Lipodistrofia da insulina: un aiuto concreto dalla ricerca

Dr.ssa Elisabetta Ciccolella Farmacista
Redatto scientificamente da Dr.ssa Elisabetta Ciccolella, Farmacista |
A cura di Redazione
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Data articolo – 11 Novembre, 2015

Chi soffre di diabete lo sa. La malattia porta con sé una serie di complicanze e di disturbi che non sempre sono facili da affrontare.

Il diabete, infatti, è una malattia cronica che richiede un trattamento costante e invasivo, caratterizzato da quotidiane iniezioni di insulina, che possono causare fastidiose reazioni cutanee. Circa il 50% dei pazienti insulino-dipendenti, infatti, manifesta un disturbo, noto come lipodistrofia, che può essere considerato come una vera e propria “patologia nella patologia”.

Lipodistrofia: come riconoscerla

La lipodistrofia, ben nota ai diabetici, si manifesta chiaramente: poco a poco, si ha una variazione dell’aspetto fisico del paziente, con un eccessivo accumulo di grasso in alcune zone del corpo; risulta netta la correlazione con la terapia insulinica.

La patologia assume i contorni di un inestetismo e influisce negativamente sulla psicologia del paziente. Ma non solo: la lipodistrofia altera anche il corretto assorbimento dell’insulina nell’organismo.

Lipodistrofia e insulina: gli effetti negativi del disturbo

La patologia, dunque, rende disomogeneo l’assorbimento dell’insulina a causa di un eccesso di tessuto lipodistrofico, agendo negativamente sui livelli di glicemia nel sangue e su tutto il metabolismo. La conseguenza è la comparsa di ipo o iper glicemia, anche difficili da gestire.

Come fare per contrastare l’insorgere del disturbo?

La ricerca, a tal proposito, compie passi da gigante. Buone notizie arrivano proprio dall’Italia: il dottor Andrea Scaramuzza dell’Ospedale Luigi Sacco, in uno studio dedicato ai disturbi cutanei del diabete, ha presentato all’European Association for the Study of Diabetes di Stoccolma i risultati di una ricerca che ha coinvolto giovanissimi pazienti colpiti da diabete di tipo 1, in terapia con microinfusore.

Ciò che è emerso dall’indagine apre nuovi scenari di speranza: un trattamento a base di Elastargene 3C, una crema composta da elastina, arnica e collagene, caffeina, collagene e L-carnitina, che blocca l’insorgere della malattia e sin da subito agisce contro le piccole lesioni lasciate dalle infusioni. “Per la prima volta – afferma il dottor Scaramuzza – abbiamo messo in evidenza che l’utilizzo di Elastargene 3C una volta al giorno (alla sera) per 6 mesi, riduce la presenza delle piccole cicatrici bianche sulla pelle lasciate dal set infusionale”.

La crema ha un’azione astringente e decongestionante, utile per rigenerare, idratare e riparare la cute danneggiata, con imperfezioni.

Lo studio

Allo studio hanno preso parte 2 gruppi di pazienti, bambini e adolescenti: il primo gruppo è stato trattato con Elastargene 3C, il secondo con una terapia placebo. I risultati sono stati chiari a tutti; il 45% delle cicatrici dei pazienti del primo gruppo è scomparsa.

Un altro dato importante è legato al miglioramento del compenso glicemico dopo 6 mesi dal trattamento, di certo grazie a un miglior assorbimento dell’insulina, contrastando così anche l’insorgere della lipodistrofia.

Terapia insulinica: alcuni consigli per viverla al meglio

Vivere bene pur affrontando ogni giorno il trattamento insulinico è possibile. Ci sono, infatti, delle abitudini che possono limitare l’insorgere di rischi e complicanze, come le lipodistrofie. Ecco alcuni consigli:

  • alternare le parti del corpo dove si sceglie di effettuare l’iniezione: braccia, addome, cosce e glutei;
  • alternare anche i lati destro e sinistro del corpo;
  • spostare il punto d’iniezione di un centimetro rispetto al precedente;
  • effettuare l’iniezione nello strato di grasso sottocutaneo.

Ultimo consiglio è quello di affidarsi a uno specialista di fiducia, che saprà certamente indicare al paziente la strada migliore, quella della prevenzione.

 

 

Ultimo aggiornamento – 14 Aprile, 2020

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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