La tubercolosi resta una minaccia concreta per la salute pubblica in Europa, ben lontana dall’essere una malattia del passato. A confermarlo è il nuovo rapporto congiunto pubblicato nel 2026 dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per la Regione europea e dall’Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), diffuso in occasione della Giornata mondiale della tubercolosi del 24 marzo.
I dati aggiornati delineano un quadro complesso: nel 2024 sono stati notificati 161.569 casi tra nuove diagnosi e recidive in 51 Paesi della Regione europea, ma le stime indicano che il numero reale di persone colpite supera i 200 mila.
Questo divario evidenzia un problema strutturale: circa un caso su cinque sfugge ancora alla diagnosi, lasciando molte persone senza cure e contribuendo alla trasmissione dell’infezione.
Scopriamo di più.
Diffusione e criticità della tubercolosi farmaco-resistente in Europa
Nel dettaglio, nella sola Unione europea e nello Spazio economico europeo i casi notificati sono stati 38.249, con un’incidenza di 8,4 casi ogni 100.000 abitanti. Nonostante i progressi degli ultimi anni, i numeri restano lontani dagli obiettivi fissati a livello internazionale per l’eliminazione della malattia.
Uno degli aspetti più critici riguarda la diffusione delle forme farmaco-resistenti. In Europa, circa il 23% dei nuovi casi di tubercolosi è resistente ai farmaci, un valore nettamente superiore alla media globale, ferma al 3,2%.
Ancora più preoccupante è la situazione tra i pazienti già trattati: oltre la metà dei casi mostra resistenza alla rifampicina, uno dei principali antibiotici utilizzati nelle terapie.
Nel 2024 sono stati registrati oltre 26 mila casi di tubercolosi resistente o multiresistente nella Regione europea, a conferma di una concentrazione sproporzionata rispetto al resto del mondo.
Queste forme, più difficili da trattare, richiedono percorsi terapeutici lunghi e complessi e sono associate a tassi di mortalità più elevati.
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Anche gli esiti delle cure restano inferiori agli standard fissati dall’Oms: il successo terapeutico si attesta al 64% nell’area Ue/See, ben al di sotto dell’obiettivo del 90%.
Il ritardo nella diagnosi rappresenta un ulteriore nodo cruciale. Le autorità sanitarie sottolineano come diagnosi tardive e resistenza ai farmaci siano fenomeni strettamente collegati: chi non viene individuato in tempo continua a trasmettere l’infezione, aumentando il rischio di fallimenti terapeutici e favorendo la diffusione di ceppi resistenti.
Cos’è la tubercolosi: sintomi, diagnosi, trattamento e prevenzione
La tubercolosi (TBC) è un’infezione batterica causata dal Mycobacterium tuberculosis, un microrganismo che si trasmette principalmente attraverso l’aria quando una persona infetta tossisce, starnutisce o parla.
La malattia colpisce principalmente i polmoni, ma può manifestarsi anche in altre parti del corpo come ossa, linfonodi, sistema nervoso, tratto urinario o apparato digerente.
Questa infezione può rimanere latente per anni: in molti casi l’organismo la combatte senza sviluppare sintomi evidenti, e la persona non è contagiosa.
Tuttavia, se il batterio si attiva, provoca la forma attiva della tubercolosi, che può essere trasmessa ad altri individui ed esprimersi con una varietà di sintomi.
Nella sua forma polmonare, che è la più comune, i sintomi includono:
- tosse persistente, spesso con espettorato denso o sangue;
- affanno e difficoltà respiratorie;
- perdita di peso e mancanza di appetito;
- febbre, soprattutto con sudorazioni notturne;
- senso generale di stanchezza e malessere.
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Quando l’infezione si estende ad altri organi, i segnali possono essere molto diversi: per esempio, la tubercolosi delle ossa può causare dolore osseo o riduzione del movimento, quella gastrointestinale può manifestarsi con dolore addominale e diarrea, mentre l’interessamento del sistema nervoso può provocare cefalea, confusione o problemi visivi.
La diagnosi si basa su diversi strumenti:
- per la tubercolosi polmonare si utilizzano soprattutto la radiografia del torace;
- in caso di sospetta tubercolosi extrapolmonare possono essere utili esami come la tomografia computerizzata (TC), la risonanza magnetica (MRI), ecografie, analisi di laboratorio o biopsie;
- per identificare un’infezione latente si può ricorrere al test di Mantoux o al test di rilevazione dell’interferone gamma (IGRA).
Il trattamento della TBC richiede un ciclo prolungato di antibiotici. Nella forma polmonare attiva si seguono comunemente regimi a base di più farmaci come isoniazide e rifampicina per almeno sei mesi, accompagnati nelle prime fasi da altri antibiotici come pirazinamide ed etambutolo.
Per le forme extrapolmonari può essere necessario un ciclo di terapia più lungo, fino a dodici mesi. Anche la tubercolosi latente viene trattata farmacologicamente in persone a rischio, per prevenire l’evoluzione verso malattia attiva. 
Anche se la tubercolosi è curabile, il trattamento può dare effetti collaterali: per esempio, alcuni farmaci possono influenzare l’efficacia di contraccettivi o causare alterazioni della funzionalità epatica e oculare, quindi è importante un monitoraggio medico durante la terapia.
La prevenzione si basa sia sull’identificazione e trattamento precoce dei casi attivi – riducendo così la diffusione – sia su misure comportamentali di base come coprire bocca e naso quando si tossisce, mantenere ambienti ben ventilati e evitare il contatto prolungato con persone contagiose.
Il vaccino BCG può offrire protezione, soprattutto in età infantile, ma il suo impiego nei paesi con bassa incidenza è limitato a specifici gruppi di popolazione.
Sfide e vulnerabilità nella lotta alla tubercolosi
Nonostante un calo dell’incidenza del 39% e dei decessi del 49% dal 2015 nella Regione europea, i risultati rimangono inferiori ai target della strategia globale “End TB”. Anche nell’Unione europea la riduzione dei casi (-33%) e dei decessi (-17%) non è sufficiente a garantire il raggiungimento degli obiettivi fissati per il 2030.
Accanto ai dati epidemiologici, emergono criticità legate alla gestione dei pazienti: in Europa, una persona su cinque che avvia il trattamento non viene rivalutata dopo un anno, segnalando lacune nei sistemi di follow-up. Il problema riguarda anche i bambini.
Nell’area Ue/See, il 4,2% dei casi interessa minori sotto i 15 anni, un indicatore che evidenzia la persistenza della trasmissione.
Particolarmente vulnerabili risultano alcune popolazioni, come i detenuti, per i quali il rischio di contrarre la tubercolosi è oltre 13 volte superiore rispetto alla popolazione generale.
Anche la coinfezione con Hiv rappresenta una sfida significativa: nella Regione europea si stimano circa 23 mila casi, con una copertura della terapia antiretrovirale ancora insufficiente rispetto agli standard internazionali.
La situazione in Italia: diagnosi, fattori di rischio e innovazioni terapeutiche
In questo scenario, anche l’Italia mantiene un’incidenza relativamente contenuta, con circa 4 mila nuovi casi l’anno. Tuttavia, il dato non mostra un calo significativo e si registra la presenza di ceppi resistenti, segnale che impone di mantenere alta l’attenzione.
Come evidenziano gli esperti dell’Associazione Microbiologi Clinici Italiani, la stabilità dei casi e l’evoluzione della malattia richiedono un rafforzamento delle attività di sorveglianza, soprattutto nei gruppi più fragili.
A incidere sulla diffusione della tubercolosi contribuiscono anche fattori globali come:
- conflitti;
- migrazioni forzate;
- interruzioni dei sistemi sanitari.
Questi favoriscono la trasmissione e rendono più difficile il controllo dell’infezione. Allo stesso tempo, però, la ricerca ha compiuto passi avanti significativi sul fronte diagnostico.
L’introduzione di test molecolari rapidi, piattaforme automatizzate e tecnologie di sequenziamento genomico consente oggi di identificare il patogeno e i profili di resistenza in tempi molto più brevi. Questo permette di avviare terapie mirate precocemente, migliorando gli esiti clinici e limitando la diffusione della malattia.
Il messaggio che emerge dal report è chiaro: la lotta alla tubercolosi richiede un approccio integrato, che unisca diagnosi precoce, accesso ai trattamenti e continuità assistenziale. Le istituzioni sanitarie invitano a intensificare gli sforzi, ampliando l’uso dei test diagnostici avanzati, migliorando il follow-up dei pazienti e rafforzando l’integrazione tra i servizi per tubercolosi e Hiv.
Fonti:
European Centre for Disease Prevention and Control – Tuberculosis surveillance and monitoring in Europe 2025 - 2023 data