivo invecchiamento della popolazione, la grande diffusione delle patologie cronico-degenerative e delle neoplasie.
Le patologie che danno dolore cronico sono moltissime: dalle artriti alle cefalee, alle sindromi da dolore delle fasce muscolari, alle nevralgie ma anche i dolori post-mastectomia o angina pectoris.

-Dove e come si curano le persone che soffrono di dolore cronico? Di solito il primo medico a cui si rivolgono è il medico di famiglia. In casi di persistenza del dolore comincia la peregrinazione alla ricerca dello specialista. L’importanza dell’incontro con un medico competente, un algologo, ossia un esperto di medicina del dolore, è spesso essenziale per il buon esito della cura. La formazione del medico è cruciale in quanto oggi trattare il dolore significa innanzitutto capire come la percezione del dolore possa influenzare in maniera determinante la funzione di organi e apparati. L’approccio al dolore non può quindi limitarsi alla gestione del sintomo, e, quale conseguenza diretta, è spesso difficile per il singolo specialista dare una risposta esaustiva alla richiesta di aiuto da parte del paziente. Approcciare in maniera globale il dolore significa, da una parte, utilizzare tutti i sistemi a nostra disposizione per un trattamento efficace, dai farmaci, alle tecniche invasive, alle metodiche alternative, alle terapie psicologiche-cognitivo-comportamentali, dall’altro definire dei percorsi terapeutici multidisciplinari. All’aspetto prettamente medico, va aggiunto un approccio organizzativo orientato alle necessità del paziente e della sua famiglia, specie nei casi in cui dolore è sinonimo di patologia inabilitante. Per quanto riguarda le terapie: l’Italia, nonostante le disponibilità di nuovi farmaci specifici, resta il primo mercato al mondo per gli antinfiammatori non steroidei (FANS),ossia la maggior parte degli antidolorifici da banco, che continuano ad essere prescritti, nonostante spesso ci sia evidenza della loro inappropriatezza nel controllo del dolore. Diversi studi dimostrano poi l’efficacia analgesica e la tollerabilità degli oppioidi (che nulla c’entrano con gli oppiacei) anche in terapia cronica, nei dolori artrosici severi ed intrattabili e in alcuni tipi di dolore neuropatico.

Ringraziamo:

Il Prof. Giustino Varrassi, Professore Ordinario di Anestesia e Rianimazione dell’Università degliStudi
dell’Aquila e Presidente EFIC® (Federazione Europea delle Associazioni per lo Studio del Dolore)

e il Prof. Stefano Coaccioli, Direttore della Clinica Medica Generale dell’ Università degli Studi
di Perugia e Presidente della Fondazione Paolo Procacci Onlus

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