Negli ultimi anni il tempo trascorso davanti a uno schermo non è più un dettaglio marginale dello stile di vita, soprattutto tra i giovani adulti: le abitudini digitali sono sempre più implicate all’interno delle routine alimentari, del sonno, del movimento e del benessere in generale.
È proprio in questo contesto che si inserisce uno studio, pubblicato sulla rivista scientifica Nutrition, che ha analizzato il legame tra l’uso dei videogiochi e alcuni indicatori di salute.
L’obiettivo non era demonizzare il gaming, ma capire se – e in che modo – un’esposizione prolungata potesse associarsi a comportamenti meno favorevoli dal punto di vista nutrizionale e metabolico.
Ecco cosa è emerso.
Videogames e stile di vita sano
Lo studio nasce da una domanda semplice solo in apparenza: giocare spesso ai videogiochi è associato a uno stile di vita meno sano?
Gli autori hanno cercato di rispondere osservando diversi parametri:
- qualità complessiva della dieta;
- indice di massa corporea (BMI);
- livello di attività fisica;
- qualità del sonno.
L’attenzione non era rivolta al contenuto dei videogiochi, ma al tempo settimanale dedicato al gaming, considerato come possibile indicatore di sedentarietà e di scelte alimentari disfunzionali.
Si tratta di uno studio osservazionale trasversale, basato su questionari auto-compilati.
Il campione era composto da 317 studenti universitari australiani, una fascia d’età particolarmente interessante perché spesso caratterizzata da autonomia alimentare recente, orari irregolari e carichi cognitivi elevati.
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Ai partecipanti è stato chiesto di fornire informazioni su:
- numero di ore settimanali dedicate ai videogiochi;
- abitudini alimentari, valutate tramite un punteggio di qualità della dieta;
- livello di attività fisica;
- durata e qualità del sonno;
- peso e altezza per il calcolo del BMI.
Il gaming è stato, poi, suddiviso in fasce di esposizione, con particolare attenzione a chi superava le 10 ore settimanali di gioco.
L'impatto su sonno, sedentarietà e dieta
I dati raccolti mostrano che gli studenti che dedicavano più di 10 ore a settimana ai videogiochi tendevano a presentare:
- una qualità della dieta inferiore, con minore adesione alle linee guida nutrizionali – con un BMI mediamente più alto rispetto ai non gamer o ai gamer occasionali;
- livelli di attività fisica più bassi;
- una qualità del sonno peggiore, sia in termini di durata che di continuità.
Un aspetto rilevante è che queste associazioni restavano significative anche dopo aver corretto i dati per fattori come età, sesso e alcune variabili di stile di vita.
In altre parole, il tempo dedicato ai videogiochi emerge come fattore indipendente associato a comportamenti meno salutari.
Dieta e gaming: un legame sottovalutato
Uno degli elementi più interessanti dello studio riguarda l’alimentazione. Chi giocava di più tendeva a seguire una dieta meno equilibrata, caratterizzata da:
- maggiore consumo di snack ad alta densità calorica;
- minore assunzione di frutta e verdura;
- pattern alimentari irregolari, spesso legati a sessioni di gioco prolungate.
Non si tratta necessariamente di “mangiare male” in senso assoluto, ma di un contesto che favorisce scelte rapide, poco pianificate e spesso caloriche. Il gaming, soprattutto quando si prolunga nelle ore serali, sembra interferire con la struttura dei pasti e con l’attenzione al cibo.
Attività fisica e sedentarietà
Come prevedibile, il tempo dedicato ai videogiochi risulta inversamente proporzionale al livello di attività fisica. Lo studio non suggerisce che i gamer non si muovano affatto, ma indica una riduzione complessiva del movimento settimanale.
Questo aspetto è particolarmente rilevante in età universitaria, una fase in cui si consolidano abitudini destinate spesso a protrarsi nel tempo. Anche una moderata riduzione dell’attività fisica, se cronica, può avere effetti sul metabolismo e sulla composizione corporea.
Sonno e ritmo circadiano
Un altro punto critico riguarda il sonno. Gli studenti che giocavano più a lungo riferivano:
- maggiore difficoltà ad addormentarsi;
- sonno meno ristoratore;
- orari di riposo più irregolari.
Il legame tra esposizione agli schermi, stimolazione cognitiva e alterazione del ritmo circadiano è ben documentato. Questo studio conferma che il gaming intenso può contribuire a un peggioramento della qualità del sonno, con possibili ripercussioni su concentrazione, umore e rendimento accademico.
Un legame da non ignorare
È fondamentale chiarire fin da subito che lo studio non dimostra un rapporto di causa-effetto: non è possibile dire che i videogiochi “causino” un peggioramento della salute. È altrettanto plausibile che persone con abitudini già meno strutturate siano più inclini a passare molte ore a giocare.
Gli stessi autori sottolineano i limiti tipici degli studi trasversali:
- dati auto-riferiti;
- campione circoscritto;
- impossibilità di stabilire la direzione del rapporto.
Nonostante i limiti, la ricerca offre un messaggio chiaro: il tempo di gioco è un indicatore comportamentale da non ignorare, soprattutto in contesti di promozione della salute.
Il punto non è ridurre il gaming in sé, ma integrarlo in uno stile di vita più equilibrato, che tenga conto di un’alimentazione consapevole, movimento regolare e sonno adeguato.
Per professionisti della salute, nutrizionisti e operatori universitari, questi dati possono rappresentare una base utile per interventi mirati, realistici e non giudicanti.
Fonti:
Nutrition – Video gaming linked to unhealthy diet, poor sleep quality and lower physical activity levels in Australian University students