Sigarette più care da maggio 2026: quanto costano adesso

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Mattia Zamboni
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Data articolo – 06 Maggio, 2026

Una donna che spezza in due parti una sigaretta

Il costo delle sigarette in Italia continua a salire, senza interruzioni. Dopo i rincari registrati nel primo trimestre del 2026 e il precedente aumento di metà aprile, una nuova ondata di incrementi è entrata in vigore il 6 maggio, confermando una strategia fiscale ormai chiara: rendere progressivamente più oneroso il consumo di tabacco, in tutte le sue forme.

Una dinamica che si inserisce in un contesto più ampio, segnato da inflazione e pressione sui beni di consumo, ma che nel caso delle sigarette risponde anche a obiettivi di salute pubblica e sostenibilità del sistema sanitario.

Nuovi aumenti: quanto costano oggi sigarette e sigari

Gli ultimi aggiornamenti pubblicati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli riguardano una parte selezionata del mercato, ma indicano una direzione precisa.

Gli aumenti coinvolgono circa il 12% dei marchi disponibili, con rincari medi compresi tra 10 e 50 centesimi a confezione.

Nel dettaglio:

  • alcune varianti del marchio Corset raggiungono i 5,70 euro a pacchetto;
  • i prodotti The King oscillano tra 5,30 e 5,40 euro;
  • la media degli aumenti si attesta intorno ai 20/30 centesimi.

Se per le sigarette tradizionali gli incrementi restano contenuti, il discorso cambia radicalmente per i sigari, che risultano i più colpiti da questa tranche.


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In diversi casi si registrano aumenti significativi, con prezzi che:

  • partono da circa 8 euro;
  • superano anche i 1.500 euro per alcune confezioni premium.

Marchi storici e prodotti di fascia alta entrano quindi nel mirino della nuova fiscalità, segno di una strategia che non distingue più tra consumo occasionale e prodotti di nicchia.

Accise in crescita fino al 2028: il piano del governo

Gli aumenti non sono episodici, al contrario, rientrano in un piano pluriennale definito dalla Legge di Bilancio 2026, che prevede un incremento progressivo della tassazione sul tabacco fino al 2028.

Secondo le stime:

  • l’accisa sulle sigarette passerà da 29,50 euro per 1.000 unità nel 2025 a 38,50 euro nel 2028;
  • aumenteranno anche le imposte su sigaretti e tabacco trinciato;
  • verranno aggiornati i coefficienti per i prodotti a tabacco riscaldato.

Anche le sigarette elettroniche saranno coinvolte:

  • i liquidi con nicotina saranno tassati fino al 22% entro il 2028;
  • quelli senza nicotina arriveranno al 17%.

L’obiettivo è esplicito: uniformare il carico fiscale su tutte le forme di consumo, eliminando le differenze tra combustione tradizionale e dispositivi elettronici.

Impatto economico: quanto incasserà lo Stato

L’inasprimento delle accise garantirà un aumento consistente delle entrate fiscali. Le previsioni indicano un gettito aggiuntivo di circa 1,47 miliardi di euro nel triennio 2026-2028.

Nel dettaglio:

  • 213 milioni nel 2026;
  • 465,8 milioni nel 2027;
  • 796,9 milioni nel 2028.

Numeri che si aggiungono a un sistema già altamente redditizio: ogni anno, la tassazione sul tabacco porta nelle casse pubbliche circa 15 miliardi di euro.La mano di una persona che rifiuta una sigaretta offerta

Una parte di queste risorse, nelle intenzioni dichiarate, dovrebbe essere destinata al rafforzamento della prevenzione e alla gestione delle patologie correlate al fumo.

La campagna “5 euro contro il fumo”: proposta e obiettivi

Parallelamente alla leva fiscale, si fa strada anche un’iniziativa di natura legislativa. La campagna 5 euro contro il fumo, promossa da importanti realtà scientifiche come AIOM, Fondazione AIRC e Fondazione Veronesi, punta a introdurre un’ulteriore accisa fissa di 5 euro su tutti i prodotti contenenti nicotina.

L’iniziativa ha già raccolto oltre 40.000 firme, avvicinandosi alla soglia necessaria per la presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare.

Gli obiettivi sono duplici:

  • ridurre il consumo, rendendo economicamente più difficile l’accesso al tabacco;
  • finanziare il Servizio sanitario nazionale, in particolare per la cura delle patologie oncologiche e croniche legate al fumo.

Secondo i promotori, un aumento di questa entità potrebbe portare a una riduzione dei consumi fino al 37%.

Fumo in Italia: numeri che non calano

Nonostante i rincari e le campagne di sensibilizzazione, il numero di fumatori resta elevato. In Italia si stimano circa 10 milioni di consumatori, con un impatto sanitario rilevante.

Ogni anno:

  • il fumo causa circa 93.000 decessi;
  • i costi diretti e indiretti per il sistema sanitario raggiungono i 26 miliardi di euro.

Un dato particolarmente significativo riguarda i giovani. Negli ultimi quattro anni:

  • l’uso di sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato è passato dal 3,9% al 7,4%;
  • nella fascia 18-34 anni si arriva al 16,5%.

Secondo le evidenze scientifiche, questi dispositivi non stanno sostituendo il fumo tradizionale, ma si affiancano ad esso.

Il consumo combinato – sigarette classiche ed elettroniche – risulta particolarmente critico: alcune ricerche indicano un aumento fino a quattro volte del rischio di tumore ai polmoni rispetto al solo fumo tradizionale.

Donne e giovani: le categorie più esposte

Tra i trend più preoccupanti emerge quello legato alla popolazione femminile: i dati indicano che, tra il 2003 e il 2017, l’incidenza del tumore polmonare nelle donne è cresciuta dell’84,3%.

L'aumento dell'84,3% dei tumori polmonari femminili non è solo legato all'aumento delle fumatrici, ma anche a una differente suscettibilità biologica. Alcune ricerche suggeriscono che gli estrogeni possano interagire con i cancerogeni del tabacco, potenziando il danno genetico. Inoltre, le donne tendono ad avere una capacità di riparazione del DNA leggermente inferiore rispetto agli uomini per certi tipi di insulti chimici derivanti dal fumo, rendendo ogni sigaretta proporzionalmente più pericolosa.

Parallelamente, la diffusione tra i giovani segnala un cambiamento culturale: il fumo non scompare, ma si trasforma, adattandosi a nuovi dispositivi e modalità di consumo.

L’aumento dei prezzi delle sigarette e degli altri prodotti a base di nicotina non è più solo una misura economica. Si configura sempre più come uno strumento di politica sanitaria, con l’obiettivo di ridurre l’impatto del tabagismo nel lungo periodo.

Resta però un nodo centrale: l’efficacia reale di queste misure sui comportamenti dei consumatori. Se da un lato l’aumento dei costi rappresenta un deterrente, dall’altro i dati mostrano una resilienza del fenomeno, soprattutto tra le nuove generazioni.

Il prossimo triennio, con ulteriori aumenti già programmati, sarà decisivo per capire se la combinazione di pressione fiscale e campagne di prevenzione riuscirà davvero a incidere sulle abitudini degli italiani.

Fonti:

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