Imparare dalla gravidanza per combattere le dipendenze: il ruolo insospettabile di un ormone

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Arianna Bordi

Data articolo – 25 Marzo, 2026

Una scienziata osserva campioni biologici al microscopio in un laboratorio di scienze applicate. Ritratto di un ingegnere di laboratorio caucasico in camice bianco seduto di spalle alla telecamera.

Perché, dopo una serata di eccessi, il solo pensiero dell'alcol ci provoca un senso di rifiuto? La risposta potrebbe risiedere in un sofisticato meccanismo di sopravvivenza scolpito dall'evoluzione.

Sebbene la neurobiologia classica si sia concentrata su neurotrasmettitori come il GABA o il glutammato, la ricerca recente sta svelando un livello di controllo sistemico parallelo: gli ormoni derivati dal fegato.

Il GDF15: un messaggero di vulnerabilità

L'alcol, con i suoi effetti tossici sulle cellule e i rischi teratogeni per il feto, ha agito per millenni come una pressione selettiva, spingendo il nostro organismo a sviluppare sistemi di "feedback negativo" per limitarne l'assunzione.

Proprio come il senso di sazietà ci ferma davanti a un pasto troppo abbondante, esistono segnali endocrini che avvertono il cervello quando l'esposizione all'alcol diventa pericolosa.

Nel panorama della ricerca scientifica, accanto all'ormone FGF21, già noto per la sua capacità di ridurre il desiderio di etanolo, emerge oggi un nuovo protagonista: il GDF15 (Growth Differentiation Factor 15).

In condizioni normali circola a livelli bassi, ma sale alle stelle in situazioni di estrema vulnerabilità fisiologica, come il cancro o la gravidanza.

Lo studio evidenzia dati notevoli: negli esseri umani affetti da dipendenza da alcol i livelli di GDF15 sono paragonabili a quelli di una donna incinta; non si tratta di una risposta acuta, ma di una reazione al consumo cronico e pesante.

undefined

Ciò suggerisce che non provochi un'avversione immediata, ma agisca piuttosto come un regolatore a lungo termine, modificando le preferenze neurali e il valore di "ricompensa" che il cervello associa all'alcol.

Il GDF15, infatti, appartiene alla superfamiglia del TGF-beta: non è solo un "messaggero di vulnerabilità", ma una citochina dello stress cellulare che agisce sul tronco encefalico.

Gravidanza e protezione naturale

Un aspetto affascinante riguarda il ruolo di questo ormone durante la gestazione: prodotto dai trofoblasti placentari, l'ormone inonda la circolazione materna.

Livelli altissimi di GDF15 in gravidanza sono, infatti, la causa biologica accertata della nausea e del vomito gravidico

Genetica e meccanismi d'azione del recettore

Analizzando i dati della UK Biobank, i ricercatori hanno scoperto che chi possiede una rara variante genetica che "disattiva" il recettore del GDF15 (GFRAL) tende a consumare più alcol.

Poiché questa variante non influenza l'indice di massa corporea, sembra che l'effetto sia specifico per il comportamento legato all'alcol e non un semplice riflesso del metabolismo energetico generale.


Per rimanere aggiornato sulle ultime news di salute, seguici su Google Discover.


A livello molecolare, è stato osservato che il recettore GFRAL necessita di un "partner”: lo studio ha, infatti, rivelato un dettaglio inedito, ossia che la presenza di GFRAL stabilizza la forma matura di RET sulla membrana cellulare, ottimizzando la ricezione del messaggio ormonale.

La sfida della dipendenza: resistenza o compenso?

Se il GDF15 serve a limitare l'alcol, allora, perché chi è dipendente continua a bere nonostante i livelli altissimi di questo ormone?

Esistono due ipotesi non escludenti:

  1. segnale sopraffatto: il feedback del GDF15 è presente, ma viene "zittito" dai circuiti motivazionali e dai cambiamenti neurobiologici della dipendenza;
  2. resistenza funzionale: proprio come nel diabete di tipo 2, il corpo diventa sordo all'insulina, nel disturbo da uso di alcol il cervello potrebbe diventare resistente al GDF15.

Prospettive terapeutiche per il futuro

Dunque, si potranno usare analoghi del GDF15 per trattare la dipendenza? In futuro sì, perché, anche in presenza di una resistenza ormonale, dosi farmacologiche ad hoc potrebbero superare il blocco, proprio come l'insulina esogena aiuta i diabetici.

Gli scienziati, però, invitano alla cautela: i dati sui roditori, infatti, mostrano effetti sul peso molto più marcati rispetto all'uomo, inoltre l'autodichiarazione del consumo di alcol negli studi umani può essere imprecisa.


Potrebbe interessarti anche:


Nonostante ciò, il GDF15 si conferma come un pilastro fondamentale nella comunicazione tra fegato e cervello, un guardiano che cerca di proteggerci dai nostri stessi eccessi.

Fonti:

bioRxiv - A loss-of-function variant in GFRAL associates with increased alcohol consumption in humans

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.