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Resoconto di fine anno: come sta andando la Sanità?

Camilla Mantegazza | Web Editor e Social Media Manager a Pazienti.it

Ultimo aggiornamento – 19 Dicembre, 2017

Resoconto di fine anno: come sta andando la Sanità?

Il 51° Rapporto Annuale dell’Istituto Censis, diretto da Giuseppe De Rita, parla chiaro: la punta di diamante del settore Sanità – almeno per quest’anno – è offerta dalla constatazione che gli italiani sembrano aver compreso quando sia importante adottare buoni stili di vita, insieme alla consapevolezza delle opportunità offerte dai programmi di screening preventivi.

La nota dolente però – avverte il Censis – sta nel calo in quella che il Rapporto definisce come «la pratica preventiva per antonomasia»: le vaccinazioni. Su questo fronte, gli italiani mostrano ancora scarsa adesione, soprattutto per quanto riguarda il vaccino antinfluenzale.

Cresce, invece, la fiducia nel Sistema Sanitario Nazionale (Ssn): il 64% degli italiani si è dichiarata soddisfatta per i servizi offerti, una percentuale che crolla drasticamente se ci rivolgiamo alla popolazione del Sud d’Italia. Vediamo nei dettagli questo rapporto.

La prevenzione: c’è un aumento, ma non per le vaccinazioni

È inutile negarlo: nella cultura della salute, vi è una nuova centralità della prevenzione. Partiamo da un chiaro esempio. Negli ultimi dieci anni, i fumatori sono diminuiti dal 22,7% al 19,8% e la popolazione sedentaria dal 41,1% al 39,2%. Nel periodo 2005-2015 è cresciuta invece dal 64,9% all’84% la quota di donne (25-69 anni) che hanno deciso di eseguire il pap test, così come le over 45 che si sono sottoposte alla mammografia.

Diverso il destino di quella che possiamo definire come lo strumento preventivo per antonomasia: la vaccinazione. L’incremento delle coperture vaccinali, infatti, si è ridotto, e anche di molto. Tra gli adulti, la copertura antinfluenzale passa dal 19,6% del 2009-2010 al 15,1% del 2016-2017. Per ciò che riguarda i bambini, invece, la copertura antipolio scende dal 96,6% (2000) al 93,3% (2016), così come quella per l’epatite B, che perde in 10 anni scende dal 94,1% al 93%.

Ma ad essere davvero rilevante è l’articolazione delle opinioni in merito all’efficacia e alla sicurezza delle vaccinazioni. In particolare:

  • Il 36,2% è favorevole solo alle vaccinazioni coperte dal Servizio sanitario nazionale
  • Il 31,2% ha una fiducia nei vaccini totale
  • Il 28,6% è dubbioso e decide di consultare il pediatra o il medico di fiducia

Sanità sì, ma non per tutti: le differenze tra Nord, Centro e Sud

Le sfide per la sanità italiana sono due: superare da un lato l’insicurezza, dall’altro la disparità. Cresce in modo inesorabile la spesa sanitaria privata a carico delle famiglie: nel 2016 si attesta a 33,9 miliardi di euro, con un incremento del +1,9 rispetto al 2012.

Ma il vero tasto dolente sono la lunghezza delle liste di attesa, che portano gli italiani ad affidarsi al settore della sanità privata. Nel 2014-2017 si rilevano:

  • +60 giorni di attesa per una mammografia
  • +8 giorni per visite cardiologiche
  • +6 giorni per una colonscopia
  • +6 giorni per una risonanza magnetica

Dunque, per una mammografia si attendono in media 122 giorni, e nel Mezzogiorno l’attesa arriva a 142 giorni. Per una colonscopia l’attesa media è di 93 giorni, ma al Centro di giorni ce ne vogliono 109. Per una risonanza magnetica si attendono in media 80 giorni, ma al Sud sono necessari 111 giorni. Per una visita cardiologica l’attesa media è di 67 giorni al Nord e di 79 al Sud. Per una visita ortopedica 66 giorni (+18 giorni rispetto al 2014), con un picco di 77 giorni al Sud.

Come appare chiaramente da questi dati, un’altra disfunzione in chiaro peggioramento è la territorialità della qualità dell’offerta. È vero che il 64% dei cittadini è soddisfatto del Ssn, ma è altrettanto veritiero che questo dato rappresenta una semplice media. La quota di soddisfazione scende infatti al 46,6% al Sud d’Italia. Entrando nei dettagli, secondo il 30,5% degli italiani il servizio sanitario della propria regione è peggiorato, quota che sale nel Sud al 38,1% e al Centro al 32,6%.

L’emergenza della «non autosufficienza»

Nel 2016 si contano 3.378.00 persone non autosufficienti e, l’80,8% di queste ha oltre 65 anni di età. Alla luce degli attuali trend, si stima che nel 2031 le persone non autosufficienti saranno 4.666.000 e l’area più a rischio sarà sicuramente il Sud, con un incremento previsto del 10,5%.

Purtroppo, però, i dati dell’assistenza domiciliare documentano una rete ancora insufficiente e la residenzialità continua a essere una cenerentola dell’assistenza, con 273.000 ospiti. Inoltre, come oramai è noto, nonostante le recenti misure del Governo di assistenza ai caregiver, le famiglie con persone non autosufficienti hanno sperimentato maggiori difficoltà nel sostenere le spese sanitarie (il 51% rispetto al 31,5% del resto delle famiglie).

Che dire? Vi ritrovate con questa analisi proposta da Censis?

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