Infarto e ictus, la regola degli 11 minuti spiegata bene

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Emanuela Spotorno
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Data articolo – 27 Marzo, 2026

persone fanno attività fisica sul tappetino, in palestra

Dormire un po’ di più, muoversi qualche minuto in più e migliorare leggermente la dieta: non servono cambiamenti radicali per prendersi cura del cuore

È quanto suggerisce un nuovo studio pubblicato sull’European Journal of Preventive Cardiology, secondo cui anche variazioni minime e combinate nello stile di vita possono contribuire a ridurre il rischio di infarto, ictus e scompenso cardiaco. Un approccio semplice e più sostenibile per molte persone.

Cosa dice lo studio

La ricerca, coordinata da Nicholas A. Koemel ed Emmanuel Stamatakis dell’Università di Sydney, ha analizzato i dati di oltre 53.000 adulti del database UK Biobank, seguiti per circa 8 anni. Durante il periodo di osservazione si sono verificati più di 2.000 eventi cardiovascolari maggiori, tra cui infarti, ictus e casi di scompenso cardiaco.

Gli studiosi hanno valutato insieme tre comportamenti chiave per la salute, riassunti con l’acronimo SPAN:

  • sleep (sonno) 
  • physical activity (attività fisica) 
  • nutrition (alimentazione) 

Il dato più interessante riguarda proprio le variazioni minime: rispetto ai livelli più bassi, aumentare il sonno di circa 11 minuti al giorno, l’attività fisica di 4-5 minuti e migliorare leggermente la dieta (equivalente, ad esempio, a una piccola porzione in più di verdure) è risultato associato a una riduzione del 10% del rischio di eventi cardiovascolari maggiori.


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Quando questi comportamenti sono ottimali insieme, circa 8-9 ore di sonno, attività fisica regolare e una dieta equilibrata, il rischio può ridursi anche fino al 57% rispetto ai livelli più bassi.

Perché sonno, movimento e dieta sono collegati

Sonno, attività fisica e alimentazione non agiscono in modo isolato, ma sono strettamente interconnessi.

Dormire poco, ad esempio, può alterare gli ormoni della fame e portare a scelte alimentari meno sane. Allo stesso tempo, la sedentarietà può peggiorare la qualità del sonno, mentre una dieta squilibrata può influenzare energia e metabolismo.

Questi fattori condividono anche alcuni meccanismi biologici che aumentano il rischio cardiovascolare, tra cui:

  • aumento della pressione arteriosa;
  • infiammazione cronica;
  • alterazioni della glicemia;
  • disfunzione dei vasi sanguigni.

Intervenire su tutti e tre contemporaneamente, anche con piccoli passi, può quindi avere un effetto cumulativo sulla salute del cuore.

Cosa significa per la salute delle persone

Il messaggio più importante dello studio è che la prevenzione può essere accessibile e realistica.

Le linee guida raccomandano, ad esempio, almeno 150 minuti di attività fisica a settimana e 7-9 ore di sonno per notte. Tuttavia, molte persone fanno fatica a raggiungere questi obiettivi.

Secondo i ricercatori, puntare su piccoli cambiamenti combinati può essere più efficace nel lungo periodo rispetto a tentativi drastici e difficili da mantenere.

Alcuni esempi pratici:

  • andare a letto 10-15 minuti prima;
  • evitare di esporsi a schermi luminosi prima di coricarsi, per facilitare il sonno;
  • fare una breve passeggiata quotidiana;
  • aggiungere una porzione di verdure ai pasti;
  • ridurre il tempo sedentario durante la giornata.

Anche se possono sembrare interventi minimi, la loro costanza nel tempo è ciò che fa la differenza.

Rischi, limiti e raccomandazioni degli esperti

È importante sottolineare che si tratta di uno studio osservazionale: questo significa che mostra un’associazione tra comportamenti e rischio cardiovascolare, ma non dimostra un rapporto diretto di causa-effetto, inoltre:

  • la dieta è stata valutata tramite questionari, meno precisi rispetto ai dati raccolti con dispositivi indossabili; 
  • i risultati si basano su una popolazione specifica (UK Biobank), che potrebbe non rappresentare perfettamente tutta la popolazione generale.

Gli stessi autori invitano quindi a interpretare i dati con cautela e a non considerare questi numeri come una “ricetta universale”.

Gli esperti ricordano anche che la prevenzione cardiovascolare dipende da molti fattori, tra cui:

  • fumo;
  • pressione alta; 
  • diabete;
  • predisposizione genetica.

Per questo motivo, in presenza di condizioni di rischio o malattie già diagnosticate, è sempre consigliabile confrontarsi con il proprio medico.


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Prospettive future e consigli pratici

Lo studio apre la strada a un approccio più moderno alla prevenzione: non più solo grandi obiettivi difficili da raggiungere, ma piccoli cambiamenti sostenibili nel tempo.

In futuro, strategie di salute pubblica potrebbero puntare proprio su questo modello, più vicino alla vita quotidiana delle persone. Nel frattempo, alcuni consigli semplici:

  • cercare di mantenere orari regolari di sonno; 
  • muoversi ogni giorno, anche per pochi minuti in più;
  • migliorare gradualmente la qualità della dieta;
  • evitare lunghi periodi di sedentarietà.

Non serve cambiare tutto per proteggere il cuore: anche piccoli passi, se fatti insieme e mantenuti nel tempo, possono contribuire a ridurre il rischio di infarto e ictus.

Fonti

European Journal of Preventive Cardiology  - Combined variations in sleep, physical activity, and nutrition and the risk of major adverse cardiovascular events

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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