Uno studio scientifico ha identificato dieci biomarcatori nel sangue in grado di stimare con precisione quanto velocemente sta invecchiando un individuo rispetto alla sua età cronologica.
Questa scoperta rappresenta un passo significativo verso la comprensione dell’invecchiamento biologico, uno dei campi più attivi della ricerca medica moderna.
Scopriamo di più.
Invecchiamento biologico: non solo anni, ma processi
L’età cronologica – gli anni che si compiono – non sempre corrisponde a come realmente invecchia il nostro organismo.
Due persone nate nello stesso anno possono mostrare differenze profonde nei modi in cui cuore, sistema immunitario o metabolismo si degradano nel tempo.
Lo studio in questione conferma che esiste una vera e propria impronta molecolare di invecchiamento biologico, riconoscibile nel sangue, distinta dal semplice passare degli anni.
La scoperta nasce dal lavoro del consorzio internazionale MARK‑AGE, coordinato dall’Università di Costanza in Germania, che ha analizzato i dati di circa 3.300 individui provenienti da otto Paesi europei.
Per rimanere aggiornato sulle ultime news di salute, seguici su Google Discover.
Per ogni partecipante sono state misurate oltre 360 variabili biologiche nel sangue, tra cui proteine, metaboliti e altri indicatori fisiologici.
Da questa grande mole di dati, il team di ricercatori ha estratto dieci biomarcatori chiave che, combinati, costituiscono un punteggio di età biologica.
Come funzionano i biomarcatori nel sangue
Il punto di forza della ricerca è l’approccio integrato: nessun singolo indicatore è sufficiente a definire l’età biologica, ma un insieme di parametri permette di misurare con più affidabilità quanto velocemente un corpo sta davvero invecchiando.
I biomarcatori considerati includono:
- componenti del metabolismo;
- sistemi di trasporto di molecole;
- profili immunitari;
- segnali legati all’infiammazione.
Si tratta di elementi che riflettono l’effettiva condizione delle cellule e dei tessuti.
Potrebbe interessarti anche:
- Quanti figli fanno vivere più a lungo? La risposta della scienza sorprende
- Stanchezza primaverile: mito culturale o realtà biologica?
- I migliori ospedali del mondo 2026: l’Italia e la Lombardia tra i vertici internazionali
Questo modello variabile è in grado di distinguere chi invecchia più rapidamente da chi, pur avendo la stessa età anagrafica, appare biologicamente più “giovane”.
Per esempio, nel campione esaminato, persone con condizioni associate a un invecchiamento accelerato, come la sindrome di Down, presentavano punteggi che indicano un’età biologica superiore rispetto a coetanei sani.
La sindrome di Down è utilizzata come modello di progeria (invecchiamento precoce) a causa della trisomia del cromosoma 21, che comporta un eccesso di stress ossidativo e un'accelerazione della metilazione del DNA, rilevabile attraverso gli algoritmi degli orologi epigenetici integrati nel sistema MARK-AGE.
Uomini, donne e differenze biologiche
Un aspetto importante della ricerca è che i punteggi di età biologica sono stati sviluppati separatamente per uomini e donne, riconoscendo che i processi di invecchiamento possono differire tra i sessi.
Questo approccio permette di avere una valutazione maggiormente personalizzata e sensibile alle specificità biologiche di ciascun individuo.
I risultati del punteggio biologico confermano anche alcune aspettative consolidate: fattori di stile di vita, come il fumo, tendono ad accelerare l’invecchiamento, soprattutto nelle donne, mentre interventi come la terapia ormonale sostitutiva dopo i 50 anni possono associarsi a profili biologici più “giovani”. 
Queste correlazioni non solo confermano la validità dei biomarcatori scelti, ma suggeriscono anche che interventi mirati o modifiche dello stile di vita potrebbero influenzare positivamente il modo in cui il nostro corpo invecchia.
Le implicazioni per la medicina preventiva
L’identificazione di un punteggio di età biologica basato su biomarcatori del sangue apre scenari concreti per la medicina preventiva personalizzata.
Un semplice esame del sangue, se integrato con questi biomarcatori, potrebbe un giorno aiutare i medici a spostare l’attenzione dalla cura delle malattie alla misurazione e al monitoraggio della salute cellulo-tissutale nel tempo, anticipando rischi e interventi.
L’invecchiamento non è più solo un numero sul calendario. Grazie a strumenti come i biomarcatori del sangue proposti dallo studio, la comunità scientifica è un passo più vicina a capire come e perché alcune persone invecchiano più velocemente di altre.
L'utilizzo di questi 10 biomarcatori permette di calcolare il Biological Age Score (BAS). Un BAS superiore all'età cronologica identifica soggetti ad alto rischio di insorgenza precoce di patologie cronico-degenerative (NCDs), consentendo interventi di geroprotezione prima della manifestazione clinica del danno d'organo
Questo approccio, combinato con altri metodi di misurazione dell’età biologica come gli orologi epigenetici, promette di trasformare il modo in cui la medicina affronta l’invecchiamento umano.
Fonti:
Wiley Online Library – Biologically Younger Individuals, as Identified by MARK-AGE Biological Age Scores, Display a Distinct Favourable Blood Chemistry Profile Regardless of Age