Ogni estate si ripete lo stesso avvertimento: evitare le ore più calde, restare all'ombra, bere molta acqua.
Tutto corretto, ma durante le ondate di calore più intense emerge un aspetto meno discusso: anche dentro le quattro mura di casa si può correre un rischio per la salute, se l'abitazione non viene gestita nel modo giusto.
Quando la casa diventa una trappola di calore
Il colpo di calore rappresenta la forma più grave delle patologie legate alle alte temperature: si manifesta quando l'organismo perde la capacità di regolare la propria temperatura interna. Prima di arrivare a questo punto possono comparire segnali meno evidenti: stanchezza, mal di testa, nausea, vertigini, sete intensa, urine scarse e scure, confusione.
Per anziani, bambini piccoli, persone con patologie cardiache, respiratorie, renali o neurologiche, e per chi assume determinati farmaci, il margine di sicurezza si riduce.
A pesare non è soltanto il picco di temperatura del pomeriggio, ma la sua durata. Una stanza che resta calda per molte ore e non si raffredda nemmeno di notte impedisce all'organismo di recuperare. Pareti, tetti e pavimenti accumulano calore durante il giorno e lo rilasciano lentamente in serata: così, anche quando fuori sembra "rinfrescare", in casa si continua a sudare e a dormire male.
Il numero da tenere d'occhio
Quanto deve essere fresca una casa per essere sicura? Le autorità sanitarie canadesi indicano i 26°C come soglia oltre la quale, soprattutto per le persone più fragili, il rischio comincia ad aumentare in modo significativo, in particolare se l'esposizione si prolunga nella notte.
L'Organizzazione mondiale della sanità suggerisce invece di mantenere l'ambiente domestico sotto i 32°C di giorno e sotto i 24°C di notte, specialmente quando in casa ci sono neonati, anziani o persone con malattie croniche.
Non sono soglie assolute, ma indicazioni utili a capire quando la situazione richiede attenzione: se la temperatura in camera da letto non scende nelle ore notturne, il corpo non riesce a recuperare e il giorno successivo si parte già in affanno.
Finestre: quando aprirle e quando lasciarle chiuse
Una delle abitudini più comuni durante un'ondata di calore è anche una delle più fraintese. Se all'esterno la temperatura è più alta che in casa, aprire le finestre nelle ore centrali peggiora la situazione.
Il Ministero della Salute consiglia di schermare le finestre esposte a sud e sud-ovest con tende o persiane regolabili, che blocchino la luce ma non il passaggio dell'aria, e di aprirle solo la sera, la notte o all'alba, quando l'aria esterna è davvero più fresca.
Ventilatore: non sempre è un aiuto
Il ventilatore muove l'aria, ma non abbassa la temperatura dell'ambiente. Il Ministero della Salute ne sconsiglia l'uso quando la temperatura interna supera i 32°C, perché in queste condizioni può favorire la disidratazione invece di contrastarla; anche i Centers for Disease Control and Prevention statunitensi indicano una soglia simile, intorno ai 32°C (90°F), sopra la quale il ventilatore può contribuire ad alzare la temperatura corporea.
Va inoltre evitato di indirizzarlo direttamente su persone anziane allettate o con autonomia limitata.
E se c'è il condizionatore?
Anche con l'aria condizionata vale una regola di moderazione: le indicazioni del Ministero della Salute suggeriscono di impostarla in un intervallo tra i 24 e i 27°C, evitando un differenziale superiore ai 5°C rispetto alla temperatura esterna, per non esporre l'organismo a sbalzi termici eccessivi.
Come capire se la propria casa è a rischio
Sulla base delle indicazioni sopra riportate, alcuni segnali pratici possono aiutare a valutare la situazione in casa: la temperatura interna supera quella esterna nelle ore serali; la camera da letto resta calda anche di notte; in casa vive una persona fragile che passa molte ore nello stesso ambiente.
In questi casi può essere utile individuare la stanza più fresca dell'abitazione, contattare il numero verde 1500 per indicazioni socio-sanitarie o, nei casi più gravi, chiamare il 118.
Fonti
- Ministero della Salute – Dieci consigli utili
- Ministero della Salute – Livelli di rischio, cosa fare