La dieta vegetariana aiuta davvero a vivere più a lungo? I dati sui centenari parlano chiaro

Mattia Zamboni | Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano
A cura di Mattia Zamboni
Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano

Data articolo – 05 Febbraio, 2026

Persone a tavola che mangiano insalate gourmet colorate accompagnate da vino rosso

Per anni la dieta vegetariana è stata associata a un’aspettativa di vita più lunga e a un rischio ridotto di malattie croniche, ma cosa succede quando si osserva la longevità oltre gli 80 anni, fino al traguardo dei 100?

Una nuova ricerca pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition prova a rispondere a questa domanda, con risultati meno intuitivi di quanto ci si potrebbe aspettare.

Lo studio analizza il rapporto tra alimentazione vegetariana e probabilità di diventare centenari in una popolazione di anziani cinesi, offrendo spunti interessanti sul ruolo della dieta nella fase più avanzata della vita.

Il risultato chiave: meno centenari tra i vegetariani

La ricerca si basa sui dati del Chinese Longitudinal Healthy Longevity Survey, uno dei più ampi studi osservazionali al mondo sulla popolazione anziana: il campione include oltre 5.200 adulti cinesi di età pari o superiore a 80 anni, seguiti longitudinalmente per verificare chi avrebbe raggiunto o meno i 100 anni.

I centenari sono stati confrontati con coetanei che non hanno raggiunto quella soglia di età, analizzando diversi fattori, tra cui il modello alimentare dichiarato.

I partecipanti sono stati classificati in:

  • onnivori;
  • vegetariani;
  • sottogruppi vegetariani (vegani, pesco-vegetariani, ovo-latto-vegetariani).

Le analisi sono state aggiustate per numerose variabili, tra cui sesso, livello socioeconomico, stile di vita, condizioni di salute e indice di massa corporea (BMI).


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Il dato centrale dello studio è relativo al fatto che gli anziani che seguivano una dieta vegetariana avevano una probabilità inferiore di diventare centenari rispetto agli onnivori.

Nel confronto diretto:

  • i vegetariani mostrano una riduzione della probabilità di raggiungere i 100 anni di circa il 19% rispetto agli onnivori;
  • nei soggetti vegani l’associazione negativa appare ancora più marcata;
  • per i pesco-vegetariani e gli ovo-latto-vegetariani, invece, la differenza non risulta statisticamente significativa.

È importante sottolineare che non si tratta di una condanna della dieta vegetariana in senso assoluto, ma di un’associazione osservata in una popolazione molto anziana, con caratteristiche specifiche.

Il ruolo decisivo del peso corporeo

Uno degli aspetti più rilevanti dello studio emerge quando i dati vengono stratificati per BMI: l’associazione tra dieta vegetariana e minore probabilità di longevità estrema è evidente soprattutto negli anziani sottopeso (BMI inferiore a 18,5).

Al contrario, negli individui con un BMI nella norma o superiore, la relazione perde significatività.

Questo suggerisce che, nella vecchiaia, lo stato nutrizionale conta quanto il modello alimentare in sé – o addirittura di più.

In età molto avanzata, un apporto energetico e proteico insufficiente può diventare un fattore limitante per la sopravvivenza.

Piatto bianco con verdure fresche assortite: peperoni, cetrioli, pomodorini, ravanelli, olive, limone e foglie di insalata mista

Gli autori dello studio sono cauti, poiché la ricerca:

  • non dimostra un rapporto di causa-effetto;
  • non valuta la qualità complessiva della dieta, ma solo la sua classificazione;
  • non tiene conto in modo dettagliato dell’apporto di micronutrienti critici (come vitamina B12, ferro o aminoacidi essenziali).

Inoltre, il contesto culturale è fondamentale. La dieta vegetariana tradizionale cinese, soprattutto nelle generazioni più anziane, può essere legata a:

  • condizioni socioeconomiche più svantaggiate;
  • periodi di scarsità alimentare;
  • minore accesso a fonti proteiche di alta qualità.

Fattori che possono influenzare la longevità indipendentemente dalla scelta alimentare.

Cosa cambia rispetto alla narrativa comune sulla dieta vegetariana

Questo studio non smentisce i benefici documentati delle diete plant-based nelle età adulte e di mezza età, piuttosto introduce una distinzione spesso trascurata: le esigenze nutrizionali cambiano profondamente dopo gli 80 anni.

In questa fase della vita:

  • la perdita di massa muscolare accelera;
  • il fabbisogno proteico relativo aumenta;
  • la tolleranza a carenze energetiche si riduce.

In questo contesto, una dieta troppo restrittiva – se non attentamente pianificata – può diventare un fattore di rischio, soprattutto negli individui fragili.


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Il messaggio che emerge non è “meglio onnivori che vegetariani”, ma qualcosa di più sottile e clinicamente rilevante: nell’età molto avanzata, la priorità non è l’ideologia alimentare, ma l’adeguatezza nutrizionale.

Per chi supera gli 80 anni, la capacità di mantenere un buon stato nutrizionale, un peso corporeo stabile e un apporto proteico sufficiente può fare la differenza nel percorso verso una longevità estrema.

Fonti:

  • Science DirectVegetarian diet and likelihood of becoming centenarians in Chinese adults aged 80 y or older: a nested case-control study
  • NACDAChinese Longitudinal Healthy Longevity Survey (CLHLS) Series
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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