Malattie sessualmente trasmissibili in aumento: tutto su controlli e prevenzione

Dr. Stefano Messori Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Stefano Messori, Dermatologo, Medico Estetico |
A cura di Arianna Bordi

Data articolo – 09 Gennaio, 2026

Assistente di laboratorio che inserisce le provette nel supporto, primo piano focalizzato sulle provette

Il panorama epidemiologico italiano rivela una crescita trasversale delle infezioni sessualmente trasmesse. 

Il fenomeno non è biologico, ma riflette una profonda mutazione sociale: l'età del primo rapporto si abbassa, ma la consapevolezza dei rischi resta pericolosamente ferma.

Secondo lo studio internazionale HBSC (coordinato dall'ISS con l'OMS), la protezione meccanica è ancora un tabù o un optional per troppi adolescenti: a 17 anni, infatti, le percentuali di chi ha utilizzato il profilattico nell'ultimo rapporto sono allarmanti: 65,9% tra i maschi, 56,8% tra le femmine.

Facciamo, quindi, il punto con il Dr. Stefano Messori, specialista in Dermatologia e Venereologia.

IST: cosa dicono i dati più recenti

Secondo l’ultimo report del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), l’Europa affronta un'impennata critica delle infezioni sessualmente trasmissibili.

L'ultimo decennio, infatti, ha segnato un'allarmante escalation delle infezioni sessualmente trasmissibili, con una pressione epidemiologica che colpisce con forza inedita le nuove generazioni. 

Ecco come il quadro clinico europeo è drasticamente peggiorato:

  • gonorrea: registra l'incremento più vertiginoso con un +321%;
  • sifilide: i casi sono raddoppiati, segnando un netto +100%;
  • clamidia: mostra una crescita più contenuta ma costante del 13%.

Il fenomeno, inoltre, non è uniforme, ma si concentra specificamente sui giovani:

  1. target principale: la fascia 20-34 anni risulta la più esposta e colpita dai contagi;
  2. l'allerta "giovanissimi": preoccupa l'incidenza crescente tra gli adolescenti dai 15 ai 19 anni, segnale di una necessità urgente di prevenzione precoce.

Vediamo ora le risposte del Dr. Messori.

Con quale frequenza una persona sessualmente attiva dovrebbe fare screening? 

Per dare una raccomandazione precisa occorre conoscere e quantificare il tipo di rischio specifico, solitamente le linee guida raccomandano uno screening a 6-12 mesi in gruppi a rischio, ma sono linee guida generali; nella pratica si deve testare dopo ogni rischio.

I test rapidi sono affidabili quanto quelli di laboratorio?

Solitamente l’affidabilità dei test rapidi se fatti con metodiche adeguate è molto buona, può variare però il periodo finestra (quel lasso di tempo che corre tra il contatto con l’agente patogeno e la positivizzazione del test).

Esistono screening specifici di routine per diverse fasce d'età? Ci sono, invece, dei test che chiunque dovrebbe fare almeno una volta nella vita?

Per tutti coloro che hanno avuto rischi la sierologia per HIV, sifilide ed epatite C è fondamentale.

Per la popolazione under 25 è importante sempre associare uno screening per gonorrea e soprattutto per clamidia, vista la maggiore diffusione in quelle fasce d’età e l’impatto possibile sulla fertilità futura. 

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Credo che la prevenzione delle patologie HPV relate sia un tipo di screening fondamentale nel sesso femminile e in sottopopolazioni a rischio maschili (anche perché non tutti hanno eseguito vaccino specifico).

Qual è il periodo finestra per i vari test? Quando fare il controllo dopo un rapporto a rischio?

I periodi finestra si sono decisamente ridotti con i test di nuova generazione soprattutto per la diagnosi di HIV, non è però sempre possibile sapere con certezza quali siano le metodiche utilizzate.

In linea di massima per evitare di eseguire più prelievi si può eseguire una sierologia a 2 mesi e mezzo/3 mesi dall’ultimo rapporto a rischio per chiudere definitivamente ogni dubbio, se si esegue una sierologia completa a 1 mese/mese e mezzo converrebbe comunque ripeterla. Ogni test eseguito troppo a ridosso del rischio ha un tasso di falsi negativi.


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Soprattutto la convinzione che i rapporti orali non siano a rischio: non è possibile trasmettere HIV, ma per esempio sifilide e gonorrea possono sfruttare tranquillamente un rapporto orale non protetto

Per alcune patologie (come HPV) non basta nemmeno il profilattico per essere certi al 100% di evitare trasmissione: per questo il vaccino è così importante.

Forse il più grande abbaglio è pensare vi possano essere rapporti non protetti “sicuri” e che le MTS siano diffuse solo tra gruppi a rischio: spesso le patologie sessualmente trasmissibili sono asintomatiche e si può essere perfettamente inconsapevoli ed in buona fede, ma infettivi

Dunque, prima di avere rapporti non protetti testatevi e testate il partner.

Fonti:

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