Quante volte si è sentito dire che la frutta dopo i pasti fa male, che lo zucchero bianco è veleno oppure che il glutine dovrebbe essere eliminato dalla dieta di tutti, celiaci e non?
Sono convinzioni diffusissime, rimbalzano sui social, vengono condivise in famiglia, diventano regole non scritte che finiscono per influenzare la spesa al supermercato e le scelte quotidiane a tavola. Il problema è che, nella gran parte dei casi, si tratta di vere e proprie "bufale", e a dirlo non è l'Istituto Superiore di Sanità.
L'ISS scende in campo contro la disinformazione alimentare
L'Istituto Superiore di Sanità ha lanciato il questionario "Bufale nel piatto: riconoscere le fake news sull'alimentazione", un breve test di cinque domande elaborato dal Reparto Alimentazione, Nutrizione e Salute, che prende spunto da alcune delle notizie false più diffuse.
Non si tratta di un semplice quiz divulgativo. Come sottolinea Laura Rossi, direttrice del Reparto Alimentazione, Nutrizione e Salute dell'ISS, l'obiettivo non è solo testare le conoscenze, ma anche stimolare un approccio più critico verso ciò che si legge online. Un approccio che rivela quanto il problema sia sentito a livello istituzionale: non basta smentire le bufale, bisogna aiutare i cittadini a sviluppare gli anticorpi per riconoscerle autonomamente.
Le credenze più diffuse: vere o false?
Tra le domande del questionario figurano affermazioni come "Non si deve mangiare frutta dopo i pasti" oppure "Il glutine è dannoso solo per chi è celiaco". Proprio quest'ultima è forse la bufala più pericolosa degli ultimi anni: l'eliminazione del glutine, diventata una moda alimentare globale, ha spinto milioni di persone senza alcuna diagnosi di celiachia o sensibilità al glutine a rinunciare a cereali integrali ricchi di fibre, vitamine e minerali, spesso sostituendoli con prodotti "gluten free" industriali, più costosi e non necessariamente più sani.
Credenze come quella sulla frutta a fine pasto o sull'eliminazione del glutine per dimagrire, alimentate dal passaparola, possono portare a effetti negativi sulla salute e condizionare pesantemente le scelte al supermercato.
Il contesto: un'infodemia che fa danni reali
Il fenomeno non è di nicchia. Secondo i dati del Censis, il 33% degli italiani cerca informazioni mediche e scientifiche in rete, incappando spesso in articoli fuorvianti e totalmente falsi in tema di alimentazione. Un italiano su tre è quindi potenzialmente esposto ogni giorno a contenuti che, se seguiti acriticamente, possono tradursi in scelte alimentari sbagliate, con ricadute concrete sulla salute nel lungo periodo.
Il web ha amplificato un fenomeno antico: la credenza popolare intorno al cibo ha sempre esistito, ma oggi una singola affermazione sbagliata può raggiungere milioni di persone in poche ore, guadagnando la patina della "verità scientifica" grazie a grafiche accattivanti e influencer seguiti da platee enormi.
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Fino al 3 giugno: un'occasione per fare la differenza
Le risposte saranno raccolte fino al 3 giugno e discusse il 5 giugno durante il convegno "Fake news, paure e fiducia: sicurezza alimentare e nutrizione nell'era dell'infodemia", in presenza all'ISS e anche online
Partecipare al sondaggio significa contribuire a una fotografia reale del livello di consapevolezza degli italiani, un dato prezioso che servirà agli esperti per calibrare meglio le campagne di informazione future. L'ISS invita tutti i partecipanti a rispondere anche alla domanda aperta, indicando un argomento che si desidera approfondire.
Il questionario è rapido, gratuito e accessibile a tutti: bastano pochi minuti per scoprire quante di quelle "regole" ritenute vere siano in realtà miti da sfatare, e per iniziare a guardare con occhi più critici il prossimo titolo allarmistico sul cibo che comparirà nel proprio feed.
Fonti
- Istituto Superiore di Sanità (ISS) - Bufale nel piatto, l’Iss lancia un sondaggio su alimentazione e fake news
- Istituto Superiore di Sanità (ISS) - Falsi miti e bufale