Vitamina D: ottimizzare l’integrazione può ridurre i costi per il SSN? Il nuovo studio

Alessandra Familari | Autrice e divulgatrice informazione sanitaria
A cura di Alessandra Familari
Autrice e divulgatrice informazione sanitaria

Data articolo – 28 Gennaio, 2026

Una mano al sole con integratore di vitamina D.

La vitamina D è una delle sostanze più studiate degli ultimi anni, ma resta anche una delle più carenti nella popolazione. 

Pilastro sostanziale per la salute delle ossa e per il corretto funzionamento del sistema immunitario, viene prodotta dall’organismo soprattutto grazie all’esposizione al sole. 

Eppure, secondo le evidenze della scienza, l’ipovitaminosi D incarna una criticità di sanità pubblica, con ricadute cliniche, preventive ed economiche rilevanti per il Servizio sanitario nazionale. 

Vediamo cosa ha scoperto lo studio a riguardo e cosa significa.

Vitamina D: per la salute a 360 gradi

Tradizionalmente associata alla salute dell’apparato muscoloscheletrico, la vitamina D svolge in realtà un ruolo molto più ampio, molteplice, sostanziale. 

Si tratta di una vitamina coinvolta nella regolazione della risposta immunitaria, nello sviluppo prenatale e nella funzione del sistema nervoso centrale. 


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Le evidenze scientifiche indicano inoltre un suo ruolo nella salute cardiovascolare e nella prevenzione di diverse patologie croniche, comprese alcune forme oncologiche.

La carenza di vitamina D è particolarmente diffusa in specifici gruppi di popolazione. Vediamo quali:

  • anziani;
  • donne in gravidanza o in allattamento;
  • persone con pelle scura;
  • soggetti con ridotta mobilità;
  • persone affette da obesità.

In condizioni normali, circa il 90% della vitamina D viene sintetizzato a livello cutaneo grazie all’esposizione ai raggi UVB, mentre la restante quota deriva dall’alimentazione, attraverso cibi come pesce grasso, uova, latte e derivati, funghi.

Carenza di vitamina D: cosa succede quando manca?

“La carenza di vitamina D è tanto diffusa quanto clinicamente impattante”, spiega Orazio Falla ad Ansa, dirigente medico endocrinologo della ASL Roma 5. Nelle forme più gravi, nei bambini può manifestarsi con il rachitismo, mentre negli adulti con l’osteomalacia. Anche livelli cronicamente bassi, però, sono associati a un aumento del rischio di osteoporosi, fratture, infezioni, malattie cardiovascolari, diabete, patologie autoimmuni e miopatie.

Negli individui più giovani, una carenza protratta può compromettere la crescita e favorire deformità scheletriche. Negli adulti, invece, determina una maggiore fragilità ossea e una riduzione della qualità della vita, con effetti che vanno oltre lo scheletro.

Come integrare vitamina D per ridurre i costi del il Servizio sanitario

Quando l’esposizione solare e l’alimentazione non sono sufficienti, la carenza di vitamina D viene compensata attraverso l’integrazione farmacologica. Oggi sono disponibili diverse formulazioni, dalle soluzioni orali tradizionali a capsule softgel e film orodispersibili, pensate per migliorare l’aderenza alla terapia.

Proprio su questo fronte emergono dati interessanti anche dal punto di vista economico. 

Un’analisi di impatto sul budget (BIA), basata sui consumi di vitamina D registrati a febbraio 2023, ha stimato che una rimodulazione dell’uso delle diverse formulazioni potrebbe generare un risparmio complessivo di circa 52,2 milioni di euro in tre anni per il Servizio sanitario nazionale. I benefici economici maggiori riguarderebbero regioni come Lombardia, Campania e Lazio.

Quello che emerge é un dato che sottolinea come la prevenzione delle carenze nutrizionali, oltre a migliorare la salute dei cittadini, possa contribuire anche alla sostenibilità del sistema sanitario.


Fonti:

Ansa - Vitamina D, tutto quello che c'è da sapere sui benefici e la prevenzione

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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