Durante la menopausa sono molte le donne riferiscono un aumento del grasso addominale anche in un contesto di peso stabile. Un cambiamento che spesso viene attribuito all’età o alla sedentarietà, ma é davvero così oppure vi sono motivazioni più complesse cui prestare attenzione?
Secondo una nuova revisione scientifica vi é una spiegazione biologica ben precisa: il calo degli estrogeni modifica il funzionamento del tessuto adiposo, rendendolo più infiammato e metabolicamente meno efficiente.
Ma vediamo cosa significa.
Menopausa e grasso addominale, perché il rischio metabolico aumenta anche senza ingrassare: lo studio
La revisione, pubblicata su Nature Reviews Endocrinology, ha analizzato decine di studi sperimentali e clinici sul ruolo degli estrogeni nel metabolismo del tessuto adiposo. L’obiettivo non era capire perché si ingrassa di più in menopausa, ma perché cambia il tipo di grasso e il suo impatto sulla salute.
Potrebbe interessarti anche:
Menopausa e lavoro: dati, vissuti e nuove prospettive
Gli autori chiariscono subito un punto chiave: il tessuto adiposo non è una semplice riserva energetica. È un organo endocrino e immunometabolico che dialoga con fegato, muscoli, pancreas e sistema immunitario, influenzando glicemia, infiammazione e rischio cardiovascolare.
Menopausa: perché gli estrogeni proteggono il grasso “buono”?
Secondo la review, gli estrogeni svolgono una funzione protettiva sul tessuto adiposo agendo su tre meccanismi fondamentali:
- mantengono la sensibilità all’insulina delle cellule adipose;
- limitano l’infiammazione cronica di basso grado;
- sostengono l’efficienza dei mitocondri, responsabili della gestione energetica.
Quando questi meccanismi funzionano, il tessuto adiposo riesce a immagazzinare energia senza diventare tossico per l’organismo. Con la menopausa, però, la riduzione degli estrogeni indebolisce questo equilibrio.
Perché aumenta il grasso viscerale
Il risultato più evidente del cambiamento ormonale è lo spostamento del grasso verso la zona addominale profonda, il cosiddetto grasso viscerale. Questo tipo di grasso è metabolicamente più attivo e più “rumoroso”: produce più molecole infiammatorie ed è fortemente associato a insulino-resistenza, ipertensione e alterazioni dei lipidi nel sangue.
La review evidenzia che, durante la transizione menopausale, il tessuto adiposo tende a diventare meno elastico e più stressato: le cellule aumentano di volume, l’ambiente si infiamma e i mitocondri funzionano peggio. Tutti fattori che spiegano perché il rischio cardiometabolico possa aumentare anche senza un grande incremento di peso.
Grasso e menopausa: il grasso produce estrogeni, ma non protegge
Un aspetto meno noto riguarda la capacità del tessuto adiposo di produrre estrogeni attraverso l’enzima aromatasi. Dopo la menopausa, il grasso diventa una delle principali fonti di estrogeni circolanti. Tuttavia, questo non si traduce automaticamente in protezione metabolica.
Gli autori spiegano che conta la qualità del tessuto adiposo: quando è già infiammato e disfunzionale, la risposta agli estrogeni può essere alterata. Inoltre, l’aumento dell’estrogenizzazione legato all’obesità può intrecciarsi con altri rischi per la salute, inclusi quelli oncologici, rendendo il quadro complesso e non lineare.
Grasso e menopausa: cosa cambia nella pratica per chi è in menopausa
Si rivela in tutta evidenza che in menopausa guardare la bilancia non é sufficiente. A contare é il luogo dove si accumula il grasso e quanto è metabolicamente sano. È una fase in cui diventano cruciali strategie mirate a migliorare la funzione del tessuto adiposo: attività fisica regolare, soprattutto esercizi di forza; alimentazione che riduca picchi glicemici e infiammazione; cura del sonno e gestione dello stress.
In alcuni casi, una valutazione personalizzata con il medico su possibili approcci ormonali può essere parte della strategia, non con l’obiettivo di dimagrire, ma di proteggere un organo metabolico che sta cambiando profondamente.
Fonti:
Repubblica - Grasso e menopausa, non conta solo quanto ma quale