Vitamine, minerali, proteine in polvere, probiotici: l’integrazione alimentare è entrata stabilmente nella quotidianità di molte persone, spesso come risposta rapida a stanchezza, stress o insoddisfazione fisica.
Ma integrare è davvero sempre necessario? E soprattutto: si sta integrando nel modo giusto?
In questa intervista, la nutrizionista Beatrice Venturi chiarisce cosa significa adottare un approccio consapevole all’integrazione, distinguendo tra bisogni reali, mode del momento e automatismi indotti dal marketing.
Un approfondimento utile per capire quando gli integratori possono rappresentare un supporto mirato e quando, invece, rischiano di essere superflui o controproducenti.
Vediamo ora le risposte della specialista ai questi più cruciali del tema integrazione.
Cosa si intende davvero per “approccio consapevole” all’integrazione, e perché oggi se ne parla sempre di più?
"Parlare di approccio consapevole all’integrazione significa spostare l’attenzione dal prodotto alla persona. Integrare in modo consapevole non vuol dire “aggiungere qualcosa” a prescindere, ma chiedersi se esiste un reale bisogno, in quale contesto e con quali obiettivi.
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Oggi, questo tema, è sempre più centrale perché l’integrazione è diventata una pratica quasi automatica: social media, marketing e modelli estetico-performativi spingono l’idea che ci sia sempre una carenza da colmare o una performance da migliorare.
Questo ha portato a un uso diffuso di integratori anche in assenza di indicazioni. L’approccio consapevole nasce come risposta a questa deriva: un ritorno alla nutrizione come base della salute, alla personalizzazione e alla valutazione critica, piuttosto che all’assunzione indiscriminata."
Qual è la differenza tra integrare in modo corretto e ricorrere al fai-da-te con vitamine e supplementi?
"La differenza sta nel metodo. Integrare correttamente significa partire da una valutazione dello stato nutrizionale, dello stile di vita, dell’alimentazione, di eventuali condizioni cliniche e, quando necessario, da dati oggettivi come esami ematochimici.
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Il fai-da-te, al contrario, si basa spesso su informazioni parziali, consigli non qualificati o mode del momento. Vitamine e minerali non sono sostanze “innocue”: dosaggi errati, assunzioni prolungate o combinazioni inappropriate possono risultare inefficaci o dannose.
Integrare in modo corretto significa anche sapere quando non integrare. Il professionista sanitario utilizza l’integratore come strumento mirato, temporaneo e inserito in un percorso nutrizionale più ampio, non come soluzione standardizzata."
In quali situazioni l’integrazione può essere davvero utile, e quando invece rischia di essere inutile o persino dannosa?
"L’integrazione può essere utile quando risponde a un bisogno specifico e valutato. Alcuni esempi sono le carenze documentate, gli aumentati fabbisogni fisiologici (come gravidanza, allattamento o menopausa), regimi alimentari particolari come la dieta vegetariana o vegana, oppure specifiche condizioni cliniche.
Anche in presenza di problematiche gastrointestinali, dopo un’attenta valutazione, l’utilizzo mirato di determinati ceppi probiotici o di enzimi digestivi può rappresentare un valido supporto. In tutti questi casi l’integratore ha una funzione precisa e temporanea.
Diventa invece inutile quando viene assunto “per prevenzione” senza indicazioni reali, o per compensare un’alimentazione povera e sbilanciata.
Può risultare dannoso se usato in eccesso, per lunghi periodi o senza considerare interazioni e dosaggi. L’integrazione efficace è sempre contestualizzata, mai automatica."
Perché gli integratori - sia di micronutrienti che di proteine - non dovrebbero mai sostituire una dieta equilibrata o uno stile di vita sano?
"Gli integratori non possono sostituire la complessità di una dieta equilibrata né gli effetti sistemici di uno stile di vita sano. Il cibo non fornisce solo nutrienti, ma anche fibre, composti bioattivi e interazioni metaboliche fondamentali per la salute.
Lo stesso vale per le proteine: il “beverone proteico” può essere utile in contesti specifici, ma non rimpiazza un pasto strutturato né educa a una corretta relazione con il cibo.
Diverso è il caso in cui, dopo aver valutato le reali necessità del soggetto, si decida di integrare con aminoacidi specifici o con creatina, ad esempio in ambito sportivo o clinico. In questi casi l’integratore è uno strumento mirato, non un sostituto. Senza basi solide – alimentazione, movimento, sonno e gestione dello stress – l’integrazione perde gran parte della sua efficacia."
Quali sono gli errori più comuni che vede nella gestione quotidiana degli integratori?
"L’errore più comune è pensare che “tanto un integratore non fa male”: al massimo, si crede, non farà nulla. In realtà questo approccio può tradursi in una spesa inutile e, in alcuni casi, anche in un rischio per la salute.
Sono frequenti l’assunzione contemporanea di più prodotti senza una logica precisa, il sovradosaggio di micronutrienti, l’uso prolungato senza rivalutazioni e la scarsa attenzione alle interazioni.
Spesso l’integratore viene vissuto come una scorciatoia per compensare abitudini alimentari scorrette, anziché come uno strumento da usare con criterio. Questo riflette una visione semplificata della nutrizione, che non tiene conto della complessità dei meccanismi biologici."
Conta anche il modo in cui si assumono gli integratori (tempi, combinazioni, durata)?
"Sì, conta moltissimo. Il momento di assunzione può influenzare l’assorbimento e la tollerabilità di molti nutrienti: alcune vitamine sono liposolubili e necessitano della presenza di grassi, mentre alcuni minerali possono competere tra loro riducendo la biodisponibilità.
Anche le combinazioni e la durata dell’integrazione sono aspetti fondamentali. Un integratore dovrebbe avere un obiettivo chiaro, un tempo definito e, se necessario, una rivalutazione.
L’idea di assumere integratori “a tempo indeterminato” come forma di prevenzione è spesso infondata. Un utilizzo corretto richiede conoscenze specifiche e personalizzazione, ed è uno dei motivi per cui l’autogestione risulta frequentemente inefficace."
Che consiglio darebbe a chi vuole prendersi cura della propria salute senza cadere nell’eccesso o negli errori legati all’integrazione?
"Il primo consiglio è rimettere il cibo al centro. Una dieta varia, adeguata e personalizzata resta lo strumento principale di prevenzione e salute. Il secondo è diffidare delle soluzioni universali: ciò che “va bene per tutti” in nutrizione raramente funziona davvero.
Il terzo è affidarsi a professionisti qualificati, capaci di valutare quando l’integrazione è utile e quando non lo è. Infine, è importante sviluppare uno sguardo critico: chiedersi sempre perché si sta assumendo un integratore, con quale obiettivo e per quanto tempo. La salute non si costruisce sommando prodotti, ma facendo scelte coerenti, informate e sostenibili nel tempo."
Integrazione: tornare alla consapevolezza
Dall’intervista all'esperta l’integrazione non si mostra come una scorciatoia, né come una garanzia di salute. Essa incarna uno strumento utile solo se inserita in un percorso personalizzato, fondato su alimentazione equilibrata, stile di vita sano e valutazioni professionali.
Assumere integratori senza una reale indicazione significa spesso inseguire promesse semplificate, perdendo di vista la complessità del corpo umano.
Pertanto, la vera esigenza, é quella di tornare a un approccio critico e informato, un approccio consapevole che rimetta al centro il cibo e le scelte quotidiane, è oggi uno dei passi più importanti per prendersi cura di sé in modo efficace.