Salute del cuore: la proteina che tutte le donne dovrebbero tenere sotto controllo

Arianna Bordi | Autrice con un focus su salute femminile, psicologia e salute del cervello
A cura di Arianna Bordi
Autrice con un focus su salute femminile, psicologia e salute del cervello

Data articolo – 21 Gennaio, 2026

Vista laterale di una donna anziana di colore seduta sul lettino da terapia in uno studio medico che espira mentre un'operatrice sanitaria ascolta i suoni polmonari

Un recente studio coordinato dal Dr. Ask Tybjærg Nordestgaard, ricercatore del Brigham and Women's Hospital di Boston, lancia un monito importante per la prevenzione femminile.

Ecco un approfondimento in merito.

I numeri del rischio: una minaccia silenziosa

La ricerca ha seguito per ben tre decenni oltre 27.000 donne inizialmente sane, dimostrando che chi presenta alte concentrazioni di Lipoproteina (a) nel sangue affronta un rischio sensibilmente maggiore di infarti e problemi coronarici nei trent'anni successivi.

L'analisi dei dati, raccolti dal 1993 al 2023 nel contesto del Women's Health Study, ha rivelato correlazioni preoccupanti:

  • soglia critica: già oltre i 30 mg/dL (valore che riguarda il 25% delle donne esaminate) si osserva un aumento significativo del rischio cardiovascolare;
  • picchi di pericolo: per le donne con livelli estremi (sopra i 131 mg/dL), la probabilità del 74% in più di sviluppare malattie cardiache rispetto a chi ha valori bassi;
  • mortalità e ictus: sebbene l'impatto su ictus e decessi sia risultato più contenuto, il rischio di morte cardiovascolare diventa concreto e preoccupante nelle donne con livelli di Lp(a) eccessivamente elevati.

Perché le donne sono più esposte?

La Lp(a) non è influenzata dalle nostre abitudini: non dipende da quanto sport facciamo o da cosa mangiamo, ma è una questione di ereditarietà; infatti, circa una persona su cinque nasce con una predisposizione genetica a produrne in eccesso.

Particolare attenzione va prestata alla variante genetica rs3798220, tipica delle popolazioni di origine europea, che può far impennare il rischio cardiovascolare del 27% già nel breve periodo (10 anni).


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Sebbene la base sia genetica, il fattore ormonale gioca un ruolo chiave: con l'arrivo della menopausa, le donne tendono a registrare un incremento dei livelli di Lp(a) di circa il 17% rispetto agli uomini.

Un elemento che rende lo screening ancora più urgente per la popolazione femminile over 50, sebbene la predisposizione sia presente fin dalla nascita.

Lo screening: un esame che vale una vita

Gli esperti sono concordi: la Lipoproteina (a) andrebbe misurata almeno una volta nella vita con un semplice esame del sangue, idealmente durante il primo check up lipidico completo.

Infatti, essendo "scritta" nel DNA, il valore riscontrato oggi sarà verosimilmente lo stesso tra dieci o vent'anni e individuare un valore alto permette al medico di agire preventivamente sugli altri fattori di rischio modificabili (come pressione e stile di vita) per compensare questa predisposizione genetica.

Cosa si può fare oggi

Pur avendo identificato la Lp(a) come un fattore di rischio indipendente e pericoloso, non disponiamo ancora di farmaci approvati che la bersaglino in modo specifico.

Dunque, come sottolineato in questo articolo, l'obiettivo attuale dei medici è "compensare" il rischio abbattendo drasticamente gli altri pericoli per il cuore, attuando strategie come:

  • attacco al colesterolo LDL: si utilizzano statine (che non abbassano il livello di Lp(a), ma proteggono le arterie), ezetimibe e inibitori di PCSK9 per ridurre al minimo il colesterolo "cattivo". Questi ultimi mostrano una moderata efficacia, riuscendo a scalfire i livelli di Lp(a) con una riduzione che si attesta intorno al 30%;

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  • l'aferesi plasmatica: attualmente è l'intervento più potente. Simile a una dialisi, questa procedura "filtra" fisicamente la Lp(a) dal sangue. Poiché però i livelli tornano a salire rapidamente, il trattamento deve essere ripetuto ogni due settimane.

Fonti:

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