Stare seduti per ore senza pause può fare la differenza: cosa emerge sul rischio di tumore

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Emanuela Spotorno
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Data articolo – 09 Settembre, 2026

uomo lavora al pc, seduto sul divano

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica PLOS Medicine getta una luce diversa su un'abitudine considerata innocua da milioni di persone: restare seduti per lunghi tratti senza interruzioni. 

La ricerca, condotta da un gruppo internazionale coordinato dall'Università di Glasgow, ha analizzato i dati di 91.292 partecipanti allo studio UK Biobank, seguiti per una media di oltre 12 anni dopo aver indossato per una settimana un dispositivo in grado di misurare con precisione i movimenti quotidiani.

Il risultato principale: ogni ora aggiuntiva trascorsa in comportamento sedentario prolungato risulterebbe associata a un aumento del 9% del rischio di morte per tumore.

Non conta solo quanto, ma come

L'aspetto più interessante riguarda però la distinzione introdotta dai ricercatori. Finora le raccomandazioni sanitarie si sono concentrate soprattutto sul tempo totale trascorso da seduti nell'arco della giornata. Questo studio suggerisce invece che a fare la differenza sarebbe anche il modo in cui quel tempo viene distribuito: restare fermi per periodi lunghi e ininterrotti (almeno 30 minuti consecutivi) sembrerebbe comportare rischi diversi rispetto ad accumulare la stessa quantità di ore sedute, ma spezzate da brevi pause di movimento.

Quando la sedentarietà risultava "interrotta" da momenti di attività, l'associazione con gli esiti negativi si invertiva, mostrando un pattern protettivo sia per la mortalità complessiva per tumore sia per l'incidenza di neoplasie legate a obesità e diabete di tipo 2.

Cosa cambierebbe alzandosi più spesso

I ricercatori hanno anche stimato l'effetto di una sostituzione pratica: rimpiazzare un'ora al giorno di sedentarietà prolungata con un'ora di attività leggera (come una passeggiata) risulterebbe associato a un rischio di morte per tumore inferiore del 12%. Anche interventi più brevi, come pochi minuti di attività più intensa al posto della sedentarietà, mostravano un'associazione con una riduzione del rischio.

Un dato che si inserisce in un filone di raccomandazioni già note: secondo le indicazioni riprese anche da AIRC, la comunità scientifica consiglia da tempo di interrompere frequentemente le fasi da seduti, indicativamente ogni 30 minuti.

I limiti dello studio

Gli stessi autori invitano alla cautela. Si tratta di uno studio osservazionale, che quindi non può dimostrare un rapporto di causa-effetto diretto tra sedentarietà prolungata e mortalità per tumore, ma solo un'associazione statistica. Inoltre il campione, composto da volontari della UK Biobank, tende a essere più attivo e in salute rispetto alla popolazione generale, il che potrebbe limitare la validità dei risultati su scala più ampia. Non erano infine disponibili informazioni sul contesto della sedentarietà registrata (lavoro, guida, tempo libero davanti a uno schermo).


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Cosa suggeriscono gli esperti

Le indicazioni che emergono restano comunque in linea con quanto già raccomandato dalle principali istituzioni sanitarie: muoversi regolarmente, anche con attività leggera, e soprattutto evitare di restare fermi per troppo tempo consecutivo, alzandosi con regolarità durante la giornata lavorativa o le lunghe sessioni davanti alla televisione.

Fonti

  • PLOS Medicine - Each extra hour of prolonged sitting linked to 9% higher cancer death risk
  • AIRC - Attività fisica: raccomandazioni per tutte le fasce di età
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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