Una nuova risonanza magnetica ad alte prestazioni entra nella pratica clinica e nella ricerca neuroscientifica a Torino. L’apparecchiatura è stata inaugurata il 21 ottobre alle Molinette, attraverso una collaborazione tra Università di Torino e Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza.
Si tratta di uno scanner 3 Tesla Philips MR 7700, destinato a essere utilizzato sia nelle attività diagnostiche della Neuroradiologia sia negli studi sperimentali e clinici del Neuroscience Institute of Turin.
L’investimento complessivo è di circa 1,6 milioni di euro, finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca e dalla Regione Piemonte nell’ambito del progetto INFRA+ e delle risorse PR FESR Piemonte 2021-2027.
Cosa permette di vedere la nuova risonanza magnetica
L’obiettivo non è soltanto ottenere immagini anatomiche più dettagliate, ma studiare il cervello da più punti di vista nello stesso ambiente diagnostico. Il nuovo sistema consente infatti di osservare la struttura cerebrale, analizzare l’attività funzionale, ricostruire le connessioni tra le diverse aree e studiare la perfusione, cioè il flusso di sangue che raggiunge i tessuti cerebrali.
Grazie a gradienti ad alte prestazioni e a tecniche avanzate di acquisizione e ricostruzione delle immagini, molte sequenze possono essere ottenute più rapidamente rispetto ai sistemi tradizionali.
Secondo quanto riportato dall’Università di Torino e dalla Città della Salute, i tempi di alcune acquisizioni possono ridursi fino al 50%. Il vantaggio potenziale riguarda sia il comfort dei pazienti, che possono trascorrere meno tempo all’interno del macchinario, sia l’organizzazione degli esami, con la possibilità di aumentare l’efficienza della programmazione e contribuire alla riduzione delle attese.
Il dato, però, non va interpretato come una riduzione automatica della metà della durata di qualsiasi risonanza: il beneficio dipende dal tipo di protocollo, dalle sequenze utilizzate e dalle esigenze cliniche.
Studiare il cervello come una rete di connessioni
Uno degli aspetti più interessanti della nuova infrastruttura riguarda la possibilità di combinare immagini strutturali, funzionali e di diffusione. In questo modo il cervello può essere studiato non soltanto come un insieme di aree separate, ma come una rete nella quale regioni diverse comunicano e cooperano continuamente. È un approccio particolarmente utile per approfondire funzioni complesse come percezione, memoria, emozioni e comportamento.
Le immagini potranno essere integrate con dati cognitivi, comportamentali e fisiologici, permettendo ai ricercatori di analizzare con maggiore precisione le differenze individuali e i meccanismi della plasticità cerebrale, cioè la capacità del sistema nervoso di modificarsi in seguito all’esperienza, all’apprendimento o dopo una lesione. Questo tipo di analisi può aiutare a capire non soltanto come funziona un cervello sano, ma anche quali cambiamenti si verificano nelle diverse patologie.
Dall’Alzheimer all’ictus: quali malattie saranno studiate
La nuova risonanza verrà utilizzata sia su volontari sani sia su pazienti, così da confrontare il funzionamento normale del cervello con le alterazioni associate a diverse malattie. Le applicazioni previste comprendono Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica, sclerosi multipla, epilessia, tumori cerebrali, ictus e altre patologie cerebrovascolari, oltre a diversi disturbi psichiatrici.
Uno degli obiettivi principali sarà individuare nuovi biomarcatori, cioè indicatori biologici capaci di aiutare a riconoscere una malattia, seguirne l’evoluzione o valutare la risposta a una terapia. In prospettiva, queste informazioni potrebbero contribuire alla costruzione di percorsi più personalizzati sul piano diagnostico, terapeutico e riabilitativo, soprattutto nelle patologie neurologiche nelle quali l’evoluzione clinica può essere molto diversa da una persona all’altra.
La stessa tecnologia per pazienti e ricercatori
Uno degli elementi distintivi del progetto è l’uso condiviso dell’apparecchiatura tra attività clinica e ricerca. La risonanza è di proprietà dell’Università di Torino e viene gestita dal Neuroscience Institute of Turin, ma sarà utilizzata anche per la diagnostica della Città della Salute secondo una programmazione condivisa prevista da un accordo quinquennale firmato nel marzo 2025.
Questo modello permette alla stessa infrastruttura di essere impiegata sia per gli esami dei pazienti sia per gli studi sperimentali. L’obiettivo è ridurre la distanza tra ciò che viene osservato nei laboratori di neuroscienze e ciò che può diventare utile nella pratica clinica. I ricercatori possono lavorare su tecniche e indicatori nuovi, mentre i medici possono disporre di tecnologie più avanzate per analizzare patologie già note.
Il progetto SYNTHESIS e la ricerca sul cervello
La nuova apparecchiatura fa parte del progetto SYNTHESIS dell’Università di Torino, coordinato dalla professoressa Francesca Garbarini. L’iniziativa punta a integrare tecnologie di neuroimmagine, dispositivi indossabili e piattaforme dedicate alla ricerca clinica e sociale, creando un ambiente nel quale possano collaborare competenze provenienti da discipline differenti.
L’infrastruttura non sarà riservata esclusivamente ai gruppi dell’Università di Torino. È previsto infatti anche l’accesso a ricercatori esterni e imprese, con l’obiettivo di aumentare le collaborazioni tra università, centri di ricerca e sistema produttivo. La nuova risonanza diventa quindi non soltanto un macchinario diagnostico, ma una piattaforma su cui sviluppare studi, tecnologie e applicazioni future nel campo delle neuroscienze.
Un investimento da 1,6 milioni di euro
Il costo complessivo dell’infrastruttura è di circa 1,6 milioni di euro, coperto per metà dalla Regione Piemonte attraverso il bando INFRA+ e per metà dal Ministero dell’Università e della Ricerca. L’investimento comprende una tecnologia considerata di fascia alta e pensata per essere utilizzata su più fronti, dalla diagnostica clinica alla ricerca avanzata.
Per la Città della Salute, il primo impatto concreto dovrebbe riguardare proprio l’organizzazione degli esami. La riduzione dei tempi di alcune acquisizioni potrebbe rendere più breve la permanenza dei pazienti all’interno della risonanza e permettere di utilizzare in modo più efficiente le sessioni diagnostiche, con un possibile beneficio anche sulle liste di attesa.
Più velocità, ma soprattutto più informazioni sul cervello
Il valore della nuova risonanza non riguarda quindi soltanto la possibilità di eseguire alcune acquisizioni più rapidamente. Il punto centrale è la quantità e la qualità delle informazioni che possono essere raccolte nello stesso esame, combinando struttura, attività, connessioni e perfusione cerebrale. Questo permette di osservare il cervello in modo più completo e di studiare meglio come cambiano le sue reti in presenza di una malattia.
Per i pazienti il vantaggio immediato può tradursi in esami più efficienti e potenzialmente più brevi; per la ricerca significa invece avere a disposizione uno strumento capace di seguire in maniera più precisa il funzionamento del cervello e le alterazioni associate a patologie molto diverse. L’obiettivo finale è fare in modo che le informazioni ottenute dalla ricerca possano trasformarsi, nel tempo, in diagnosi più accurate e percorsi terapeutici sempre più personalizzati.
Fonte
Università di Torino - nuova risonanza 3 Tesla