Dolore cronico, il cranio potrebbe avere un ruolo inatteso

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 06 Settembre, 2026

Una donna sofferente seduta sul divano si tiene la testa

Il dolore cronico viene studiato soprattutto per ciò che accade nei nervi, nel cervello e nei tessuti interessati. Negli ultimi anni, però, l’attenzione dei ricercatori si è allargata anche al sistema immunitario e alle strutture che circondano il sistema nervoso centrale. Tra queste c’è il midollo osseo del cranio, che potrebbe avere un ruolo più attivo di quanto si pensasse.

Nel 2018 erano già stati individuati piccoli canali capaci di mettere in comunicazione il midollo osseo cranico con le membrane che avvolgono il cervello. Questa scoperta aveva suggerito l’esistenza di un collegamento diretto tra il sistema immunitario presente nel cranio e il sistema nervoso centrale. Ora una nuova ricerca pubblicata su Science Translational Medicine prova ad approfondire questa relazione, concentrandosi in particolare sulle persone che convivono con dolore persistente.

Gli studiosi hanno analizzato l’attività di una proteina chiamata TSPO, presente in quantità elevate in alcune cellule immunitarie e utilizzata come indicatore dei processi infiammatori. In ricerche precedenti, livelli più alti di questa proteina erano già stati osservati in prossimità del midollo cranico in persone con emicrania con aura, oltre che in altre condizioni neurologiche.

Analizzate 125 persone con dolore persistente

Lo studio ha preso in considerazione 125 adulti con dolore cronico. Di questi, 88 soffrivano di dolore alla schiena, mentre 37 avevano un’artrosi del ginocchio. I risultati sono stati confrontati con quelli di 22 persone sane.

Attraverso esami PET e risonanza magnetica, i ricercatori hanno osservato una presenza maggiore di segnali legati alla TSPO in diverse aree del cranio dei pazienti con dolore cronico, soprattutto nelle zone frontali e parietali. L’aumento è stato rilevato sia nelle persone con mal di schiena sia in quelle con dolore al ginocchio, anche se in quest’ultimo gruppo il segnale è risultato più marcato.


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I valori più elevati della proteina erano inoltre associati a una maggiore intensità del dolore e a un impatto più forte dei sintomi sulla vita quotidiana. Sono emerse anche correlazioni con altri parametri, tra cui ansia, depressione e carico complessivo del dolore.

Nei campioni di tessuto c’erano più cellule immunitarie

Una parte dello studio ha riguardato anche l’analisi di tessuto cranico proveniente da due uomini deceduti, entrambi di 62 anni. Uno aveva una storia di dolore cronico, mentre l’altro non presentava lo stesso problema.

Nel campione della persona che aveva sofferto di dolore persistente sono state individuate 3.826 cellule, contro le 1.616 osservate nel campione di controllo. Anche la quota di cellule positive alla TSPO era più alta: 82% contro 55%.

Si tratta però di un dato che va interpretato con cautela. Due campioni non sono sufficienti per arrivare a conclusioni definitive e gli stessi ricercatori considerano questa parte dell’analisi ancora preliminare. Il risultato, comunque, va nella stessa direzione delle immagini ottenute attraverso PET e risonanza magnetica.

Il legame con il cervello è ancora da chiarire

La questione principale riguarda ora il meccanismo che potrebbe spiegare questa associazione. Secondo una delle ipotesi avanzate dagli studiosi, il cervello potrebbe comunicare con il midollo osseo del cranio attraverso i piccoli canali che raggiungono le meningi, stimolando alcune cellule immunitarie.

Queste cellule potrebbero quindi partecipare a processi di neuroinfiammazione, ma il passaggio non è ancora stato dimostrato. Non è chiaro nemmeno se l’attivazione immunitaria contribuisca direttamente al dolore o se sia, al contrario, una conseguenza dei processi legati al dolore cronico.

Questo è uno dei limiti più importanti del lavoro. Lo studio mostra infatti una associazione, ma non permette di stabilire un rapporto diretto di causa ed effetto.

Una nuova strada per studiare il dolore cronico

I risultati suggeriscono comunque che il midollo osseo del cranio potrebbe rappresentare un elemento finora sottovalutato nello studio del dolore persistente. Comprendere meglio il suo ruolo potrebbe aiutare a chiarire come il sistema immunitario interagisce con il cervello in queste condizioni.

Per ora non si può parlare di nuove terapie o di applicazioni cliniche immediate. Saranno necessari altri studi per capire quali cellule siano coinvolte, come cambino nel tempo e soprattutto se intervenire sulla loro attività possa modificare il dolore.

La ricerca aggiunge però un nuovo tassello: il dolore cronico potrebbe coinvolgere non soltanto nervi e cervello, ma anche il sistema immunitario presente all’interno delle ossa del cranio.

Fonte:

Science Translational Medicine - Elevated translocator protein in skull bone marrow is linked to human chronic pain

Ultimo aggiornamento – 03 Settembre, 2026

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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