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Ebola: un siero sperimentale potrebbe aver salvato la vita degli americani colpiti dal virus

Alessandra Lucivero | Editorial Manager a Pazienti.it

Ultimo aggiornamento – 07 Agosto, 2014

Ebola: un siero sperimentale potrebbe aver salvato la vita degli americani colpiti dal virus

Potrebbe esserci una terapia sperimentale per contrastare la tragica epidemia di Ebola che da diverse settimane sta piegando parte dell’Africa occidentale.

Pare, infatti, che tre fiale di siero sperimentale, conservate a temperature sotto lo zero, siano state trasportate dagli Stati Uniti in Liberia la scorsa settimana nel tentativo di aiutare e salvare i due lavoratori missionari americani che hanno contratto il virus.

Dal 22 luglio, il Dr. Kent Brantly e subito dopo Nancy Writebol hanno iniziato a manifestare i sintomi della malattia: febbre, vomito, diarrea. Lo scorso 3 agosto Brantly è stato trasportato negli Stati Uniti, per raggiungere l’Emory University Hospital di Atlanta, dove è stato ricoverato in un reparto speciale in isolamento.

Il caso

Un rappresentante dal National Institutes of Health ha proposto un trattamento sperimentale, noto come ZMapp, per i due pazienti, da quanto emerge dalle fonti.

Secondo i documenti aziendali, infatti, le prime sperimentazioni su quattro scimmie infettate con Ebola dopo 48 ore hanno portato a una sopravvivenza di due delle cavie. Brantly e Writebol, pur consapevoli del rischio di seguire una via terapeutica ancora incerta, hanno firmato entrambi un consenso scritto.

Il farmaco sperimentale

Quello che si sa del farmaco è che siamo di fronte a un anticorpo monoclonale ottenuto da tre topi, il che significa che i topi sono stati esposti a frammenti del virus Ebola e poi gli anticorpi generati all’interno del loro sangue sono stati raccolti per creare la medicina. Il farmaco agisce impedendo al virus di espandersi e di infettare nuove cellule.

Le fiale raggiungono l’ospedale in Liberia

Le fiale di ZMapp hanno raggiunto l’ospedale in Liberia già settimana scorsa, quando Brantly ha chiesto che a Writebol venisse somministrata la prima dose, perché sperava di avere una migliore possibilità di combatterla, essendo più giovane; la donna ha accettato. Tuttavia, mentre la prima fiala era in fase di scioglimento, le condizioni di Brantley sono peggiorate.

Sapendo che la sua dose era ancora congelata, Brantly ha chiesto di avere il farmaco ormai scongelato di Writebol. Entro un’ora dal ricevimento del farmaco, le condizioni di Brantly sono cambiate in positivo. Il suo respiro è migliorato; l’eruzione sul suo tronco si è attenuata. Uno dei suoi medici ha descritto l’evento come “miracoloso”.

La mattina dopo, Brantly è salito su un aereo appositamente progettato per i casi di evacuazione verso gli Stati Uniti. Anche la Writebol ha ricevuto una fiala del farmaco, ma la sua risposta non è stata così straordinaria, secondo le fonti. Tuttavia, i medici hanno notato che una seconda dose del farmaco ha portato un miglioramento significativo.

Cosa si sa dello ZMapp

ZMapp non è stato ancora approvato per l’uso umano, e non è nemmeno passato attraverso il processo di sperimentazione clinica, che è lo standard per dimostrare la sicurezza e l’efficacia di un farmaco. Il processo attraverso il quale il farmaco è stato messo a disposizione del dr.Brantly e della Writebol è altamente inusuale. Potrebbe essere considerato ai sensi del regolamento della US Food and Drug Administration un “uso compassionevole”, che consente l’accesso a farmaci sperimentali.

Ottenere l’approvazione per uso compassionevole è spesso una procedura lunga e laboriosa, ma nel caso di Brantly e Writebol, i tempi si sono notevolmente accorciati.

Il 30 luglio, la Defense Threat Reduction Agency ha assegnato finanziamenti aggiuntivi al MAPP Biopharmaceutical per i “risultati promettenti” raggiunti. Può darsi che siamo più vicini di quanto pensassimo alla soluzione del problema Ebola.

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