Il movimento può davvero fare la differenza nel Parkinson? Sempre più studi suggeriscono di sì: l’attività fisica non è solo un supporto, ma una vera e propria alleata nella gestione della malattia, capace di incidere sui sintomi motori e non motori e, in alcuni casi, di rallentarne l’evoluzione.
Dall’esercizio aerobico alla danza, fino ad allenamenti mirati su equilibrio e forza, muoversi in modo corretto e costante può migliorare autonomia, umore e qualità del sonno. Ma quali sono le strategie più efficaci? E come costruire un programma di attività fisica sicuro e personalizzato?
Ne abbiamo parlato con il Dr. Cosimo Linguetta, che ci guida tra evidenze scientifiche e consigli pratici per integrare il movimento nella vita quotidiana dei pazienti con Parkinson.
Ecco le domande che gli abbiamo posto:
Qual è il ruolo dell’attività fisica nella gestione del Parkinson e quanto può influire sull’evoluzione dei sintomi?
L'attività fisica svolge un ruolo fondamentale nella gestione della malattia di Parkinson con evidenze robuste che dimostrano la capacità di stabilizzare i sintomi motori e rallentare la progressione della malattia.
Uno studio recensissimo ha dimostrato che l'esercizio aerobico a intensità moderata-alta può stabilizzare i sintomi motori. In particolare, gli autori hanno visto che nell'arco di sei mesi i sintomi motori (valutati con una scala standardizzata chiamata UPDRS) non sono progrediti nel gruppo di pazienti che eseguiva regolarmente esercizi aerobici ad alta intensità, mentre peggioravano in coloro che non si allenavano.
L'esercizio fisico, inoltre, ha anche un ruolo positivo su tutti i sintomi non motori associati alla malattia, infatti, può migliorare l'umore, l'ansia e il sonno che sono spesso componenti importanti del Parkinson.
In definitiva, l'attività fisica regolare nel lungo termine è associata a un decorso clinico migliore sotto diversi aspetti.
Esistono tipi di esercizio fisico particolarmente efficaci per i pazienti con Parkinson? Se sì, quali e perché?
Come detto in precedenza, l'esercizio aerobico è particolarmente efficace nel rallentare i sintomi motori della malattia, ma non è l'unico esercizio percorribile.
Sotto il piano dell'esercizio aerobico, la danza, secondo alcune metanalisi, risulta la più efficace per il miglioramento dei sintomi motori, ma anche gli esercizi di resistenza e di equilibrio si sono dimostrati estremamente utili per rallentare la progressione della malattia riducendo il carico dei sintomi motori e non motori.
Infatti, l'allenamento di resistenza ha un impatto positivo su forza muscolare, mobilità funzionale, equilibrio e più in generale sui sintomi motori, mentre allenamento di equilibrio (come lo Yoga) è utilissimo sia per il miglioramento dell'equilibrio ma anche per i sintomi non motori come affaticamento, umore, ansia e sonno.
L'allenamento combinato (resistenza, aerobico ed equilibrio) abbraccia tutte queste pratiche e probabilmente offre i benefici migliori, ricordando che la letteratura attuale predilige un approccio personalizzato basato sulle preferenze del paziente e sulle sue reali possibilità di allenamento.
Con quale frequenza e intensità dovrebbe allenarsi una persona con Parkinson per ottenere benefici concreti?
La prima cosa da fare è cercare di aumentare il carico di lavoro fisico nella vita di tutti i giorni come, ad esempio, parcheggiare l'auto più lontana, preferire le scale all'ascensore, andare a fare la spesa a piedi, consigli che valgono anche per la popolazione generale.
Oltre a questo, compatibilmente con le condizioni mediche e fisiche del paziente, l'esercizio aerobico dovrebbe essere svolto almeno 3 volte/settimana per 30 minuti a intensità alta-moderata, discorso simile per l'allenamento di resistenza e quello di equilibrio.
L’attività fisica può aiutare anche sui sintomi non motori della malattia, come ansia, depressione o disturbi del sonno?
Certamente, come sottolineato in precedenza, l'esercizio fisico può impattare in maniera importante sui sintomi non motori.
Migliora il tono dell'umore, riduce l'ansia e migliora la qualità del sonno, che sono aspetti spesso sottovalutati ma di grande importanza per i pazienti affetti da Parkinson. Tutto questo è dovuto al rilascio di particolari mediatori neurochimici associati all'esercizio fisico.
In definitiva, l'attività fisica regolare nel lungo termine è associata a un decorso clinico migliore sotto diversi aspetti.
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Ci sono esercizi da evitare o precauzioni specifiche da tenere in considerazione per allenarsi in sicurezza?
In generale, l'allenamento fisico deve essere sempre personalizzato, supervisionato da un esperto e realizzato in condizioni di sicurezza. Inoltre, deve essere sempre compatibile con quelle che sono le patologie cardiovascolari, osteo-articolari, oltre che la gravità neurologica del paziente. È pertanto imprescindibile una corretta valutazione medica pluri-specialistica prima di intraprendere l'attività fisica e di un costante follow-up.
Tutti gli allenamenti devono tenere conto della condizione patologica di partenza, delle limitazioni e delle preferenze del paziente, puntando a rallentare la patologia e mai a creare o peggiorare le problematiche preesistenti.
Indispensabile anche il ruolo della fisioterapia che è sempre importante in tutte le tappe della patologia, ma diventa ancora più cruciale nelle fasi più avanzate di malattia in cui eseguire esercizio fisico in autonomia non risulta più praticabile.
Fonti
PubMed - The role of lifestyle interventions in symptom management and disease modification in Parkinson's disease