Vacanze all’estero, la malattia più comune al rientro non è la malaria

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Mattia Zamboni
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Data articolo – 18 Agosto, 2026

Una zanzara

Ogni estate milioni di persone viaggiano verso destinazioni tropicali, subtropicali o Paesi con condizioni igienico-sanitarie diverse da quelle abituali. La maggior parte dei rientri avviene senza conseguenze, ma una quota di viaggiatori sviluppa disturbi gastrointestinali, febbre o infezioni correlate al soggiorno all'estero.

I dati raccolti dalla rete internazionale GeoSentinel, che monitora le patologie nei viaggiatori attraverso centri sanitari distribuiti nel mondo, indicano che le sindromi gastrointestinali, febbrili e dermatologiche sono tra i problemi più frequentemente osservati dopo un viaggio internazionale.

Le indicazioni di Centers for Disease Control and Prevention (CDC), Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ed European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) aiutano invece a valutare i rischi specifici delle diverse destinazioni e le misure di prevenzione, dalle vaccinazioni alla profilassi farmacologica.

La diarrea del viaggiatore resta il disturbo più frequente

Quando si pensa ai rischi sanitari legati ai viaggi, la mente corre subito alla malaria. Eppure la realtà è diversa. La patologia più comune è la diarrea del viaggiatore.

Secondo il CDC Yellow Book 2026, può interessare dal 30% al 70% delle persone che visitano Paesi a basso e medio reddito, con una frequenza che varia in base alla destinazione, alla stagione e alle abitudini alimentari.

Nella maggior parte dei casi la causa è un'infezione batterica, soprattutto da Escherichia coli enterotossigeno (ETEC), anche se possono essere coinvolti virus e parassiti. Generalmente il disturbo si risolve nell'arco di pochi giorni, ma può compromettere la vacanza e provocare disidratazione, una complicanza che riguarda soprattutto bambini piccoli, anziani e persone fragili.


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Le raccomandazioni degli esperti restano sostanzialmente immutate da anni – e questo, in medicina, spesso è un buon segno. Bere acqua imbottigliata o trattata, evitare ghiaccio di provenienza incerta e consumare alimenti ben cotti sono ancora le strategie preventive più efficaci.

Malaria, dengue e chikungunya: perché le punture di zanzara meritano attenzione

Se la diarrea rappresenta il problema più frequente, la malaria continua a essere la malattia tropicale con le conseguenze più gravi per chi rientra da alcune aree del mondo, in particolare dall'Africa subsahariana.

L'infezione è trasmessa dalle zanzare del genere Anopheles e può evolvere rapidamente in forme severe se non viene diagnosticata e trattata tempestivamente. Per questo motivo, nelle aree dove è indicata, la profilassi farmacologica resta uno degli strumenti più efficaci.

Negli ultimi anni è cambiato anche lo scenario delle altre infezioni trasmesse da zanzare. La dengue è diventata una delle principali cause di febbre nei viaggiatori di ritorno da Asia, America Latina e da alcune regioni africane. Parallelamente continua ad aumentare la circolazione del virus chikungunya, favorita dall'espansione geografica delle zanzare del genere Aedes.

C'è un dettaglio che molti ignorano: a differenza delle Anopheles, le Aedes pungono prevalentemente durante il giorno. È un aspetto apparentemente secondario, ma modifica completamente le strategie di prevenzione.

Per ridurre il rischio gli specialisti consigliano di:

  • utilizzare repellenti contenenti DEET, icaridina o IR3535; 
  • indossare abiti chiari e coprenti; 
  • dormire, quando necessario, sotto zanzariere trattate con insetticida; 
  • limitare l'esposizione nelle aree particolarmente infestate. 

Cibo e acqua possono trasmettere infezioni anche prevenibili con il vaccino

Non tutte le infezioni dipendono dalle punture di insetti. In molte destinazioni il rischio passa dalla tavola.

L'epatite A continua a rappresentare una delle principali malattie prevenibili con la vaccinazione nei viaggiatori diretti in numerosi Paesi di Asia, Africa, America Latina e Medio Oriente. Il virus si trasmette attraverso acqua o alimenti contaminati.

Tra le fonti più frequentemente coinvolte figurano:

  • molluschi consumati crudi; 
  • verdure lavate con acqua non potabile; 
  • ghiaccio; 
  • alimenti manipolati senza adeguate condizioni igieniche. 

Accanto all'epatite A rimane presente la febbre tifoide, causata da Salmonella Typhi, ancora diffusa in alcune aree dell'Asia meridionale, dell'Africa e dell'America Latina, soprattutto durante soggiorni lunghi o in contesti dove le condizioni igienico-sanitarie sono carenti.Una valigia aperta

La valutazione vaccinale prima della partenza consente di individuare le immunizzazioni raccomandate in funzione dell'itinerario e delle attività previste.

Anziani e persone fragili sono i viaggiatori più esposti alle complicanze

L'età modifica il profilo di rischio. Le analisi della rete internazionale GeoSentinel mostrano infatti che gli over 60 sviluppano più frequentemente complicanze legate alle infezioni respiratorie e hanno una probabilità maggiore di essere ricoverati dopo il rientro.

Ciò non toglie che anche altri problemi meritino attenzione.

Tra questi figurano le infezioni della pelle e alcune infestazioni parassitarie, come la larva migrans cutanea, provocata dalle larve di parassiti presenti in terreni o spiagge contaminati da feci di cani e gatti. Il quadro clinico è caratterizzato da lesioni serpiginose molto pruriginose che si sviluppano sotto la pelle.

Un altro fenomeno osservato dagli specialisti riguarda l'aumento delle richieste di profilassi antirabbica post-esposizione, spesso necessaria dopo morsi o graffi di cani, gatti o scimmie durante visite a templi, parchi naturali o attrazioni turistiche in diversi Paesi asiatici e africani.

Resta il fatto che molti di questi episodi sono evitabili semplicemente evitando il contatto con animali randagi, anche quando appaiono docili.

Non tutti i viaggi richiedono gli stessi vaccini: la valutazione è personalizzata

Pensare che esista un elenco valido per qualsiasi destinazione sarebbe un errore.

Le raccomandazioni cambiano in base al Paese visitato, alla durata del soggiorno, alla stagione, al tipo di viaggio e alle condizioni di salute del viaggiatore. Chi soggiorna in un resort turistico presenta esigenze diverse rispetto a chi affronta trekking, volontariato o permanenze in aree rurali.

Per questo gli specialisti di medicina dei viaggi raccomandano una consulenza 4-6 settimane prima della partenza, tempo utile per completare eventuali vaccinazioni e pianificare una profilassi farmacologica quando indicata.

Durante la visita vengono valutati:

  • destinazione e itinerario; 
  • stato vaccinale; 
  • eventuali patologie croniche; 
  • farmaci assunti abitualmente; 
  • necessità di profilassi antimalarica o di altre misure preventive. 

Il rischio esiste, ma si può ridurre con poche scelte mirate

Le malattie legate ai viaggi internazionali continuano a rappresentare una sfida per i sistemi di sorveglianza sanitaria. Allo stesso tempo, i dati raccolti negli ultimi anni raccontano un'altra storia: molte infezioni che colpiscono i viaggiatori possono essere prevenute con comportamenti semplici e con una pianificazione effettuata prima della partenza.

A conti fatti, il viaggio inizia ben prima dell'aeroporto. Informarsi sulla situazione sanitaria della destinazione, verificare le vaccinazioni consigliate e conoscere i rischi specifici dell'area scelta consente di ridurre sensibilmente la probabilità di trasformare una vacanza in un problema di salute.

Fonti:

  • NIHGeoSentinel Surveillance of Illness in Returned Travelers, 2007–2011
  • CDC Yellow Book
  • WHOTravel and health
  • ECDCECDC's guide to a safe summer
  • CDC Yellow BookTravelers’ Diarrhea

Ultimo aggiornamento – 31 Luglio, 2026

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