Sclerosi multipla e gravidanza: il legame con la predisposizione nel feto

Arianna Bordi | Autrice con un focus su salute femminile, psicologia e salute del cervello
A cura di Arianna Bordi
Autrice con un focus su salute femminile, psicologia e salute del cervello

Data articolo – 14 Gennaio, 2026

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Una recente ricerca basata sui registri nazionali ha analizzato come le condizioni prenatali possano influenzare il rischio di sviluppare la Sclerosi Multipla (SM) in età adulta.

I risultati mettono in luce un legame significativo tra il metabolismo materno, lo sviluppo del feto e la salute del sistema immunitario a lungo termine.

Il ruolo del diabete materno

Lo studio conferma che l'esposizione al diabete della madre durante la gravidanza aumenta il rischio di SM per il figlio:

  • rischio raddoppiato: i figli di madri diabetiche (escludendo il tipo 1 per ragioni genetiche) hanno una probabilità 2 volte superioredi ammalarsi di SM;
  • confronti storici: sebbene studi passati avessero ipotizzato un rischio fino a 10 volte maggiore, quel dato era basato su pochi casi e dichiarazioni personali. La nuova ricerca, supportata anche da dati danesi, offre una stima più precisa;
  • diabete gestazionale: per chi ha sofferto di diabete solo in gravidanza il rischio non è risultato statisticamente significativo, probabilmente anche a causa del numero limitato di casi analizzati.

Peso alla nascita: un indicatore da non sottovalutare

Il modo in cui un bambino cresce nel grembo materno sembra essere un indicatore importante:

  • LGA (peso alla nascita >90° percentile): nascere con un peso superiore alla norma aumenta il rischio di SM. Un dato coerente con ricerche precedenti (come uno studio argentino) che mostravano probabilità molto più alte di SM in chi pesava oltre i 4 kg alla nascita;
  • SGA (peso alla nascita <10° percentile): sorprendentemente, nascere piccoli sembra avere un effetto protettivo, riducendo il rischio di SM. Su un dato "controintuitivo", poiché di solito nascere sottopeso è associato a maggiori rischi cardiovascolari e metabolici;
  • cosa non influisce: non sono stati trovati legami tra la SM e la nascita prematura, disordini ipertensivi della gravidanza (HDP) o il distacco di placenta.

I dettagli del monitoraggio: come è stato condotto lo studio

Per giungere a queste conclusioni, i ricercatori hanno analizzato un immenso patrimonio di dati provenienti dai registri nazionali norvegesi, seguendo un percorso strutturato in questo modo:

  • il gruppo analizzato: lo studio ha preso in esame tutti i bambini nati vivi in Norvegia tra il 1967 e il 1989, per un totale di oltre 1,3 milioni di persone;
  • la finestra temporale: il monitoraggio vero e proprio (follow-up) è iniziato a gennaio 2009 ed è proseguito per dieci anni, fino a dicembre 2019, fermandosi solo in caso di diagnosi di SM, decesso o trasferimento all'estero del partecipante;
  • identificazione dei casi: per mappare i pazienti affetti da Sclerosi Multipla i ricercatori hanno incrociato i dati del Registro delle nascite con quelli del Registro Nazionale dei Pazienti;

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  • criteri di inclusione: l'analisi si è concentrata solo su chi avesse almeno 18 anni all'inizio del monitoraggio e che non avesse già ricevuto una diagnosi di SM nell'anno precedente;
  • l'analisi statistica: tra febbraio e ottobre 2025, i dati sono stati elaborati utilizzando i modelli di Cox, una tecnica statistica avanzata che serve a calcolare quanto le complicazioni avvenute alla nascita possano aver influenzato la probabilità di ammalarsi di SM molti anni dopo.

Una sintesi delle scoperte della ricerca

Ecco le tre teorie principali che spiegano il legame tra condizioni prenatali e sclerosi multipla, rielaborate in forma narrativa:

  • la programmazione del sistema immunitario: una delle possibilità più accreditate è che l'esposizione prolungata all'iperglicemia materna (l'eccesso di zuccheri nel sangue della madre) agisca direttamente sul feto. L’ambiente metabolico alterato potrebbe causare cambiamenti immunologici duraturi, "riprogrammando" il sistema immunitario del nascituro in modo da renderlo più vulnerabile a malattie autoimmuni in età adulta;
  • il legame tra infiammazione e vitamina D: il diabete materno è spesso correlato a un peso alla nascita più elevato e a un indice di massa corporea (IMC) infantile superiore alla media. La condizione di sovrappeso precoce può innescare un'infiammazione cronica di basso grado nel bambino o causare una riduzione dei livelli di vitamina D nel sangue, entrambi fattori notoriamente associati a un aumento del rischio di sclerosi multipla;
  • la finestra critica dell'adiposità: esisterebbe un periodo di tempo specifico e limitato durante la prima infanzia in cui il grasso corporeo esercita un'influenza determinante sul rischio futuro di SM. Una "finestra critica" è così significativa che, secondo alcuni studi svedesi, anche se un bambino obeso riesce a perdere peso successivamente, il rischio di sviluppare la malattia entro i 30 anni rimane elevato, come se l'organismo avesse ormai memorizzato l'insulto metabolico iniziale.

I dati suggeriscono che il metabolismo materno e la crescita fetale non influenzano solo la salute immediata del neonato, ma lasciano una "traccia" che può manifestarsi decenni dopo sotto forma di malattie autoimmuni.


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In particolare, l'obesità infantile legata a un alto peso alla nascita sembra essere il mediatore principale di questo rischio.

Da sottolineare che le associazioni osservate rimangono solide anche escludendo fattori come la mortalità precoce o possibili variabili mancanti (come l'obesità materna non registrata).

Fonti:

JAMA Neurology - Maternal Pregnancy Outcomes and Offspring Risk of Adult-Onset Multiple Sclerosis

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