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Robosex

Maria Brigida Deleonardis | Blogger

Ultimo aggiornamento – 27 Dicembre, 2010

Faremo sesso con i robot, dicono. David Levy, fondatore della Intelligent Toys Ltd, nel suo “Love and Sex With Robots: The Evolution of Human-Robot Relationships” predice un futuro prossimo (entro il 2050) nel quale robot dalle sembianze umane saranno partner sessuali di un vastissimo numero di persone. E non parla ovviamente di bambole di gomma, ma di androidi capaci di interagire, con uomini e donne, e di simulare talmente bene il sentire da sembrare veri. Spiega Levy “al momento molte persone sono scettiche riguardo all’idea di amore sesso e matrimonio con i robots, ma ripeto che queste relazioni sono inevitabili, particolarmente quelle di amore, sesso e matrimonio, che possono essere così piacevoli. Se alla gente piace una cosa, la fa”. Semplifica l’amore tra gli esseri umani riconducendolo al fatto che siamo soliti innamorarci di qualcuno che ci ricorda noi stessi…e quindi se un robot è programmato con una personalità simile alla nostra, con le caratteristiche che vogliamo o vorremmo avesse il partner, perché non innamorarsene?

Dello stesso avviso era anche Henrik Christensen, presidente dell’European Robotics Network del Swedish Royal Institute of Technology di Stoccolma, certo del fatto che entro 5 anni gli esseri umani avrebbero fatto sesso con robot… era il 2006, è stato un po’ troppo ottimista.

Più low profile pare Julia Heiman, ricercatrice presso l’Università dell’Indiana, secondo la quale entro il 2016 saranno disponibili strumenti di auto-erotismo capaci di riprodurre le attività del partner ideale (non solo dal punto di vista delle dimensioni, ma anche del dire e del fare autonomamente).

Per oggi vi potete accontentare di usare il vostro pc per comandare marchingegni di piacere: la Sinulator Entertainment offre kit appositi.

Se invece vi piace la compagnia – sempre virtuale, si intende – Virtual Jenna è il videogioco che fa per voi: potete avere uno splendido rapporto virtuale  con l’avatar della nota pornodiva americana Jenna Jameson, stimolandole anche l’apparato sessuale. Un tutorial forse?

Se vi state domandando che ne rimane del cervello, il così detto “primo organo sessuale”, pensa a rispondervi lo scienziato Marvin Minsky: nel suo “the Society of Mind” ritiene che grazie alla tecnologia si possa riuscire a creare nella mente un completo e soddisfacente rapporto sessuale, tralasciando la parte fisica.

Tutto ciò senza tralasciare le potenzialità terapeutiche e sociali delle nuove frontiere del sesso robotico: sempre Levy ritiene che i sex robot potrebbero essere utili a ridurre i casi di violenza sulle donne, o quelli di pedofilia, potendo gli androidi avere le sembianze richieste dall’utilizzatore e fornire ai “malati” quella gratificazione sessuale che essi ricercano. Anche se non lo dice apertamente credo di aver “intuito” il metodo e vi chiedo: solo a me da fastidio il pensiero che qualcuno “violenti” un robot donna, o abusi di un robot bambino, seppur non di carne e ossa, ma di silicone e microchip?

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