I tumori del cavo orale rappresentano una sfida sanitaria di crescente rilevanza e il dato più preoccupante riguarda la diagnosi tardiva: circa il 70-80% dei tumori, infatti, viene scoperto in fase avanzata, contribuendo a un tasso di mortalità che supera il 39% a cinque anni dalla diagnosi.
Eppure, quando diagnosticato precocemente, il tasso di sopravvivenza può raggiungere l'80%.
Ne abbiamo parlato con l'oncologo Federico Bozzetti per capire come riconoscere i segnali d'allarme, quali sono i principali fattori di rischio e l'importanza della prevenzione.
Quali sono i segnali d’allarme principali?
La lingua possiede una densità altissima di recettori tattili per cui è facile che una qualunque alterazione del cavo orale venga percepita come la presenza di qualcosa anomalo.
Si può trattare di lesioni, ulcere o piaghe in bocca (che non guariscono entro 2-3 settimane), o tumefazioni o ispessimenti o più raramente noduli.
A volte si tratta della presenza di macchie bianche, rosse o miste (bianco-rosse) su lingua, gengive, palato o guance, le quali però sono apparenti ad una ispezione volontaria del paziente o in corso di visita odontoiatrica.
La presenza di sanguinamento spontaneo o persistente del cavo orale (non legato a traumi evidenti) o di dolore persistente in bocca, alla lingua o alla gola, senza causa apparente o di dolore a masticare, deglutire sono segni di una malattia localmente avanzata.
Il dentista può avere un ruolo nella diagnosi precoce?
Sì, il dentista ha un ruolo fondamentale nella diagnosi precoce dei tumori del cavo orale.
Infatti, durante le visite di controllo, il dentista non si occupa solo dei denti, ma esegue (o dovrebbe eseguire) anche un esame accurato dei tessuti molli del cavo orale, che è essenziale per intercettare lesioni sospette nelle fasi iniziali.
Il dentista può riconoscere segni e sintomi precoci come lesioni bianche (leucoplachie) o rosse (eritroplachie), ulcerazioni persistenti, noduli o ispessimenti della mucosa, sanguinamenti inspiegabili.
Le sedi più a rischio sono: lingua (soprattutto i margini laterali), pavimento orale, mucosa delle guance, palato molle e labbra.
Quanto è importante l'autopalpazione e l'autoesame del cavo orale? In cosa consiste?
La diagnosi precoce aumenta in modo significativo le possibilità di cura e riduce trattamenti invasivi.
L’autopalpazione e l’autoesame del cavo orale sono molto importanti perché permettono di individuare precocemente alterazioni o lesioni che potrebbero evolvere in patologie serie, incluse le lesioni potenzialmente maligne e il carcinoma orale.
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Consentono, infatti, di scoprire cambiamenti anomali (macchie, noduli, ulcerazioni) prima che diventino sintomatici e aiutano a monitorare nel tempo lesioni già presenti.
Si tratta di pratiche particolarmente raccomandate per fumatori, consumatori di alcol, portatori di protesi e persone sopra i 40 anni.
Vanno eseguite davanti a uno specchio, con buona illuminazione, utilizzando mani pulite e si controlla l’eventuale presenza di alterazioni sulle labbra, sulle guance (tirando la guancia verso l’esterno), sulle gengive, sulla e sotto la lingua, sul palato duro e molle.
Sappiamo che fumo e alcol sono i principali responsabili, ma quanto incidono oggi fattori come il virus HPV o la cattiva igiene orale?
Fumo e alcol restano di gran lunga i principali fattori di rischio per i tumori del cavo orale e responsabili di circa il 70-80% dei tumori del cavo orale (soprattutto nei tumori di lingua, pavimento orale, gengive e mucosa delle guance).
L’effetto è sinergico: chi fuma e beve ha un rischio molto più alto rispetto a chi presenta un solo fattore.
Poi, l'HPV, soprattutto il tipo 16, è fortemente coinvolto nei tumori del distretto orofaringeo (tonsille, base della lingua); invece, nel cavo orale “propriamente detto” il suo ruolo è molto più limitato, stimato intorno al 5-10% dei casi, a seconda delle popolazioni studiate.
I tumori HPV-correlati colpiscono spesso persone più giovani, sono meno legati a fumo e alcol e hanno in genere una prognosi migliore.
La cattiva igiene non è una causa diretta, ma è considerata un fattore di rischio o cofattore e può incidere attraverso infiammazione cronica (parodontite, gengiviti), microtraumi persistenti (denti fratturati, protesi mal adattate), aumento della carica batterica e produzione di sostanze potenzialmente cancerogene.
Esistono abitudini alimentari o microtraumi cronici che possono favorire l'insorgenza di una neoplasia? Quali buone pratiche sono di aiuto come prevenzione?
L’insorgenza delle neoplasie del cavo orale è multifattoriale: alcuni comportamenti, abitudini alimentari e fattori irritativi cronici possono aumentare il rischio, mentre esistono buone pratiche consolidate di prevenzione primaria e secondaria.
I fattori che possono favorire l’insorgenza comprendono abitudini alimentari e comportamentali quali il fumo di tabacco (sigarette, sigari, pipa, tabacco da masticare) e l’assunzione di alcol (l’effetto è sinergico, il rischio aumenta in modo esponenziale), una dieta povera di frutta e verdura per il ridotto apporto di antiossidanti (vitamine A, C, E, polifenoli) e un consumo abituale di bevande o cibi molto caldi.
Inoltre, microtraumi locali (protesi dentarie mal posizionate o instabili, denti fratturati o con margini taglienti, otturazioni debordanti, apparecchi ortodontici non ben adattati) sono considerati non causa diretta, ma co-fattori, soprattutto su mucose già esposte a carcinogeni.
Buone pratiche di prevenzione comprendono:
- astensione da fumo e alcol;
- alimentazione ricca di frutta e verdura fresche;
- igiene orale accurata e quotidiana;
- un buon controllo e adattamento corretto delle protesi dentarie;
- protezione solare delle labbra (stick labbra con un alto fattore di protezione solare (SPF 30 o SPF 50) soprattutto nei lavoratori all’aperto.
Fonti:
AIOM, AIRTUM - I numeri del cancro in Italia, 2023