La “tosse dei 100 giorni” continua a essere sottovalutata negli adulti: perché la pertosse è ancora così contagiosa

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 08 Maggio, 2026

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Molte persone associano la pertosse all’infanzia, ma in realtà questa infezione continua a colpire anche gli adulti e spesso passa inosservata. Il problema è che, nelle prime fasi, i sintomi assomigliano molto a quelli di una normale infezione respiratoria e questo porta frequentemente a diagnosi tardive o sbagliate.

La pertosse, conosciuta anche come “tosse dei 100 giorni”, è causata dal batterio Bordetella pertussis ed è altamente contagiosa. Secondo alcune ricerche bastano circa 140 cellule batteriche per provocare l’infezione.

Il batterio si diffonde attraverso le goccioline respiratorie espulse con tosse e starnuti. Una volta inalate da un’altra persona, queste particelle possono depositarsi nel naso, nella gola e nelle vie respiratorie, dando inizio all’infezione.

Il segreto della 'tosse dei 100 giorni' risiede nella tossina pertossica e nella citotossina tracheale. Una volta che il batterio aderisce alle cellule dell'albero respiratorio, queste tossine paralizzano letteralmente le ciglia vibratili, i minuscoli 'spazzini' che muovono il muco verso l'esterno. Senza questo movimento naturale, il muco si accumula e il corpo è costretto a ricorrere a colpi di tosse violenti e spasmodici per tentare di liberare i bronchi. Il danno alle ciglia è così profondo che la tosse persiste per settimane anche dopo che gli antibiotici hanno eliminato il batterio, semplicemente perché l'organismo deve attendere la rigenerazione del tessuto respiratorio.

I sintomi cambiano nel tempo

I medici dividono normalmente la pertosse in tre fasi principali.

La prima è quella iniziale, chiamata fase catarrale. Qui la malattia assomiglia quasi del tutto a un raffreddore. Possono comparire naso chiuso, febbre lieve e una tosse ancora moderata che tende però a peggiorare progressivamente. Questa fase dura in genere da una a due settimane.


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Successivamente arriva la fase più intensa, caratterizzata da forti accessi di tosse incontrollabile. Nei bambini piccoli compare spesso il classico “urlo” inspiratorio che dà il nome inglese alla malattia, il famoso “whoop”. Negli adulti, però, questo suono è spesso assente, rendendo più difficile riconoscere il disturbo.

La tosse può protrarsi per settimane, tanto che alcuni studi riportano una durata media di circa 54 giorni. In molti casi gli attacchi diventano più forti durante la notte e possono provocare vomito, affaticamento estremo e disturbi del sonno.

Perché negli adulti viene spesso confusa con altre infezioni

Uno dei problemi principali è che i sintomi iniziali della pertosse si sovrappongono a quelli di molte altre malattie respiratorie, compresi influenza, RSV e COVID-19.

Secondo alcune stime citate dagli studiosi, il tasso di diagnosi errate potrebbe arrivare addirittura al 95% in determinati contesti.

Esistono però alcuni segnali che possono aiutare a distinguere la pertosse da altre infezioni. La tosse tende infatti a manifestarsi con crisi improvvise molto intense, peggiora di notte e può essere abbastanza forte da provocare nausea o vomito. Inoltre, la febbre spesso è assente oppure rimane molto bassa.

Gli antibiotici funzionano, ma il tempo è importante

Essendo causata da un batterio, la pertosse può essere trattata con antibiotici. Il problema è che questi farmaci risultano particolarmente utili soprattutto nelle prime fasi della malattia.

Se somministrati precocemente, gli antibiotici possono ridurre la durata della contagiosità e limitare la gravità dei sintomi. In assenza di trattamento, una persona può restare contagiosa fino a 21 giorni dall’inizio della tosse. Con una terapia adeguata, invece, il periodo infettivo si riduce generalmente a circa 48 ore dall’inizio degli antibiotici.

Il vaccino protegge, ma non elimina completamente il rischio

La vaccinazione resta uno degli strumenti più importanti contro la pertosse perché riduce notevolmente il rischio di forme gravi. Tuttavia, non impedisce sempre l’infezione.

Con il tempo la protezione immunitaria tende infatti a diminuire. Questo significa che anche persone vaccinate possono ammalarsi, seppur spesso con sintomi meno intensi.

Negli ultimi anni molti Paesi hanno inoltre sostituito i vecchi vaccini “a cellule intere” con quelli acellulari, che utilizzano soltanto alcune proteine del batterio. Questi vaccini provocano meno effetti collaterali, ma secondo alcuni ricercatori potrebbero garantire una protezione più breve.

Le complicazioni possono essere pesanti

Per molti adulti la pertosse rappresenta una malattia lunga e debilitante ma gestibile. In altri casi, però, le complicazioni possono diventare importanti.

Gli studi indicano che quasi il 30% degli adulti infetti sviluppa problemi secondari. Tra i più frequenti c’è la polmonite, favorita anche dal fatto che il batterio danneggia le ciglia microscopiche che aiutano i polmoni a eliminare muco e agenti patogeni.

La tosse persistente può inoltre provocare conseguenze fisiche dirette. Sono comuni affaticamento, vomito, incontinenza urinaria e dolore toracico. Nelle persone anziane o con ossa più fragili possono verificarsi perfino fratture costali.

In casi più rari sono stati segnalati pneumotorace — cioè il collasso parziale del polmone — danni alle corde vocali, ernie e perfino lesioni ai vasi sanguigni che possono aumentare il rischio di ictus.

Chi rischia di più

Alcune categorie risultano più vulnerabili alle complicazioni. Tra queste ci sono persone con problemi respiratori cronici, obesità, sistema immunitario indebolito, asma o abitudine al fumo.

Anche i neonati, le donne in gravidanza e gli anziani rappresentano gruppi particolarmente delicati, motivo per cui gli esperti invitano a non sottovalutare mai una tosse persistente che dura settimane.

Quando è il caso di rivolgersi a un medico

Secondo gli specialisti, il principale campanello d’allarme è una tosse intensa che compare a crisi, peggiora di notte e continua per molto tempo senza migliorare.

Chi presenta questi sintomi dovrebbe consultare un medico, soprattutto se vive con bambini piccoli, donne incinte o persone fragili.

La pertosse continua, infatti, a circolare molto più di quanto si pensi e, proprio perché negli adulti spesso non presenta i sintomi “classici”, rischia di passare inosservata fino a quando la malattia è già in fase avanzata.

FONTI:

ScienceAlert - The '100-Day Cough' Often Missed in Adults Is Highly Contagious

The Conversation - The ‘100‑day cough’ that adults often miss

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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