Perché sempre più giovani chiedono aiuto all’intelligenza artificiale invece che alle persone

Alessandra Familari | Autrice e divulgatrice informazione sanitaria
A cura di Alessandra Familari
Autrice e divulgatrice informazione sanitaria

Data articolo – 04 Febbraio, 2026

Tre giovani al telefono consultano l'intelligenza artificiale.

Appare ormai con evidenza come l’Intelligenza Artificiale sia entrata silenziosamente nella quotidianità dei più giovani, ma non solo come strumento tecnologico. Accade, infatti, con sempre maggiore frequenza che venga usata come spazio di ascolto, consiglio e supporto emotivo

Un segnale che solleva interrogativi importanti sul benessere psicologico delle nuove generazioni e sulla propria postura nel mondo.

Vediamo cosa dice il nuovo Rapporto Indifesa 2026, il quale ha raccolto i dati e le motivazioni profonde dietro questo fenomeno.

Giovani e web: cosa dice il nuovo rapporto

Secondo l’edizione 2026 dell’Osservatorio Indifesa, realizzato da Terre des Hommes insieme alla community di Scomodo, un giovane su due dichiara di essersi rivolto almeno una volta a un sistema di Intelligenza Artificiale per chiedere aiuto o suggerimenti legati a problemi sentimentali, di salute o di natura psicologica.


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Il dato emerge da un’indagine condotta su oltre 2.000 ragazzi italiani under 26, diffusa in occasione della Giornata contro bullismo e cyberbullismo e del Safer Internet Day, e si inserisce in un quadro più ampio di crescente fragilità emotiva e percezione del web come spazio ad alto rischio.

Perché i giovani chiedono aiuto all’Intelligenza Artificiale

L’utilizzo dell’IA come “consulente” personale non indica necessariamente una fiducia cieca nella tecnologia. Al contrario, può essere letto come un segnale di bisogno di ascolto in un contesto percepito come poco sicuro o giudicante.

Sono molteplici i fattori contribuiscono a questa scelta. Vediamoli:

  • anonimato, che riduce la paura di essere giudicati;
  • accesso immediato, senza tempi di attesa o mediazioni;
  • possibilità di controllare il racconto di sé, scegliendo cosa dire e cosa no;
  • sensazione di neutralità, soprattutto nei momenti di confusione emotiva.

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In questo senso, l’Intelligenza Artificiale diventa una sorta di spazio intermedio, utilizzato quando parlare con adulti, genitori o professionisti  risulta difficile o pone la persona in un contesto di una percepita troppa esposizione.

Il web come luogo di rischio emotivo

Lo stesso report mostra come il web sia considerato dai giovani il “luogo” più pericoloso in assoluto, più della strada, della scuola o degli ambienti familiari. La metà degli intervistati dichiara di aver subito almeno una forma di violenza nel corso della propria vita, con percentuali più elevate tra ragazze e persone non binarie.

Tra i principali fattori di rischio emergono:

  • il revenge porn, percepito come il pericolo più grave;
  • i contatti con sconosciuti, che riguardano circa l’80% dei ragazzi;
  • il cyberbullismo, particolarmente diffuso tra i maschi più giovani;
  • la manipolazione e diffusione non consensuale di immagini.

Queste esperienze contribuiscono a generare ansia, stress, senso di insicurezza e ritiro, soprattutto nelle fasce d’età più fragili.

Gestire il disagio in solitudine

Se da un lato i giovani dimostrano una buona consapevolezza di quelli che sono i rischi online e dei propri diritti, dall’altro emerge quella che sembra essere una tendenza a gestire il disagio in solitudine

L’IA, in questo contesto, può rappresentare un primo punto di sfogo, ma non sostituisce e non può sostituirsi a un supporto umano, competente, qualificato.

Il rischio non deriva  dall’uso dell’Intelligenza Artificiale in sé, quanto dalla sua tendenza a trasformarsi  nell’unico spazio di confronto, normalizzando la sofferenza senza affrontarne le cause profonde nel modo adeguato.

La comunità scientifica indirizza l'attenzione sull’importanza di rafforzare la prevenzione attraverso:

  • l’educazione emotiva e digitale;
  • l’accesso a spazi di ascolto sicuri;
  • il dialogo tra giovani, famiglie e professionisti della salute.

Il dato sull’IA non racconta una generazione dipendente dalla tecnologia, ma una generazione lucida, informata e spesso sola, che cerca risposte dove è più facile trovarle. Comprendere questo segnale è il primo passo per trasformarlo in un’opportunità di prevenzione e tutela della salute mentale.


Fonti:

Ansa - 1 giovane su 2 ha chiesto aiuto all'Intelligenza Artificiale per un problema sentimentale, di salute, psicologico

Terre des Hommes - Osservatorio Indifesa 2026


Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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