Il Regno Unito vuole sostituire la sperimentazione animale in ambito medico: è davvero possibile?

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Arianna Bordi
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Data articolo – 27 Marzo, 2026

primo piano delle mani di un ricercatore con i guanti che tiene in mano un topo di laboratorio

Nel panorama scientifico contemporaneo l'utilizzo degli animali rimane un pilastro per la comprensione della complessità biologica e per la garanzia di sicurezza di farmaci e vaccini.

Il Regno Unito, però, dopo la scelta analoga degli Stati Uniti, si pone all'avanguardia in questo percorso, bilanciando la necessità di scoperte mediche con un rigore etico e normativo crescente.

Il termine tecnico corretto è NAMs (New Approach Methodologies), che definisce un insieme eterogeneo di tecnologie in vitro, in silicoin chemico progettate per fornire dati di rilevanza umana superiore rispetto ai modelli murini o canini, superando il limite della variazione inter-specie.

Il quadro normativo e il principio delle 3R

La ricerca è strettamente regolata dall'Animals (Scientific Procedures) Act 1986 (ASPA), che impone un limite ferreo: l'uso di animali è consentito solo se non esistono alternative valide.

Il sistema si fonda sulla strategia delle 3R:

  • sostituzione (Replacement): preferire metodi che non utilizzino animali;
  • riduzione (Reduction): impiegare il minor numero possibile di esemplari;
  • perfezionamento (Refinement): minimizzare la sofferenza attraverso procedure avanzate.

I dati del 2024 confermano un trend in calo: con 2,64 milioni di procedure si è toccato il punto più basso dal 2001.


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La stragrande maggioranza dei test (95%) coinvolge roditori, pesci e uccelli, mentre l'uso di specie protette come cani e primati è ridotto a frazioni minime (sotto lo 0,2%), destinate quasi esclusivamente a test di sicurezza obbligatori per legge.

Sebbene il contributo degli animali sia stato finora fondamentale per comprendere la biologia e garantire la sicurezza di farmaci e prodotti chimici, il Regno Unito non intende più accettare la lentezza del cambiamento laddove l'innovazione offre già soluzioni più rapide ed efficaci.

I 5 pilastri operativi

Per tradurre la visione in realtà, il piano prevede azioni concrete e strutturate:

  • innovazione nella ricerca di scoperta: verranno potenziati gli investimenti e i criteri di approvazione dei progetti saranno più severi nel verificare l'assenza di alternative. Nascerà inoltre un Centro di ricerca traslazionale preclinica per integrare ingegneria cellulare, genomica e intelligenza artificiale;
  • validazione rapida (UKCVAM): sarà istituito il Centro britannico per la convalida dei metodi alternativi, un hub incaricato di far dialogare scienziati, industrie e legislatori per accelerare l'iter burocratico di approvazione dei nuovi test;

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  • rivoluzione dei dati e AI: il governo punta a rendere i set di dati storici (anche industriali) accessibili e interoperabili. L'obiettivo è usare l'Intelligenza Artificiale per prevedere tossicità e sicurezza dei composti, riducendo drasticamente la necessità di test in vivo;
  • diplomazia scientifica: il Regno Unito si impegna a guidare i forum internazionali, promuovendo standard globali affinché i metodi senza animali siano accettati oltre i confini nazionali;
  • trasparenza e governance: il coordinamento sarà affidato a un gruppo ministeriale presieduto dal Ministro della Scienza. I progressi saranno monitorati tramite KPI precisi e resi pubblici attraverso una dashboard accessibile a tutti.

In cosa consistono i modelli alternativi

Il vero punto di svolta risiede nei cosiddetti "metodi alternativi", un settore che si stima varrà circa 29,4 miliardi di dollari entro il 2030.

Non si tratta più solo di semplici colture cellulari in 2D, ma di tecnologie bioingegneristiche che sfidano la precisione dei modelli biologici tradizionali:

  • organoidi e organ-on-chip: micro-strutture 3D che simulano organi umani (come fegato o polmoni) per studiare metabolismo e tossicità con una specificità impossibile negli animali;
  • cellule staminali (iPSC): consentono di creare modelli di malattie partendo direttamente dalle cellule dei pazienti. L'utilizzo di iPSC permette la creazione di pazienti virtuali su chip, catturando la variabilità genetica e fenotipica della popolazione umana, un limite intrinseco dei ceppi animali inbred (geneticamente identici) utilizzati in laboratorio;
  • intelligenza artificiale e in silico: modelli matematici e algoritmi avanzati (come AlphaFold) permettono di prevedere la reazione di una proteina o la tossicità di un composto analizzando enormi database genetici (come l’UK Biobank), riducendo drasticamente la necessità di test esplorativi.

La scienza, dunque, non si chiede più se un metodo alternativo replichi esattamente lo studio animale, ma se fornisca i dati necessari per prendere decisioni sicure sulla salute umana e ambientale; il passaggio dai modelli animali ai NAMs segna un cambio di paradigma verso la Tossicologia del XXI secolo, dove il focus si sposta dall'osservazione dell'effetto avverso sull'animale (apical endpoint) alla comprensione dei Pathway di Risposta Avversa (AOP) a livello molecolare e cellulare nell'uomo.

Sfide e prospettive future

Nonostante l'entusiasmo per le nuove tecnologie, permangono dei limiti strutturali: molti enti regolatori internazionali, infatti, richiedono ancora dati su organismi completi per valutare effetti a lungo termine che i modelli in vitro non possono ancora simulare.


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Inoltre, il Rapporto Rawle del 2023 ha evidenziato la necessità di colmare le lacune conoscitive di chi deve approvare i protocolli di ricerca, promuovendo una maggiore adozione delle alternative già validate.

Fonti:

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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