“Vivevo in funzione della vitiligine, ma ora sono rinata”: la storia di Fabiana Scaffidi

Mattia Zamboni | Seo Content Specialist

Ultimo aggiornamento – 26 Giugno, 2024

Due mani che si stringono a vicenda, una ha la vitiligine

La vitiligine può avere impatti profondi non solo a livello fisico, ma anche psicologico: come si affronta il percorso legato a questa condizione?

Ne abbiamo parlato con Fabiana Scaffidi, avvocata di 27 anni che convive da dieci anni con la vitiligine – e che, tramite il suo profilo Instagram @fabi_3shh, cerca di sensibilizzare su tale tema.

“Nel mio piccolo – dice – provo ad aiutare chi ancora non è riuscito ad accettarsi nel proprio corpo a piacersi così com’è e a far conoscere la vitiligine a chi non sappia cosa sia.”

Ecco le domande che le abbiamo posto.

Prima di aver ricevuto la diagnosi di vitiligine, ne avevi mai sentito parlare?

No, non avevo idea di cosa fosse la  vitiligine . Non mi era capitato di sentirne parlare né di conoscere persone che ne fossero affette.

Ho preso conoscenza e consapevolezza di questa particolarità della pelle solo nel momento in cui mi è stata diagnosticata; infatti, in passato, non si parlava affatto della vitiligine e molto spesso chi ne soffriva copriva le macchie bianche e se ne vergognava.

Ancora oggi molte persone con questa condizione vengono derise e giudicate e questo le porta a chiudersi in se stesse e a soffrirne, soprattutto psicologicamente. 

Io stessa, inizialmente, pensavo potesse essere contagiosa perché non sapevo nulla al riguardo. Ho iniziato a vedere le prime modelle con vitiligine e le prime campagne pubblicitarie di prodotti dedicati alla vitiligine (tipo creme solari) solo negli ultimi anni.

Ho anche scoperto che diverse persone famose hanno la vitiligine, ma loro stesse la nascondono e non sensibilizzano.

Credo che sia fondamentale fare informazione e parlare della vitiligine, anche perché in Italia più di 300.000 persone ne soffrono.

Raccontaci il tuo percorso di diagnosi

Ho scoperto di avere la vitiligine all’età di 14 anni, fu la mia estetista a notare una piccola macchia bianca tonda accanto alle labbra.

Inizialmente pensai che fosse un fungo, ma mi sbagliavo: il dermatologo analizzò la mia pelle con una lampada blu (cd. di Wood) e mi diagnosticò la vitiligine.

Mi disse subito che non esisteva una cura specifica e che non si conoscevano le cause scatenanti. In piena età adolescenziale, per me non fu affatto semplice scoprire di avere la vitiligine.

Avevo paura di come sarebbe potuto diventare il mio corpo, iniziai allora a fare una cura con delle creme a base di cortisone con la speranza di ottenere dei risultati e di bloccare la malattia.

Ma, con l’arrivo dell’estate, mi resi conto che la mia pelle si stava trasformando: avevo altre macchie sulle labbra, una in fronte, alcune sulle mani, qualcuna nelle parti intime e anche sotto le ascelle. Insomma la vitiligine stava continuando ad espandersi.

Negli anni successivi viaggiai per tutta l’Italia alla ricerca di una cura, di uno specialista che mi potesse aiutare e provai diversi farmaci: creme, lampade, pillole, integratori.

La mia pelle, però, era macchiata e rimaneva tale, ma io non mi accettavo e mi vergognavo di mostrarmi al naturale e di scendere al mare senza il trucco.  

La diagnosi di vitiligine ha influenzato la tua autostima e la percezione di te stessa?

Si, i primi anni la mia autostima era molto bassa: gli sguardi indiscreti delle persone non mi aiutavano.

I miei coetanei mi prendevano in giro, mi truccavo molto per nascondere le macchie e per sentirmi “normale” e carina.

Prima di andare al mare mettevo il fondotinta sul viso, sulle mani e sulle altre parti del corpo ed evitavo di fare il bagno per paura che il trucco andasse via.

Spesso tenevo le mani in tasca per non farle vedere o cercavo di prendere il sole nelle ore più calde – per paura di bruciarmi la pelle.

Insomma, vivevo in funzione della vitiligine e del giudizio delle persone.

Nel tempo però è cambiato tutto o, meglio, io sono cambiata. A 18 anni, quando mi sono iscritta all’università ho iniziato a dare meno peso alla vitiligine e ho smesso di cercare una cura inesistente.

Basta trucco pesante, basta problemi sul “chissà cosa pensano le persone quando mi vedono”, basta nascondersi.

La mia autostima oggi è alle stelle anche grazie alla vitiligine . Adesso ogni volta che mi guardo allo specchio, ogni volta che tocco le mie macchiette leopardate, penso di essere bella e so di essere unica.

Se potessi parlare con la te stessa all'inizio del tuo percorso con la vitiligine, cosa le diresti?

Il tuo corpo è perfetto così. Non avere paura di mostrarti al naturale e parla con le persone, spiega loro cos’è la vitiligine e di loro che non è contagiosa.

Se sarai tu a mostrarti tranquilla e sicura, tutto sarà più semplice. Non avrai paura e nessuno potrà farti sentire difettosa. Sei un leopardo dentro e fuori.”

Che consiglio daresti a qualcuno che ha appena scoperto di avere la vitiligine?

In questa società che ci impone canoni di bellezza stereotipati, modelli “perfetti” da seguire, ricorda che tu puoi differenziarti nella tua unicità.

Non lasciare mai che gli sguardi della gente condizionino la tua vita ed il tuo modo di essere. Non chiuderti in te stesso e non limitare mai le tue scelte.

Fai come me: dona una forma alla tua macchie, costruisci la tua dimensione e fai della vitiligine il tuo punto di forza! Vedrai, vivrai benissimo.

Mattia Zamboni | Seo Content Specialist
Scritto da Mattia Zamboni | Seo Content Specialist

Ho conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione con un particolare focus sullo storytelling. Con quasi un decennio di esperienza nel campo del giornalismo, oggi mi occupo della creazione di contenuti editoriali che abbracciano diverse tematiche, tra cui salute, benessere, sessualità, mondo pet, alimentazione, psicologia, cura della persona e genitorialità.

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