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Vita in India: regola n.1, non ti ammalare

Ultimo aggiornamento – 21 Luglio, 2010

Un caro amico fa uno starnuto e rimane bloccato a metà (si scoprirà più tardi che ha due ernie lombari).

Dopo una breve indagine sulle strutture ospedaliere di Bombay meglio attrezzate, decidiamo di andare nell’ospedale considerato il migliore dello stato, “frequentato” da politici e star (tutte le dive di Bhollywood partoriscono qui), e fornito di apparecchiature sofisticate per la TAC e la risonanza magnetica. Ci informano che il popolare attore Amitabh Bachchan (il Robert De Niro denoialtri) è stato appena dimesso dopo un piccolo intervento.
Ci armiamo quindi di fiducia e delle migliori intenzioni.

A parte il sovraffollamento, l’odore terribile e qualche scena da-pa-ura – tipo pazienti in condizioni disperate in lettini sistemati nei corridoi, parenti in visita ai malati che mangiano i loro intingoli di pollo per terra e con le mani, una capretta (giuro) parcheggiata in un terrazzino – rimaniamo sconcertati dalle condizioni igieniche degli ambulatori e dei macchinari.

I divanetti sono lerci, i vetri unti, le infermiere hanno i capelli sciolti, lo smalto rosicchiato, le ciabatte distrutte e vari altri problemi. I condizionatori sono pieni di polvere. Vi risparmio ulteriori dettagli raccapriccianti.
Parecchio divertente la scena in cui l’infermiera pretendeva di far indossare al mio amico un pigiamino stanchissimo indossato da tutti quelli che prima di lui avevano fatto la risonanza… al suo rifiuto la stessa ci ha guardati stupita dicendo qualcosa tipo “ma è solo per venti minuti, il tempo della risonanza”.
Sebbene io viva qui da più di un anno, di certe cose rimango ancora stupita.
Anche al fine di avere qualche cosa di cui informarvi, decido allora di fare una breve indagine sulle così dette infezioni ospedaliere (infezioni insorte durante il ricovero in ospedale, o dopo le dimissioni del paziente, che al momento dell’ingresso non erano manifeste clinicamente, né erano in incubazione) perché, va bene che gli indiani hanno anticorpi più potenti dei nostri, ma a tutto c’è un limite.
Prima informazione, riportata da istituto autorevole (Hospital Infection Society, HIS) e confermatami da un medico: ” ten to 30 per cent of patients admitted to hospitals and nursing homes in India, acquire nosocomial infection as against an impressive five per cent in the West, according to member of HIS, Rita Dutta – Mumbai”. Ah ecco, mi pareva.

Anupam Verma, segretario onorario del Medical Tourism Council of Maharashtra e direttore amministrativo del noto ospedale dice “It is true that infection control is not religiously followed in hospitals. We are the pioneer in setting Infection Control Committee of India to monitor nosocomial infection”

Ah, lo sanno.
Il 50% di queste infezioni si potrebbe evitare se solo il personale ospedaliero si lavasse le mani tra un paziente e l’altro.
Però la risonanza magnetica lombare l’ha pagata, a prezzo pieno e senza assicurazione, 12 euro.

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