Il 25 aprile si celebra il World Malaria Day: l'OMS fa il punto su una malattia che nel 2024 ha causato oltre 600.000 morti nel mondo, la maggior parte bambini under 5.
Grazie alle estese campagne di profilassi e all'approvazioni dei primi vaccini sono stati fatti grandi passi avanti, ma emergono nuove minacce: i tagli ai finanziamenti internazionali e la resistenza ai farmaci rischiano di vanificare decenni di progressi.
Cos'è la Giornata Mondiale contro la Malaria e perché si celebra il 25 aprile
Ogni anno il 25 aprile il mondo si ferma per ricordare una delle malattie infettive più letali della storia. La Giornata Mondiale contro la Malaria, istituita dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica, mobilitare risorse e fare il punto sui progressi nella lotta a questa infezione parassitaria trasmessa dalle zanzare del genere Anopheles.
La malaria è causata da parassiti microscopici chiamati Plasmodium, in particolare P. falciparum, il più pericoloso, che entrano nel sangue attraverso la puntura di zanzara e attaccano i globuli rossi. È una malattia in gran parte curabile e prevenibile, eppure continua a mietere centinaia di migliaia di vittime ogni anno, soprattutto nei Paesi a basso reddito dell'Africa subsahariana.
I numeri del 2024: più casi, più morti
Il quadro che emerge dall'ultimo World Malaria Report dell'OMS, pubblicato a dicembre 2025, è preoccupante. Nel 2024 si sono registrati circa 282 milioni di casi di malaria nel mondo e 610.000 decessi, circa 9 milioni di casi in più rispetto all'anno precedente.
Tre paesi, Madagascar, Etiopia e Yemen, hanno contribuito per circa l'58% all'aumento dei decessi registrato tra il 2023 e il 2024. La Regione africana dell'OMS rimane la più colpita: circa il 95% dei decessi globali si concentra in quest'area, con la maggioranza dei morti tra i bambini sotto i 5 anni di età.
In Italia la situazione è diversa, ma non trascurabile: nel periodo post-pandemico si è registrato un aumento dei casi importati, 596 nel 2022, 798 nel 2023, con un tasso di letalità in crescita rispetto agli anni precedenti. Si tratta quasi esclusivamente di persone che provenivano da paesi dove l'infezione è endemica.
I progressi che danno speranza: vent'anni di risultati e i nuovi vaccini
Nonostante i dati allarmanti, la prospettiva storica restituisce un quadro di progressi reali. Dal 2000 a oggi, si stima che nel mondo siano stati evitati 2,3 miliardi di casi di malaria e 14 milioni di morti, incluso 1 milione di vite salvate nel solo 2024.
La frontiera più avanzata nella lotta alla malaria sono oggi i vaccini. L'OMS raccomanda due vaccini, RTS,S e R21, per i bambini tra i 5 e i 17 mesi di vita nelle aree endemiche: entrambi hanno ridotto i casi di malaria di oltre il 50% nel primo anno dopo la vaccinazione, con un'efficacia che sale fino al 75% se somministrati in modo stagionale.
Ad oggi, 25 Paesi africani hanno introdotto i vaccini contro la malaria nei propri programmi di immunizzazione infantile, raggiungendo ogni anno oltre 10 milioni di bambini.
Sul fronte dei farmaci, a novembre 2025 è arrivata un'ulteriore buona notizia: un nuovo trattamento chiamato ganaplacide-lumefantrina (GanLum), sviluppato da Novartis in collaborazione con Medicines for Malaria Venture, ha ottenuto risultati positivi nella sperimentazione di fase 3 e potrebbe essere sottoposto alle autorità regolatorie per l’approvazione nel 2026.
Sarebbe il primo farmaco antimalarico non basato sull'artemisinina in 25 anni, con la capacità potenziale di agire anche contro i parassiti resistenti
Le nuove minacce: resistenza ai farmaci e tagli ai finanziamenti
La resistenza parziale all'artemisinina, il principale farmaco antimalarico, è stata confermata o sospettata in almeno 8 Paesi africani, con segnali di ridotta efficacia anche dei farmaci usati in combinazione con essa.
A complicare ulteriormente lo scenario, nel 2024 i finanziamenti disponibili per la lotta alla malaria hanno subito tagli drastici. I tagli da parte di alcuni tra i principali Paesi donatori rischiano di frenare proprio nei momenti più delicati le campagne di distribuzione di zanzariere, farmaci e vaccini.
Cosa possono fare i viaggiatori e i cittadini
Per chi si trova in Italia, la malaria non è un rischio nella vita quotidiana. Tuttavia, per chi si reca in aree tropicali o subtropicali endemiche, come molti Paesi dell'Africa subsahariana, l'Asia meridionale o alcune zone dell'America Latina, la prevenzione è fondamentale.
I consigli degli esperti includono: consultare il proprio medico di base un centro specializzato in malattie tropicale o anche il centro vaccinale della propria ASL di appartenenza, prima della partenza per valutare la profilassi farmacologica, utilizzare zanzariere trattate con insetticida durante il sonno, indossare indumenti a maniche lunghe nelle ore serali e applicare repellenti cutanei a base di DEET.
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Le prospettive future
La lotta alla malaria si trova a un crocevia. Da un lato, strumenti innovativi come i vaccini e i nuovi farmaci offrono un'opportunità senza precedenti per ridurre drasticamente la mortalità. Dall'altro, la resistenza parassitaria e la crisi dei finanziamenti internazionali minacciano di erodere i progressi raggiunti in vent'anni.
Come sottolineato dall'OMS in occasione di questa Giornata Mondiale, servono leadership politica, investimenti sostenuti e un impegno collettivo per non perdere terreno contro una malattia che, ogni anno, continua a portarsi via mezzo milione di vite umane, la maggior parte delle quali bambini.
Fonti