Dal 21 settembre 2026 entrano in vigore in Italia le nuove tariffe massime per alcune prestazioni di specialistica ambulatoriale e assistenza protesica, definite dopo l'intesa raggiunta il 23 luglio in Conferenza Stato-Regioni.
Il provvedimento sostituisce il decreto del 25 novembre 2024, annullato dal Tar del Lazio per criticità legate all'istruttoria e alla metodologia usata per calcolare le tariffe, anche in riferimento ai dati sui costi delle prestazioni.
Il punto da chiarire subito è che tariffa e ticket non sono la stessa cosa: un aumento della prima non comporta automaticamente un rincaro equivalente per chi paga.
Quali prestazioni sono coinvolte
La revisione interessa 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e 222 codici dell'assistenza protesica, con aumenti differenziati a seconda della singola voce del nomenclatore. Rientrano diverse visite specialistiche ed esami diagnostici, oltre a ortesi, protesi e altri dispositivi per persone con disabilità.
L'incremento medio delle tariffe modificate si aggira intorno al 5,8%, ma le differenze tra una prestazione e l'altra possono essere ampie: un'analisi di Altroconsumo su un campione di visite ed esami comuni mostra che la maggior parte mantiene lo stesso importo.
Perché tariffa e ticket non coincidono
La tariffa è il valore di riferimento riconosciuto dal Servizio sanitario nazionale per remunerare la prestazione. Il ticket è invece la quota versata da chi non ha un'esenzione, e resta legato al tetto massimo per ricetta stabilito da ogni Regione: 36,15 euro nella maggior parte del territorio, ma 38 euro in Toscana, 45 in Calabria e 46,15 in Sardegna.
Se la tariffa supera il tetto regionale, il ticket si ferma comunque al limite previsto: ecco perché un aumento della tariffa non si traduce sempre in un aumento equivalente della spesa.
Le visite che aumentano di più
La prima visita cardiologica con elettrocardiogramma passa da 33,60 a 38 euro: dove il tetto ticket è 36,15 euro, l'aumento realmente pagato può fermarsi a 2,55 euro invece dei 4,40 di scarto tariffario.
Sale anche l'agoaspirato della mammella, da 31,25 a 36,50 euro, con lo stesso meccanismo di attenuazione. Più contenuti gli aumenti sulle prime visite specialistiche ordinarie (da 25 a 26 euro) e su dermatologia, odontostomatologia e otorinolaringoiatria (circa un euro in più). Resta ferma a 17,90 euro la visita di controllo.
Tra gli esami di laboratorio più richiesti, emocromo, glicemia, colesterolo totale ed emoglobina glicata non cambiano; il prelievo venoso sale invece di 50 centesimi, da 3,80 a 4,30 euro.
Non tutti sono d'accordo sui nuovi importi
Il tariffario non chiude le contestazioni. Alcune società scientifiche ritengono gli importi ancora insufficienti rispetto ai costi reali sostenuti dagli erogatori: Federcardio, ad esempio, ha segnalato che una visita cardiologica di controllo con elettrocardiogramma risulterebbe remunerata circa 5,85 euro, una cifra giudicata troppo bassa per garantire qualità e continuità del servizio.
Il confronto tra Ministero, Regioni e strutture accreditate potrebbe quindi proseguire anche dopo l'entrata in vigore del decreto.
Chi resta esente
Le esenzioni già previste dal Servizio sanitario nazionale non cambiano. Restano validi i codici E01 (under 6 e over 65 con reddito familiare fino a 36.151,98 euro), E02 (disoccupati e familiari a carico, soglia di reddito 8.263,31 euro, elevabile a 11.362,05 euro con coniuge a carico e di 516,46 euro per ogni figlio), E03 (titolari di assegno sociale) ed E04 (pensione minima con più di 60 anni, stessi criteri reddituali di E02).
Restano inoltre le esenzioni per patologie croniche e rare, invalidità, gravidanza e screening oncologici organizzati. In tutti i casi il codice deve essere correttamente indicato sulla ricetta secondo le procedure della propria Regione.
Cosa fare con una prenotazione già fatta
Chi ha già un appuntamento fissato dopo il 21 settembre non deve annullarlo. Conviene però verificare l'importo aggiornato tramite il Cup, il portale sanitario regionale o gli altri servizi messi a disposizione dalla propria Regione, soprattutto se il ticket è già stato calcolato o pagato in anticipo.
In sintesi, le nuove tariffe non comportano un aumento generalizzato dei ticket: molte prestazioni comuni restano invariate e, quando la tariffa supera il tetto massimo per ricetta, l'aumento non si trasferisce mai per intero sul cittadino.
Fonti
- Comunicato ufficiale della Conferenza delle Regioni del 23 luglio 2026 - ok delle Regioni al DM Tariffe
- Ministero della Salute - Ticket ed esenzioni