Frutta, verdura, legumi, un’alimentazione varia: i consigli per mangiare bene sono noti da tempo. Metterli in pratica dipende però anche da ciò che si trova sugli scaffali e da quanto costa. Il 21 ottobre Coldiretti ha manifestato a L’Aquila contro il caro gasolio e ha chiesto uno sconto retroattivo sul carburante utilizzato e da utilizzare tra giugno e dicembre 2026.
In Campania una mobilitazione era stata annunciata e poi annullata dopo un incontro con la Regione. Tra le difficoltà citate dalle organizzazioni agricole ci sono i costi di energia, carburanti e fertilizzanti.
Sono questioni economiche del settore agricolo, ma aprono una domanda che riguarda le persone: quanto incide il costo del cibo sulla possibilità di seguire le indicazioni di prevenzione?
Cosa dice l’OMS: la dieta sana non è solo una scelta personale
La scheda informativa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla dieta sana indica la direzione: alimenti poco trasformati, frutta, verdura, legumi e cereali integrali, con varietà ed equilibrio. Per chi ha più di 10 anni l’indicazione è di almeno 400 grammi al giorno tra frutta e verdura.
La stessa scheda precisa che le abitudini alimentari sono modellate da fattori sociali ed economici. Tra questi compaiono il reddito e i prezzi degli alimenti, che influenzano disponibilità e accessibilità dei cibi sani. Per l’OMS creare un ambiente alimentare favorevole richiede l’impegno di più settori, a partire dai governi.
Dal campo allo scaffale: dove si forma il prezzo
Il prezzo pagato alla cassa non coincide con quello che arriva a chi coltiva. Secondo il rapporto delle agenzie ONU sulla sicurezza alimentare (SOFI 2026), le attività successive alla produzione agricola, tra cui trasformazione, logistica e distribuzione, rappresentano complessivamente il 70-75% del prezzo finale pagato dai consumatori.
Per questo la tenuta economica delle aziende agricole e il costo della spesa sono due questioni collegate ma distinte. Ridurre il costo degli alimenti freschi e deperibili richiede interventi lungo tutta la filiera.
Quanto costa mangiare sano nel mondo
Il rapporto SOFI 2026, firmato da FAO, IFAD, UNICEF, WFP e OMS, è dedicato al costo di una dieta sana. I dati principali:
- nel 2025circa 2,69 miliardi di persone, il 32,7% della popolazione mondiale, non potevano permettersi una dieta sana;
- la quota è in calo rispetto al 37,4% del 2021, ma il costo medio globale è salito a 4,28 dollari al giorno per persona a parità di potere d’acquisto, contro 3,44 del 2021;
- alimenti di origine animale, frutta e verdura pesano per quasi il 70% del costo complessivo di una dieta sana, mentre i cereali e gli alimenti amidacei, che forniscono metà delle calorie, ne rappresentano circa un sesto.
Sono dati globali e le differenze tra aree sono ampie: in Africa la quota di chi non può permettersi una dieta sana raggiunge il 66,6%. Non descrivono quindi la situazione italiana, ma mostrano come il costo degli alimenti nutrienti possa rappresentare un ostacolo all’accesso a una dieta equilibrata.
Il rapporto SOFI 2025 aveva già documentato come l’inflazione alimentare indebolisca il potere d’acquisto e l’accesso a diete sane, soprattutto per le famiglie a basso reddito, associandosi a maggiore insicurezza alimentare.
E in Italia?
I dati Istat sulla povertà nel 2025, diffusi il 15 ottobre 2026, indicano oltre 2,1 milioni di famiglie in povertà assoluta, pari all’8,0% del totale, e 5,4 milioni di persone, il 9,3% dei residenti. Tra queste ci sono 1 milione 136mila minori. L’incidenza della povertà assoluta raggiunge il 14,3% tra le famiglie la cui persona di riferimento è un operaio o assimilato.
La povertà assoluta si misura sulla spesa per consumi complessiva e non solo su quella alimentare. È però un indicatore delle difficoltà economiche che possono condizionare anche le scelte alimentari.
Cosa significa per chi cerca di mangiare bene
Il consiglio «mangia sano» resta valido ma è incompleto se non tiene conto delle condizioni economiche.
Alcune indicazioni dell’OMS aiutano a conciliare salute e budget.
Frutta e verdura surgelate o in scatola sono scelte valide, purché senza zuccheri aggiunti né eccesso di sodio. Conviene inoltre limitare gli alimenti molto trasformati, ricchi di grassi saturi, zuccheri liberi e sale.
Chi ha patologie, o esigenze nutrizionali particolari come gravidanza e infanzia, può chiedere al medico di famiglia o a un dietista indicazioni adatte alla propria situazione.
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