Sclerosi multipla: l’angioplastica è efficace oppure no?

Camilla Mantegazza | Web Editor e Social Media Manager a Pazienti.it

Ultimo aggiornamento – 28 Aprile, 2021

Sclerosi multipla e angioplastica: è efficace oppure no?

L’angiolastica venosa del collo può aiutare le persone che soffrono di sclerosi multipla a stare meglio, rallentando il decorso stesso della malattia? Nel mondo scientifico, la domanda è sempre attuale.

Il tema è tornato oggi alla ribalta, dopo che il dr. Paolo Zamboni, dell’Università di Ferrara, ha focalizzato nuovamente l’attenzione sulla procedura per il trattamento di questa invincibile malattia neurodegenerativa, pubblicando uno studio su Jama Neurology. Vediamo di analizzare il legame tra angioplastica e sclerosi multipla.

Angioplastica e sclerosi multipla: le applicazioni

Lo studio – finanziato dalla Regione Emilia Romagna e promosso dall’Azienda Ospedaliera-Universitaria di Ferrara – evoca grandi speranze già dal titolo, Brave Dreams. I tanto attesi risultati «hanno dunque consentito di dare una risposta forse definitiva alla controversia sulla efficacia dell’angioplastica, come comunicato dall’Azienda Ospedaliera.

In particolare, l’esigenza di portare a termine uno studio nasce per verificare l’efficacia e la sicurezza dell’intervento di angioplastica con pallone dilatatore nei pazienti con sclerosi multipla in cui era stata precedentemente diagnosticata la presenza di una insufficienza venosa cronica cerebrospinale, detta anche CCSVI. Tale condizione determina un’anomalia del flusso di sangue in cui il sistema venoso, a causa di malformazioni che provocano un restringimento delle principali vene cerebrali, non è in grado di rimuovere efficacemente il sangue dal sistema nervoso centrale.

Gli obiettivi, in estrema sintesi, erano due. Il primo era quello di verificare se l’angioplastica potesse rallentare l’evolversi delle difficoltà motorie. Si è dunque misurato, a 12 mesi dopo l’intervento, i 5 deficit funzionali che generalmente colpiscono chi soffre di sclerosi multipla, ovvero:

  • Controllo visivo
  • Destrezza manuale
  • Acuità visiva
  • Equilibrio
  • Camminata

Il secondo obiettivo, invece, era quello di analizzare l’accumulo di nuove lesioni cerebrali. Le misurazioni sono state effettuate tramite una risonanza magnetica eseguita dopo sei mesi o un anno dall’intervento. Gli esami sono stati poi valutati “in cieco”, ovvero senza conoscere quale fosse il trattamento al quale era stato sottoposto il paziente.

Le risposte arrivate dallo studio sembrano essere entrambe negative. Per i 207 pazienti inclusi nella ricerca, infatti, l’intervento di angioplastica non ha avuto nessuna efficacia nel modificare il naturale decorso della malattia. E non ha nemmeno ridotto l’accumulo di nuove lesioni celebrali.

La conclusione – almeno secondo quanto riportato da questo studio – è che, nei pazienti con sclerosi multipla, il trattamento con angioplastica venosa del collo non è indicato.

Ma il risultato positivo non manca per il legame angioplastica e sclerosi multipla. L’obiettivo relativo alla sicurezza, infatti, è stato pienamente raggiunto. L’angioplastica effettuata su pazienti con sclerosi multipla non ha causato nessuna complicanza e neppure eventi avversi maggiori.

Nuovi scenari

Il dr. Paolo Zamboni ne era certo. Secondo i suoi precedenti studi clinici, infatti, il miglioramento del flusso venoso di ritorno dal cervello ottenuto attraverso un intervento di angioplastica avrebbe potuto migliorare, o anche solo rallentare, il decorso naturale della malattia. Ebbene, purtroppo non è così, né in termini di disabilità né in termini di minori lesioni.

Il Presidente della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla, Maria Alberto Battaglia, pur sostenendo la bontà della ricerca in questione, ha sottolineato come nel 2013 lo studio Cosmo da loro finanziato avesse già dimostrato l’inefficacia dell’angioplastica.

I sostenitori della cura Zamboni, però, non trovano tregua. Lo studio sembra infatti lasciare un piccolo spiraglio di luce, volto a dimostrare l’eventuale efficacia di questo intervento. Come affermato dallo stesso dr. Zamboni, infatti, «l’angioplastica con pallone è una procedura di chirurgia endovascolare che necessita di una selezione dei pazienti». E tale selezione si è resa evidente solo grazie a studi molti recenti, conclusi quando Brave Dreams era già iniziato. Insomma, questa procedura non può essere utilizzata indiscriminatamente con i soggetti che soffrono di sclerosi multipla.

Sarà questo il motivo per dare il via a un nuovo studio per i pazienti con CCSVI?

Camilla Mantegazza | Web Editor e Social Media Manager a Pazienti.it
Scritto da Camilla Mantegazza | Web Editor e Social Media Manager a Pazienti.it

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a cura di Dr.ssa Elisabetta Ciccolella
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