Dopo i casi di Napoli e quelli registrati nel Catanzarese, l’attenzione sanitaria sull'Epatite A si estende anche a Cosenza. Sono sei i pazienti sotto osservazione.
Ma cosa è successo? Quali sono gli alimenti sospetti?
Vediamo tutto quello che c’è da sapere sull’epatite A in Calabria, sui rischi e sulle possibili cause legate all’alimentazione.
Casi di epatite A anche a Cosenza: la situazione è sotto controllo?
I casi sospetti di epatite A si registrano anche a Cosenza, dove la situazione è attualmente monitorata presso l’ospedale Annunziata.
Secondo quanto riferito dal Dipartimento di Igiene Pubblica dell’Asp di Cosenza, sono cinque le persone ricoverate; un paziente è in Gastroenterologia, mentre un altro è stato dimesso nelle ultime ore.
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Il quadro, pur non configurando al momento un’emergenza diffusa, rimane sotto stretta osservazione da parte delle autorità sanitarie.
La ricostruzione della catena del contagio si presenta complessa, anche per la modalità di trasmissione del virus, che avviene per via oro-fecale.
Dalle prime analisi emerge tuttavia un possibile elemento comune: l’alimentazione. In particolare, si ipotizza un collegamento con il consumo di frutti di mare, come cozze e mitili, già segnalati come possibile veicolo di infezione.
I focolai di epatite A nel Catanzarese e nel Lametino
Nei giorni precedenti, l’attenzione si era concentrata soprattutto su Catanzaro, dove diversi pazienti erano stati ricoverati con sintomi compatibili con l’epatite A presso l’azienda ospedaliera universitaria Dulbecco.
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I casi, distribuiti tra il Catanzarese e il Lametino, sembrano riconducibili a più focolai distinti, con numerosi accessi ai pronto soccorso della zona. Anche in questo contesto, il sospetto principale riguarda il consumo di alimenti contaminati, in particolare prodotti ittici.
Epatite A in Calabria: l’indagine e l’origine dei contagi
Le Asp locali hanno avviato un’indagine epidemiologica per individuare l’origine dei contagi e ricostruire i possibili collegamenti tra i casi.
Quali sono state le verifiche effettuate? Vediamole:
- campionamenti delle acque nelle aree interessate;
- controlli sugli alimenti;
- analisi delle abitudini alimentari dei pazienti.
Al momento, i campionamenti delle acque a Catanzaro e Lamezia Terme hanno dato esito negativo, muovendo ulteriormente l’attenzione sulla filiera alimentare.
L’ipotesi più accreditata resta quella di una contaminazione legata a:
- alimenti conservati in modo non corretto;
- prodotti ittici consumati crudi o poco cotti;
- possibile cattiva gestione della catena del freddo.
Epatite A, sintomi e trasmissione: quando preoccuparsi
L’epatite A è un’infezione virale del fegato che non cronicizza, ma può risultare più impegnativa negli adulti. Il rischio di epatite fulminante in soggetti fragili o con epatopatie pregresse rimane presente.
I sintomi più comuni includono:
- stanchezza e malessere generale;
- febbre;
- nausea e vomito;
- dolore addominale;
- ittero (colorazione giallastra della pelle e degli occhi).
La trasmissione avviene principalmente per via oro-fecale, spesso attraverso il consumo di acqua o alimenti contaminati.
Pertanto, in presenza di casi sospetti, si rivela di sostanziale e urgente importanza prestare attenzione alle norme igieniche e alla sicurezza alimentare.
Il periodo di incubazione va dai 15 ai 50 giorni (media 28), dato fondamentale per spiegare la difficoltà del tracciamento alimentare.
Epatite A: perché i frutti di mare sono sotto osservazione?
Un elemento che accomuna diversi casi emersi in Calabria riguarda il consumo di frutti di mare. Molluschi come cozze e vongole possono infatti accumulare virus e batteri presenti nell’acqua, diventando potenziali veicoli di infezione se non adeguatamente controllati o cotti.
In particolare, il rischio aumenta quando:
- i prodotti vengono consumati crudi;
- la conservazione non rispetta la catena del freddo;
- provengono da acque contaminate o non controllate.
Cosa fare per proteggersi dalle Epatite A: le raccomandazioni
In questa fase, gli esperti invitano alla prudenza senza allarmismi. Alcune semplici misure possono ridurre significativamente il rischio di contagio:
- lavare accuratamente le mani;
- evitare il consumo di frutti di mare crudi;
- cuocere bene gli alimenti; acquistare prodotti da filiere controllate;
- prestare attenzione alla conservazione degli alimenti.
La situazione resta sotto monitoraggio, e il quadro attuale suggerisce un’origine alimentare ancora da confermare con certezza.
Intanto, prevenzione e attenzione incarnano le armi più efficaci evitare disastri epidemiologici.
Fonti:
Cosenza channel - Epatite A, sei casi sotto osservazione anche a Cosenza: Annunziata in monitoraggio