Perché il nostro corpo chiede carboidrati quando fa freddo? La spiegazione evolutiva

Dr. Maurizio Romano Nutrizionista
Redatto scientificamente da Dr. Maurizio Romano, Dietista, Biologo Della Nutrizione |
A cura di Alessandra Familari

Data articolo – 02 Febbraio, 2026

Una donna in inverno sulla neve mangia carboidrati da un biscotto.

Durante la stagione invernale, e dunque quando fa freddo, molte persone notano un cambiamento nelle proprie abitudini alimentari: aumenta la fame e cresce il desiderio di pane, pasta, patate e altri alimenti ricchi di carboidrati. 

Un comportamento spesso interpretato come una mancanza di autocontrollo, ma che in realtà affonda le radici in meccanismi biologici profondi. 

La scienza spiega infatti che il freddo attiva risposte metaboliche e neuroendocrine ben precise, frutto di un adattamento evolutivo che per millenni ha favorito la sopravvivenza dell’uomo.

Vediamo quali sono i motivi profondi legati a questa esigenza durante il periodo freddo.

Il corpo chiede carboidrati quando fa freddo: la risposta è nello stress

Dal punto di vista fisiologico, l’esposizione a temperature più basse rappresenta uno stress metabolico. Per mantenere la temperatura corporea intorno ai 36–37 °C, l’organismo deve aumentare il dispendio energetico anche a riposo. 

Questo processo, noto come termoregolazione, comporta un consumo costante di energia che si somma a quella necessaria per le normali funzioni vitali.


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In inverno, quindi, il metabolismo basale tende ad aumentare e il corpo “segnala” la necessità di introdurre più calorie. Non si tratta di fame generica, ma di una richiesta mirata a fonti energetiche facilmente disponibili, sfruttate principalmente per la produzione di calore.

Inverno: perché il corpo privilegia i carboidrati

I carboidrati rappresentano il carburante più rapido per rispondere alle esigenze energetiche indotte dal freddo. Una volta ingeriti, vengono trasformati in glucosio, che entra rapidamente nel circolo sanguigno e può essere utilizzato immediatamente da muscoli, cervello e tessuti deputati alla produzione di calore.


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Rispetto ai grassi, che richiedono tempi più lunghi di mobilizzazione, i carboidrati consentono una risposta metabolica più veloce. È per questo che, in condizioni di maggiore richiesta energetica, l’organismo tende a orientare l’appetito verso alimenti amidacei e zuccherini.

Il ruolo del tessuto adiposo bruno nella produzione di calore

Un elemento chiave della risposta al freddo è il tessuto adiposo bruno, una particolare tipologia di grasso metabolicamente attivo. A differenza del grasso bianco, che funge da riserva energetica, il grasso bruno è specializzato nella produzione di calore attraverso un processo chiamato termogenesi non brivido (NST, Non-Shivering Thermogenesis).

Diversi studi hanno dimostrato che l’esposizione al freddo stimola l’attivazione del tessuto adiposo bruno, che utilizza glucosio e lipidi per generare calore. Una ricerca pubblicata sul New England Journal of Medicine ha evidenziato che, negli adulti, il grasso bruno diventa metabolicamente attivo proprio in risposta alle basse temperature, contribuendo in modo significativo al  dispendio energetico complessivo
(https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa0810780).

Cervello, sopravvivenza e desiderio di cibi energetici

Il freddo non agisce solo sul metabolismo periferico, ma coinvolge anche il sistema nervoso centrale. L’ipotalamo, area del cervello deputata alla regolazione della fame e della temperatura corporea, integra le informazioni ambientali e ormonali, modulando l’appetito in base alle necessità dell’organismo.

Quando le temperature scendono, i circuiti cerebrali più antichi, legati alla sopravvivenza, favoriscono la ricerca di alimenti ad alta densità energetica. È una risposta automatica, che precede qualsiasi valutazione razionale o culturale sul cibo.

La spiegazione evolutiva: un vantaggio adattativo

Dal punto di vista evolutivo, l’inverno ha rappresentato per migliaia di anni un periodo critico, caratterizzato da scarsità di risorse e maggiore rischio di mortalità. In questo contesto, sviluppare una preferenza per alimenti ricchi di carboidrati e calorie ha costituito un vantaggio adattativo, permettendo di accumulare energia e mantenere la temperatura corporea.

Questo meccanismo, selezionato nel corso dell’evoluzione, è rimasto sostanzialmente invariato, anche se l’ambiente in cui viviamo oggi è profondamente cambiato.

Un meccanismo antico in un contesto moderno

Nelle società contemporanee, il freddo non coincide più con la scarsità di cibo, e l’accesso costante ad alimenti raffinati può amplificare questo impulso biologico. Comprendere l’origine evolutiva della voglia di carboidrati in inverno non significa giustificare eccessi, ma riconoscere che il corpo risponde a segnali reali e profondi, consolidati nel corso di millenni di evoluzione.

La consapevolezza di questi meccanismi può aiutare a interpretare meglio i cambiamenti dell’appetito stagionale e a gestirli in modo più equilibrato, senza colpevolizzazioni, ma con una maggiore attenzione ai bisogni fisiologici dell’organismo.

 

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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